Il Sole-24Ore, domenica 18 dicembre 2005, pag. 34

Nonostante gli attacchi, il darwinismo produce ancora storie affascinanti. Oltre che vere

Nell’occhio dell’evoluzione

Gilberto Corbellini

Sull'onda delle recenti controversie politico-culturali c’è stata, anche in Italia, un’esplosione editoriale sui temi dell'evoluzionismo e del darwinismo. Per farsi un'idea dei fondamenti epistemologici della biologia evoluzionistica si può partire dall'ultimo libro di Ernst Mayr, il più influente biologo evoluzionista del Novecento, scomparso alcuni mesi fa dopo un secolo di vita. Non è il miglior libro di Mayr. Ma espone sinteticamente i concetti chiave della teoria sintetica dell’evoluzione biologica, o neodarwinismo. Diverse altre sue opere, più sistematiche ed esplicative, sono tradotte in italiano.
A seconda dei gusti si possono approfondire diversi argomenti. Si può leggere il saggio di Biondi e Rickards, che illustra l’evoluzione delle conoscenze e dei metodi che consentono all'antropologia, grazie agli studi di genetica molecolare, di passare a occuparsi non più di tutto quello che abbiamo in comune con gli altri primati, soprattutto gli scimpanzé, ma di studiare che cosa ci differenzia. Cioè, quali sono i geni, i complessi genici e sistemi epigenetici che ci hanno dotato delle nostre peculiari caratteristiche morfologiche e comportamentali, soprattutto del linguaggio e di complesse funzioni cognitive.
I biologi che non hanno mai letto l'Origine della specie – e sono moltissimi – dovrebbero approfittare dell' ultimo libro di Steve Jones, che ha riscritto il classico di Darwin ripercorrendo gli argomenti e i ragionamenti proposti nel 1859 alla luce delle attuali conoscenze biologiche.
Un libro geniale e coinvolgente, benché non facile dato che talvolta Jones fa riferimento a nozioni e fatti che solo storici o scienziati esperti verosimilmente conoscono. Il genetista inglese prende in giro i creazionisti e la nuova ondata di ignoranza scientifica sull'evoluzione, che avrebbe tra i responsabili anche i fisici. Questi spesso non capirebbero la biologia, ritenendo di dover correggere le idee darwiniane. Jones dice che la maggioranza di coloro che, raccontano bugie ai bambini sull'origine della vita e dell'uomo in realtà crede alla teoria di Darwin. A quanto pare, invece, la maggioranza degli americani crede davvero alle falsità che racconta.
Chi, dopo aver subìto per mesi le ammorbanti chiacchiere intorno al nulla imposte dai detrattori del darwinismo, desideri apprezzare le vere e interessanti controversie scientifiche sull'evoluzione può, anzi deve, leggere il libro di Andrew Parker. Un saggio che propone una spiegazione imprevista e originale dell'esplosione cambriana .
Il fenomeno è uno dei grandi enigmi dell'evoluzione. Una sfida per la teoria darwiniana, come aveva riconosciuto per primo il grande e onesto Charles. Il problema è quale sia stata la causa o l'insieme di cause per cui in appena 5 milioni di anni, fra 543 e 538 milioni di anni fa, i principali gruppi animali (phyla), sono passati da 5 a 38. Una questione su cui sono state scritte milioni di pagine, a partire dallo studio dei famosi scisti di Burgess, una località della Columbia Britannica, in Canada. Gli scisti di Burgess, formatisi nel Cambriano, racchiudono migliaia di fossili conservati nei più piccoli dettagli, tra cui forme assolutamente bizzarre di cui non è rimasta traccia. Parker fa rilevare che sono soprattutto le caratteristiche esterne degli animali che sarebbero mutate nel Cambriano, non quelle interne, soprattutto sistemi di protezione, da un’incrementata attività di predazione. È perché aumentava la predazione? Perché gli animali cominciavano a vedere. Faceva cioè la sua comparsa l’occhio. Si accendeva cioè la luce. Parker ha cercato di raccogliere dati da diverse fonti, anche realizzando esperimenti, per dimostrare la plausibilità della sua «ipotesi dell' interruttore della luce». Assumendo un ruolo adattativo dei colori, così come una pressione selettiva che avrebbe favorito lo sviluppo dell'occhio, rappresentata da un incremento della radiazione solare e da un’aumentata trasparenza del mare.
Rarker è originale. E non merita la cattiva stroncatura del famoso paleontologo Simon Conway Morris. La sua spiegazione dell'esplosione cambriana però non convince. Anche perché trascura completamene i geni!
Sull'esplosione cambriana si sofferma anche uno dei padri della biologia della sviluppo, García-Bellido, nella bella autobiografia intellettuale. Il biologo spagnolo ha dimostrato - scoprendo i geni selettori che decidono a un livello superiore quali geni esecutori accendere durante lo sviluppo - l'organizzazione gerarchica della regolazione genica durante la morfogenesi. Un meccanismo che fu verosimilmente importante per l'esplosione cambriana, mettendo a disposizione un sistema genetico combinatorio per la diversificazione morfologica. Il libro di García-Bellido andrebbe letto soprattutto dagli studenti, per quello che dice sulla "vocazione" scientifica e il significato della ricerca di base. E per l'importanza che attribuisce alla formazione storica ed epistemologica per coltivare più creativamente l'attitudine e la curiosità scientifiche.

I libri di cui si parla
Andrew Parker, «In un batter d'occhio», Zanichelli, Bologna 2005, pagg. XII+306, € 28,00. L'autore sarà a Milano martedì 20 dicembre, alle ore 17.30, al Museo della scienza e della tecnologia "Leonardo Da Vinci" (via San Vittore, 21)

Antonio Garcia-Bellido, «Vocazione e ricerca», Di Renzo Editore, Roma 2005, pagg. 84, €10,00

Steve Jones, «Quasi come una balena. Aggiornare «L'origine della specie», Codice Edizioni, Torino, pagg. 400, € 29,00

Gianfranco Biondi, Olga Rickards, «Codice Darwin. Nuove contese nell'evoluzione dell'uomo e delle scimmie antropomorfe», Codice Edizioni, Torino 2005, pagg. 118, € 15,00

Ernst Mayr, «L’unicità della biologia. Sull’autonomia di una disciplina scientifica», Cortina, Milano 2005, pagg. 246, € 22,80