L’incontro, n. 14, settembre 2005, pag. 6

E dopo la teoria di Einstein?

È stato da poco ristampato un buon libretto che affronta un particolare aspetto di quella che è la relatività dopo Einstein e cioè la teoria degli universi ipersferici. (Giuseppe Arcidiacono, La relatività dopo Einstein, Di Renzo Editore).
È un tentativo che l’autore segue da diversi anni, partendo dalla teoria degli universi di Luigi Fantappié, una teoria basata sul gruppo di Fantappié (il gruppo «proiettivo» di Fantappié).
In tal modo, secondo l’autore, si trova una legge di addizione delle durate simile a quella di addizione delle velocità della relatività ristretta di Einstein, e quindi si trova anche una durata limite, che a prima vista può sembrare enigmatica, è legata al fatto che nella geometria non euclidica ogni punto sta sempre a distanza infinita dai punti dell’assoluto (che si presentano, questi ultimi, come singolarità iniziale, finale).
Il gruppo di Fantappié fornisce anche la legge di espansione (o, viceversa, di collasso) dell’Universo e lo spostamento verso il rosso con in più la possibilità di velocità superiori a quelle della luce è costante e non può essere superata solo localmente; ma le velocità di recessione delle galassie sfuggono a tale limite perché esse sono praticamente in quiete in uno spazio che si espande con velocità che può essere iper-c. Quindi è possibile che alle grandi distanze esistano oggetti, come le quasar, che si allontanano da noi a velocità iper-c).
Infine, secondo l’autore la relatività proiettava cioè il gruppo di Fantappié permette anche di superare la contraddizione che sembra esistere tra distanza di una quasar, ricavata dalla velocità di fuga, e dimensioni dell’Universo al tempo in cui la quasar ha emesso la luce che oggi percepiamo.
Ovviamente uno può essere d’accordo o non con l’autore, ma, comunque, è un testo che vale la pena di leggere.