ilSole-24Ore, domenica 26 giugno 2005

Chi ha paura di Darwin?

Gilberto Corbellini

(Francisco Ayala, “Le ragioni dell’evoluzione”, Di Renzo Editore, 2005)

“Questa rivista contiene materiali sull’evoluzione. L’evoluzione per selezione naturale è una teoria, non un fatto. Questi materiali devono esser letti con mente aperta, attentamente studiati e criticamente considerati”. È il provocatorio avvertimento stampato sulla copertina di “Nature” del 28 aprile scorso, che presenta un’inchiesta sull’ondata di rigurgiti creazionisti che sta colpendo gli Stati Uniti. Dove un montante fondamentalismo religioso, assecondato dalla strategia populista e relativista dei neoconservatori, cerca di contenere l’impatto culturale degli studi evoluzionistici. L’evoluzionismo sotto l’attacco delle religioni? Non c’è da meravigliarsi. Basta leggere quello che dice anche Papa Benedetto XVI, su e contro l’evoluzionismo.
La scuola italiana, intanto, aspetta un decreto del ministro Moratti, che dia seguito alle conclusioni della commissione di saggi presieduta dalla Levi Montalcini, circa la necessità di modificare la legge di riforma, reintroducendo l’insegnamento della teoria darwiniana dell’evoluzione. In risposta alle battaglie fondamentaliste dei neo e teocon prolifera la bibliografia in italiano degli studi sull’evoluzionismo, che si arricchisce di alcuni utili testi. Destinati a entrare nel repertorio criticamente organizzato da Paolo Coccia e ora disponibile anche su cd-rom: Eversince Darwin.
Sono sicuramente più numerosi di quanto pensa l’editore Di Renzo i biologi che sanno “parlare di evoluzione in maniera persuasiva”, “senza indulgere in sofismi” e “inutili rigidità”. Ma Francisco Ayala è indiscutibilmente l’erede e il rappresentante più autorevole della tradizione delle genetica evoluzionistica fondata negli Usa dal grande Theodosius Dobzansky. In questo libro Ayala riconosce come i suoi recenti interessi per le origini della malaria grave nacquero per cercare di confutare l’ipotesi dell’amico Mario Coluzzi sull’origine moderna di Plasmodium falciparum. E come proprio le sue ricerche abbiano rafforzato la tesi di Coluzzi, che colloca l’inizio della diffusione di falciparum in Africa tra 7 e 5mila anni fa. Coluzzi ha mostrato sulle basi di studi citogenetici e molecolari che il processo di selezione di P. falciparum ha sfruttato una serie di straordinarie opportunità ecologiche associate alla diffusione dell’agricoltura in Africa, e in particolar modo la concomitante selezione di una zanzara, Anopheles gambiae, che punge esclusivamente l’uomo e che garantisce tassi di trasmissione talmente elevati che il parassita può permettersi di rimanere altamente patogeno e mortale. [...]