Premessa a "Idee fuori dal coro"

Dario Antiseri

(Di Renzo Editore)

Questo libro riproduce solo in parte tutta una serie di colloqui tra Sante Di Renzo e me - colloqui che hanno avuto luogo presso il Centro di metodologia delle scienze sociali della Luiss “Guido Carli” nei mesi di marzo e aprile 2004. Gli argomenti di volta in volta affrontati hanno riguardato temi come la concezione fallibilista della scienza, l’idea di razionalità, le ragioni della libertà, il rapporto ragione-fede, la competizione come la più alta forma di collaborazione. Di Renzo, tuttavia, con tenace determinazione ha voluto, in più d’un caso, portare il discorso anche su questioni di attualità inserite nell’orizzonte dei presupposti teorici in precedenza delineati. E così si è parlato del pluralismo nel sistema dell’informazione, della funzione (se c’è) di un servizio pubblico radiotelevisivo, della televisione e i bambini, del buono-scuola, delle scuole ad “orientamento confessionale”, della situazione dei partiti in Italia e del sistema elettorale, delle proposte di riforma dell’Università, della polemica “italiana” sul Platone totalitario di Popper. In ogni caso, si è creduto opportuno ridurre al minimo, nel volume, le pagine dedicate ai problemi di attualità per concentrarsi su quelli maggiormente impegnativi dalla prospettiva teorica e che danno il senso al titolo del lavoro: Idee fuori dal coro. E l’esigenza di essere fedeli alle idee di autori solo richiamate a memoria nel corso delle conversazioni ha indotto Di Renzo e me ad introdurre, nella versione del testo sbobinato, alcune brevi citazioni tratte dagli scritti degli autori cui si era fatto riferimento.
Dunque: Idee fuori dal coro. Ma: perché e in che senso? Semplicemente per la ragione che nella mia vita mi sono visto nella percezione di colleghi, e anche di amici, come una persona quasi sempre cordialmente scomoda. Cattolico, ma dichiaratamente dalla parte di Pascal e di Kierkegaard; liberale, ma non libertario; laico, ma non laicista; a favore della logica dei problemi e non degli schieramenti, ho trovato e trovo difficoltà ad intrupparmi in processioni partitiche. Più precisamente: fallibilista nella concezione della scienza e della filosofia, se in metaetica essere relativisti equivale all’impossibilità di fondare razionalmente in maniera ultima e definita le proprie scelte etiche, io mi dichiaro relativista. Se essere fideisti equivale a dire che la scelta di fede (compresa quella atea) non è l’esito di argomentazioni metafisiche quanto piuttosto il risultato di un’opzione radicale, io mi considero fideista. Se per nichilismo si dovesse intendere l’impossibilità a parte hominis di costruire un senso assoluto della vita, se nichilismo, in altri termini, stesse a significare un nihil di senso assoluto costruito con mani umane, io mi dichiaro nichilista. Se “pensiero debole” equivale alla riconquista razionale della contingenza umana, io mi schiero a difesa del pensiero debole. Pertanto: fallibilista, relativista, fideista, nichilista e difensore della forza del pensiero debole. Dunque: ce n’è abbastanza per sentirsi davvero “fuori dal coro”.