Ottica di Euclide

Alfonso Maria Liquori

Questo libro di Francesca Incardona mi sembra eccellente sia per lo stile che per il rigore, non solo concettuale ma anche filologico.
La sua lettura conduce a varie considerazioni.
La diffusione della cultura del nostro Paese incontra notevoli (e forse crescenti) difficoltà a causa di un'egemonia della cultura umanistica (o pseudo-umanistica). Ciò rappresenta un serio handicap, per gli studenti delle nostre scuole come per il cittadino medio, per comprendere e partecipare all'evoluzione spettacolare della scienza e della tecnologia cui stiamo assistendo e che nessuna ideologia antiscientifica potrà arrestare.
D'altra parte, come ho avuto modo di affermare in più occasioni, una autentica cultura scientifica non può fare a meno di una cultura umanistica di base, onde evitare la formazione di "savant betes". Ho spesso osservato nella mia lunga esperienza di docente universitario che studenti di facoltà scientifiche provenienti dal liceo classico, talvolta in difficoltà nei primi anni di corso, spesso prevalgono sulla distanza su quelli provenienti da licei scientifici o da scuole professionali. Non si tratta ovviamente di una regola generale, come sarebbe facile dimostrare. Ritengo però che lo studio del latino e del greco antico possano fornire una solida base culturale, perfettamente integrabile più tardi con un biennio di fisica e matematica (che incidentalmente dovrebbe essere equivalente per tutti i corsi di laurea scientifici).
Francesca Incardona si è laureata brillantemente in Fisica. Sotto il banco coltivava allo stesso tempo i suoi profondi interessi per la scienza dei greci e nel suo libro ne illustra la metodologia. A proposito dell'Ottica di Euclide mostra senza difficoltà che il cosiddetto "errore di Euclide" (i raggi visuali partirebbero dagli occhi dell'osservatore) è alla base della moderna prospettiva. La teoria di Euclide è matematicamente corretta e perciò funziona, afferma giustamente Francesca Incardona. Non credo, aggiungerei, che Euclide non si rendesse conto che un osservatore al buio non vede nulla. Ciò era però irrilevante per un geometra dotato di una capacità di astrazione che è forse all'origine della potente metodologia che i Greci ci hanno tramandato. Mi sembra perciò ingenuo cercare di contestarli sulla base dello spettacolare accumulo di risultati teorici e sperimentali degli ultimi due millenni.
E' necessario perciò un gusto umanistico e filosofico, e non un atteggiamento soltanto empirico, per apprezzare il messaggio dei Greci antichi nella scienza come nell'arte e nell'architettura, che il Rinascimento italiano ha raccolto ed elaborato.
Mi sembrano infine di notevole interesse le considerazioni di Francesca Incardona sull'intuizione di Euclide in merito al principio della relatività galileiana del moto uniforme. Lo stesso Galilei fece gli esperimenti su di una nave in moto quasi uniforme per convincere i suoi amici veneziani scettici e non per cercare la prova di un principio assiomatico per nulla intuitivo.
Vorrei concludere con un'affermazione del premio Nobel Francis Crick: "La principale funzione del sistema visuale è quella di costruire una rappresentazione all'interno della nostra testa di oggetti del mondo esterni a noi. Ciò ha a che fare con i complessi segnali che raggiungono la retina dei nostri occhi (...) E' una sorpresa apprendere che per costruire la nostra vivida rappresentazione mentale del mondo esterno, il cervello si deve impegnare in molte complesse attività, talvolta chiamate computazioni, delle quali uno è quasi completamente ignaro."