Secolo d’Italia, domenica 18 dicembre 2005

I giudizi taglienti di Agassi

Giancristiano Desiderio

Joseph Agassi è un allievo di Karl Popper. Di Renzo Editore ha pubblicato una bella conversazione: “La filosofia e l’individuo”. Il filosofo israeliano ripercorre la sua vita e la sua formazione, le tappe più importanti della sua carriera di uomo e di filosofo. Ricostruisce il suo incontro con Popper e il suo rapporto, prima di allievo e poi anche di critico. Ma Agassi tiene fermo un punto: Popper è un riferimento imprescindibile della filosofia del nostro tempo e della filosofia della scienza. Cosa, questa, che non tutti fanno. E Agassi lo denuncia.
Il filosofo fa un esempio molto calzante per mostrare l'importanza di Popper. Newton è stato un grande scienziato, forse il maggiore di sempre (anche se ogni assolutizzazione lascia il tempo che trova. Eppure, dice Agassi, la sua teoria è sbagliata: “Affermare da un lato che egli è un grande scienziato e dall’altro ammettere che la sua teoria è errata può suonare un po’ strano. Eppure, questo pensiero è forse la novità più importante introdotta da Popper”.
Popper ai suoi amici diceva: “Se tu hai ragione, allora io sono in errore”.
Oppure: “Trovo molto interessante ciò che dici, ma non credo che sia vero”.
Aggiunge Agassi: “Gli scienziati non amano parlare in questo modo e il risultato è che possiedono una filosofia della scienza assai primitiva e banale”. E i filosofi? Sono più sinceri e corretti degli scienziati?
Quanto ai filosofi, dice Agassi, “credo abbiano un solo, piccolo problema: come porsi nei confronti di Popper. In realtà è un problema mal posto, perché ciò che conta non è lo status di Popper, ma le sue idee. E i filosofi della scienza non potranno progredire fino a quando non prenderanno sul serio il suo pensiero”. Per chi batte invece il cuore dei filosofi della scienza secondo Agassi? Per Wittgenstein. E sbagliano. Perché?
Perché “Wittgenstein sapeva poco di scienza e ciò che ha detto non ha alcun valore; non conosceva molto neanche la logica”. Il giudizio di Agassi è senza appello. Ma riesce ad essere anche più drastico quando dice: “Nel XX secolo sono stati pochi coloro che hanno offerto un contributo duraturo alla filosofia. Tra questi, cito Bertrand Russel, Karl Popper, Willard Van Orman Quine e Mario Bunge. Tutti gli altri sono dimenticati e nessuno sa indicare quali siano stati i loro contributi importanti”. Francamente, il giudizio di Agassi è inaccettabile. Se lo sentisse Popper forse lo inviterebbe ad essere un po’ più cauto. In fondo, il suo giudizio è pur sempre quello di un uomo, di un dotto ignorante, e come tale è sottoposto al principio cardine della filosofia di Popper: la fallibilità. Gli uomini si sbagliano.
Agassi, però, dice anche delle altre cose interessanti. A proposito dell¹affermazione di questo o quel filsofo. Dice: “Come fanno i filosofi a decidere quali siano le idee dei contemporanei che vanno prese in considerazione? È singolare che molti filosofi diventino famosi perché sono professori in importanti università e sono sponsorizzati da noti scienziati.
Ma subito dopo la loro morte vengono dimenticati perché non hanno scritto nulla che sia degno di citazione”. Speriamo che ad Agassi sorrida un destino migliore dei tanti suoi colleghi passati in men che non si dica dalla fama all’oblio.