explora/newton, martedì 6 dicembre 2005

La prima guida dei musei e delle raccolte scientifiche italiane

L’Italia è il paese che in assoluto al mondo ha il maggior numero di musei dedicati alla scienza. Se a questi si aggiungono le centinaia di raccolte di università, ministeri, enti, scuole, società, istituti di ricerca e privati cittadini, la mole delle collezioni storiche è veramente immenso. Purtroppo è patrimonio spesso malamente conservato, in stato di abbandono e talvolta non fruibile nemmeno dagli studiosi. Far conoscere questo immenso patrimonio, in modo da renderlo sempre più fruibile, è l'intento del volume “I LUOGHI DELLA SCIENZA - Guida ai musei e alle raccolte scientifiche italiane” (Di Renzo Editore) scritto dal giornalista scientifico (e collaboratore di “Newton”) Massimo Bozzo. Attraverso quasi mille schede, questa guida intende far conoscere questo patrimonio di oggetti che hanno segnato le tappe del progresso scientifico. Oltre ai grandi musei vengono infatti presi in considerazione centinaia di altri “luoghi della scienza” di portata minore, ma non per questo meno importanti, la cui esistenza a volte non è nota nemmeno a chi lavora nella stessa istituzione. In paesi ove si dedica una maggiore attenzione a questi temi, raccolte come quelle di alcuni nostri istituti sarebbero alla base di musei con vasta affluenza di pubblico. Ogni scheda riporta indicazioni pratiche quali indirizzi, orari, storia, contenuti delle raccolte (anche con foto) ed eventuali attività didattiche indirizzate alle scuole.
I musei della scienza e dell'industria possono essere classificati in due tipi: musei storici, che conservano oggetti che sono stati importanti nello sviluppo della scienza e della tecnologia, e centri didattici nei quali si insegnano i principi che fanno riferimento a questi campi. Il primo tipo non esclude necessariamente il secondo, anche se la maggior parte delle istituzioni rientra in una categoria o nell'altra. Oggi i musei maggiori sono soprattutto di proprietà degli atenei con tradizioni secolari che, negli ultimi anni, stanno valorizzando questo loro patrimonio - nato per esigenze prettamente di studio e che conserva spesso apparecchiature originali che hanno rappresentato passi fondamentali nella storia del progresso scientifico e tecnologico - con nuovi allestimenti più fruibili anche dal pubblico e spesso anche con attività didattiche rivolte alle scuole. Lo stesso sta accadendo anche per istituzioni non universitarie, come nel caso del Museo della Scienza e della Tecnica “Leonardo da Vinci” di Milano. Conoscere il passato del progresso scientifico, oltre a far comprendere come questi temi siano stati importanti per il benessere anche economico di un paese, potrebbe infatti invogliare verso scelte di vita, soprattutto in un momento come questo in cui le vocazioni verso le facoltà scientifiche sembrano subire una flessione.