Il Nuovo Saggiatore, vol. 17 del 2001, no. 3-4, pag. 67

L’arcipelago delle meraviglie

F. Bassani

(P. Budinich, L'arcipelago delle meraviglie, Di Renzo Editore, Roma)

In Fisica, e non solo in fisica, esistono molti personaggi che, oltre a contribuire al proprio campo di ricerca con i loro risultati scientifici, formano una scuola di allievi che seguono le loro orme nelle problematiche e nelle metodologie. Tra i più noti citiamo Heisenberg, Bohr, Landau e Fermi. Pochi altri riescono anche a creare nuove istituzioni per la ricerca, motivati da esigenze non solo scientifiche ma sociali e politiche in senso lato. Uno di questi rari personaggi è Paolo Budinich a cui deve la sua esistenza il “Sistema Trieste”: Centro Internazionale di Fisica Teorica delle nazioni Unite (ICTP), Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati (SISSA), Accademia delle Scienze del Terzo Mondo (TWAS), e per induzione il Laboratorio di Luce di Sincrotone “Elettra”, l’Area di Ricerca e altre più specifiche Istituzioni tra le quali il Laboratorio “Immagimaire Scientifique”, che si spera possa evolvere in un vero e proprio Museo della Scienza.
Come sia stato possibile realizzare tutto ciò è narrato in questo libro, che è sostanzialmente un’autobiografia. Lo stile asciutto e schematico, priva di qualsiasi forma di enfasi, è tipico del modo di esprimersi dell’autore. Dal racconto semplice e distaccato, con qualche vena di ironia, traspare tuttavia la personalità di Budinich, il suo amore per la scienza, la sua passione civile, la sua profonda umanità e una grande bontà d’animo.
L’inizio è in una delle “isole di sasso che gli ulivi fan d’argento”, l’isola di Lussino, che ha cambiato quattro volte lo Stato di appartenenza dal 1916, quando Paolo Budinich vi nasce in una famiglia di Capitani di mare della Serenissima. Di loro egli continua le tradizioni d’imprese e d’avventure nel mare e tra i libri.
Prima impresa è l’ingresso alla Scuola Normale di Pisa quale alunno del secondo anno di Fisica, materia scelta perché considerata la più vicina alla Filosofia per la quale aveva una predilezione. Alla Scuola Normale nascono amicizie che durano tutta la vita, in particolare con Antonio Borsellino, che lo spronerà a riprendere gli studi di Fisica e a intraprendere la carriera accademica al ritorno dalla prigionia nel 1945, dopo sette anni di servizio militare, con un lungo periodo di guerra nei sommergibili e nell’aviazione di marina.
È da segnalare che, durante un periodo di relativa calma sull’incrociatore “Eugenio di Savoia”, tiene un corso di Meccanica Razionale ad alcuni marinai, e rimane ammirato dalla loro capacità di apprendere e di entusiasmarsi, traendo malinconiche considerazioni sullo spreco di talenti nel nostro paese. Ammirevole è anche il suo impegno nell’aiutare due compagni di prigionia, malati di depressione, che invano cercherà dopo il ritorno. In questi episodi già si delinea lo spirito di altruismo e generosità che lo spingeranno poi ad intraprendere con straordinaria tenacia le iniziative scientifiche che hanno cambiato il volto della città di Trieste.
La guida di Dalla Porta, che lo inizia alla teoria dei Raggi Cosmici, e i periodi a Gottinga con Heisenberg e a Zurigo con Pauli, dei quali vengono riportati gustosi aneddoti, segnano la sua definitiva adesione ad una visione della Fisica Teorica tanto strettamente legata alla Matematica da trarre da essa ispirazione per nuovi risultati e nuovi concetti. Al suo ritorno a Trieste nasce il sogno di fare della città un polo di attrazione internazionale per i fisici di tutto il mondo e di crearvi una Scuola per i paesi in via di sviluppo non ancora dotati di propri centri di ricerca.
Le vicende che hanno condotto alla realizzazione di tale utopia sono descritte con ricordi personali e informazioni inedite. Il libro è appassionante e lo si legge tutto di un fiato. Si racconta delle amicizie che era opportuno coltivare, dell’esigenza di attendere circostanze favorevoli per superare l’opposizione delle nazioni più influenti dell’ONU, che già avevano i loro affermati centri di ricerca e non vedevano le necessità di crearne uno nuovo dalle prospettive incerte. Si descrive come tali difficoltà vengono superate e come nasce l’ICTP, grazie anche al fatto che, come gli aveva scritto l’amico Borsellino, “quando ti ci metti sei un carro armato”. Determinante è l’incontro e il sodalizio con Abdus Salam, delegato del Pakistan all’UNESCO, che poi diviene direttore a vita dell’ICTP. A Trieste Salam ottiene il premio Nobel per l’unificazione delle forze deboli ed elettromagnetiche e la previsione delle particelle W e Z°, in seguito rilevate da Carlo Rubbia. Si descrivono anche le loro discussioni religiose e il comune impegno per convincere a continuare il loro appoggio al Centro per la Biologia Molecolare, che sembrava destinato a bruxelles e invece per l’azione coordinata dell’ambasciatore Sergio Romano e di Budinich e Salam venne destinato a Trieste e associato all’ICTP, con risultati scientifici di grande valore.
Il libro contiene un capitolo finale dedicato alle prospettive della ricerca attuale, in cui l’autore è impegnato, nella linea indicata da Dirac quando da risultati puramente matematici aveva previsto l’esistenza dell’antimateria. In particolare viene descritta la simmetria conforme, che consente di eliminare tutti gli infiniti e possibilmente i problemi che da essi nascono. È un ritorno alle motivazioni iniziali quando Budinich vedeva la Fisica molto vicina alla Filosofia. Così con un’immagine marinara si chiude il libro: un invito a vedere nella Scienza l’arcipelago delle meraviglie, difficile da penetrare con la propria barca, ma ricco di novità e di bellezze.