Il Piccolo, venerdì 22 dicembre 2000

Paolo Budinich, L'arcipelago delle meraviglie

Nel libro «L’arcipelago delle meraviglie» ripercorre la sua vita

dall’infanzia alla fondazione del Centro di fisica teorica

Pietro Spirito

Uomo di frontiera, navigatore, ex sommergibilista, soprattutto scienziato. Ha fondato la Scuola internazionale maggiore di studi avanzati, ha contribuito alla fondazione del Centro di fisica teorica di Miramare, ha ideato e portato avanti l’Immaginario scientifico. Quando si farà la storia della scienza a Trieste si dovrà dedicare a Paolo Budinich un lungo capitolo. E non solo per i suoi meriti scientifici, ma per la sua intera vicenda biografica, l’avventura di un uomo che ha vissuto nella scienza con la stessa passione e umiltà con cui ha vissuto sul mare. Non a caso «avventure di mare e di scienza» è i sottotitolo dell’autobiografia di Budinich, «L’arcipelago delle meraviglie» (Di Renzo Editore, pagg 123), dove lo scienziato ripercorre la sua storia a partire dalla natia Lussino, isola del Quarnero che gli ha messo il mare nel sangue.
Nel libro l’autore racconta l’infanzia in una famiglia di antichi e blasonati navigatori, i primi studi e le prime avventure tra le isole quarnerine, la guerra e le battaglie prima sui sommergibili, poi sugli aeroplani come osservatore (gli fu conferita la medaglia di bronzo al valor militare), la prigionia in America, il ritorno a Trieste e sugli amati studi, in particolare sulla fisica teorica dei raggi cosmici. Poi, negli anni Cinquanta, l’inizio di un’altra grande sfida: «Trieste - scrive Budinich - era ancora una malata grave, sofferente per un confine di stato - allora la cortina di ferro - troppo vicino l’Università era forse una delle poche possibili medicine, ma era appena nata. Io mi resi immediatamente conto che (…) dovevo anche dare».
Nella rete di amicizie e contatti con i più grandi scienziati del mondo (da Wolfgang Pauli a Werner Heisenberg a Oppenheimer) Budinich riuscì a tessere la trama che preparava il campo alla fondazione dell’Istituto di fisica teorica: prima calamita ad attrarre a Trieste il fior fiore della scienza mondiale, e primo nucleo di quel Sistema Trieste che oggi comprende un reticolo di iniziative di altissimo livello, alle quali forse non si presta sempre la pubblica attenzione che si meritano.
Ma il libro di Budinich - tra l’altro di piacevole lettura, infarcito com’è di aneddoti divertenti e curiosi - non è solo la testimonianza di una vita intensa e proficua ma la dimostrazione che anche da queste parti, quando si vuole si può. Se oggi Trieste è uno dei maggiori centri internazionali di studi e ricerche scientifiche, ciò si deve certamente al suo «genius loci».
La garbata ironia con cui Budinich ci racconta le sue avventure di mare e di scienza, trattando le teorie sull’infinito - dai raggi cosmici all’elettrodinamica quantistica, dalla simmetria conforme alla geometria spinoriale - con la stessa immediatezza con cui parla di un scampagnata tra le isole del Quarnero, ci dice a quanta antica e profonda cultura, a quanta tradizione esplorativa si può attingere per realizzare qualcosa di importante, a dispetto di piccole beghe e baruffe da pollaio. Fondare l’Ictp non è stato facile, ma la volontà di persone che , come Budinich, amano vivere la vita come continua avventura, ha prevalso su ogni interesse particolare. «L’arcipelago delle meraviglie» non è solo un’autobiografia, ma un esempio da tener sempre presente quando si pensa che a Trieste «non se pol».