Rassegna Libraria n. 5, 2005

Amichai, poeta della pace

Non è un caso che Yitzhak Rabin, ricevendo il Premio Nobel per la pace, abbia scelto di leggere una poesia di Yehuda Amichai, poeta israeliano che ha rappresentato una voce conciliante in un clima di odio, che persegue la pace e il compromesso, senza mai scadere in frasi fatte o prive di senso.
A pochi giorni dalla recente scomparsa, esce in Italia Ogni uomo nasce poeta (collana I Dialoghi, Di Renzo Editore), breve testo in cui il poeta si racconta, dall’infanzia a Würzburg all’emigrazione in Palestina, prima che la grande violenza dell’Olocausto potesse abbattersi sulla sua famiglia, fino alle esperienze di guerra e alle sue affermazioni di pace. Tutti temi che riempiono le sue liriche, attraverso le quali cerca di comprendere il destino dell’uomo e il suo legame con Dio, individuando nell’unione e nell’amicizia l’unica ancora di salvezza. “Il fatto è che vi sono molte cose che non riesco a capire,” scrive Amichai, “per le quali desidererei tanto avere delle risposte, e solo stupidi burocrati e stupidi scienziati possono pensare di conoscere la Verità.” È stato forse questo suo modo di sentire e la sua capacità di trasporlo nelle proprie poesie a farne il poeta più amato della sua terra.
Amichai era presente alla cerimonia che premiò Rabin, Peres e Arafat per gli sforzi compiuti per il processo di pace in Palestina. Come scrive nella prefazione al libro Avraham Yehoshua, amico fraterno di Amichai, “la lirica di questo poeta ha predisposto i cuori degli israeliani alla pace e alle concessioni ai palestinesi.”