Il Sole-24 ore, domenica 27giugno 2004, pag. 36

Imre Toth, Enriques e i totalitarismi del ‘900

Umberto Bottazzini

«La matematica è l’espressione di una libertà umana che si manifesta nella creazione di mondi, che è una prerogativa divina, e questa creazione è veicolata da un atto di cui solo l’essere umano è capace: la negazione». Si tratta di un punto centrale nella concezione della matematica che Imre Toth sostiene, avendo in mente soprattutto il tema dominante della sua ricerca nel corso di tanti anni: la natura e lo statuto ontologico delle geometrie non euclidee. Nella filosofia europea la negazione ha un ruolo fondamentale, aggiunge Toth ricordando che secondo Nicola Cusano si tratta di un «atto dello spirito che è la più alta espressione della libertà». Cusano come Giordano Bruno, Plotino come Spinosa e gli altri grandi mistici che hanno avuto una funzione decisiva nella sua formazione. Le pagine cui Toth affida il racconto del suo percorso intellettuale, Matematica ed emozioni [Di Renzo Editore, Roma], sono davvero emozionanti. Come emozionanti e avventurose sono state le sue vicende nella Seconda guerra mondiale, segnate dalla persecuzione degli ebrei. «La mia vita è stata drammatica» scrive Toth. Sembra la sequenza di un film. «Prima devo fuggire, scappo, non so se mi salvo; poi m’imprigionano, mi condannano, riesco a evadere, mi nascondo, mi trovano; scappo di nuovo, mi mettono sul treno per Auschwitz e mi salvo. Si dice che per vivere occorra un miracolo: per me, non uno è stato necessario, bensì una catena di miracoli». Nel dopoguerra la burrascosa militanza nel partito comunista ungherese, i “fatti d’Ungheria”, e infine l’insegnamento della filosofia della matematica prima in Germania, e poi in Francia. La matematica rappresenta per Toth «un événement de l’esprit, immerso nel quadro etico-politico della presa di coscienza della libertà». Lo spirito possiede una propria autonomia e leggi proprie. «La matematica appartiene a questo spirito e lo sviluppo della matematica non è che un movimento proprio dello spirito».