Radio Vaticana, 27 dicembre 2005, ore 15.30

Massimo Bozzo a Radio Vaticano

... e ora vi consiglio un libro molto importante che s’intitola "I luoghi della Scienza", Di Renzo Editore, scritto da Massimo Bozzo che è al telefono con noi. Salve Massimo, benvenuto.

Buongiorno a voi, grazie per avermi chiamato.

Questa è una guida a 900 e più musei e raccolte scientifiche italiane, per consigliare i Luoghi della scienza, è giusto?

Esatto. È una guida che ha avuto una gestazione un po' strana: è nata, infatti, per un’esigenza personale. Io mi reputo infatti uno dei pochi fortunati che a potuto trasformare un hobby in un lavoro: per gli oltre 30 anni che mi sono occupato di giornalismo sono riuscito a fare solo divulgazione scientifica, che è sempre stata la mia passione. A questo ho aggiunto l'opportunità di lavorare in una grande organizzazione come l'Agenzia Ansa, dove sono stato per 25 anni redattore scientifico e responsabile del Notiziario Scienza e Tecnica. Questo mi ha dato l'opportunità di viaggiare molto, sia in Italia che all'estero, e in ogni località in cui mi sono recato per lavoro ho sempre cercato l'esistenza di un museo scientifico. Questa raccolta d’informazioni è nata quindi per una mia esigenza di non perdere tempo in una determinata località e andare a colpo sicuro a trovare un museo. Ad un certo punto mi sono reso conto che queste informazioni avevano raggiunto una tale mole che avrei potuto trasformare questa mia guida personale in una guida aperta a tutti gli interessati, per far conoscere questo immenso patrimonio. L'Italia credo che sia in assoluto al mondo il Paese che, come per i Beni culturali in genere, ha anche il maggior numero di musei dedicati alla scienza.

Per quale motivo lei ha sentito l'esigenza di rendere pubblica questa sua raccolta e metterla a disposizione di tutti?

Perché purtroppo queste istituzioni, queste raccolte, sono per lo più sconosciute. Addirittura ci sono casi particolari in cui questo enorme patrimonio di strumentazione scientifica, che risale anche al '600, al ‘'700, se non addirittura a epoche precedenti, non è conosciuto non solo dal pubblico, ma anche dagli addetti ai lavori. A volte questi strumenti stanno in istituti d’istruzione, oltre che in grandi università, e non sono noti nemmeno a chi lavora nell'ambito della stessa istituzione. Oggi certamente i più grandi musei istituzionali, come il Museo della scienza e della tecnica di Milano o il Museo di storia della scienza di Firenze, sono ben conosciuti a tutti, ma vi sono realtà come alcuni musei universitari, ma soprattutto piccole raccolte scientifiche che non sono note praticamente a nessuno. Ci sono casi in cui la mole di queste strumentazioni è talmente ampia che se solo l'avessero in Paesi che sono più attenti alla divulgazione scientifica, ad esempio a Washington, vi costruirebbero un museo da 15 mila visitatori al giorno. Qui da noi, in un istituto magari in provincia di Avellino, o di una qualsiasi altra regione d'Italia ha degli strumenti che non sono noti a nessuno. Noi abbiamo la fortuna di avere queste istituzioni anche grazie al trasformarsi di questi vecchi istituti una volta tenuti dai gesuiti che già nel '500 e nel '600 erano attentissimi all'istruzione scientifica e quindi creavano osservatori astronomici e laboratori di scienza. Istituti che poi si sono trasformati; l'esempio classico è quello del Collegio Romano, qui a Roma, dove oggi c'è il Liceo Visconti e una volta c'era un prestigioso istituto di gesuiti dove c'è una collezione che raccoglie cimeli del Museo Kircheriano, con oggetti eccezionali.

Lei dice che una raccolta non è di per é un museo, e lo diventa solo nel momento in cui viene trasformata per poter trasmettere informazione e cultura.

E questo è proprio lo scopo della Guida: riuscire a trovare una spinta per trasformare queste raccolte in musei, rendendole aperte al pubblico. Spessissimo queste raccolte non sono infatti visitabili con un orario ben definito, spesso sono chiuse oppure aperte soltanto per gli addetti ai lavori, bisogna prendere un appuntamento, fare richieste scritte, mentre invece una maggiore domanda per avere la possibilità di visitare queste istituzioni potrebbe spingere i proprietari a trasformare queste raccolte in un museo aperto al pubblico.

Il libro è suddiviso per regioni. Lei ha fatto questa guida ragionata per scegliere nella regione i musei che più interessano. Vogliamo provare a fare un riferimento per il Nord, il Centro e il Sud, con dei consigli che potrebbero essere utili ai nostri ascoltatori.

Come spesso capita, la maggior parte di queste istituzioni è soprattutto nelle regioni del Nord, ma anche al Centro e al Sud ce ne sono numerosissime. Il libro è strutturato da Nord a Sud, suddiviso per Regioni, e in ogni regione le città in ordine alfabetico. Oltre l'indice generale all'inizio del volume, vi sono poi degli indici che riportano in ordine alfabetico tutte le località dove si trovano questi musei, ma soprattutto un indice per genere dove chi intende visitare un determinato tipo di museo può trovare l'elenco completo di quel settore, dagli acquari all'ambiente, dall'anatomia alla chimica, alla fisica, e via via fino alla zoologia.

Possiamo fare dei riferimenti, prendendo ad esempio un museo al Nord, uno al Centro e uno al Sud? Per dei consigli pratici.

Purtroppo non credo che la maggior parte delle persone si spostino appositamente per andare a visitare un museo scientifico, comunque questa è una guida che può dare dei consigli magari a chi si sposta nei fine settimana e, nelle località dove si intende andare, magari per una visita culturale, fornire una indicazione su quali musei scientifici si possono vedere. La Guida fornisce quindi delle indicazioni pratiche, dall'indirizzo ai numeri di telefono, dal sito Internet alla e-mail, orari. Ci sono anche, e questo è un aspetto che mi preme sottolineare, le attività didattiche che il museo organizza per gli studenti e i loro professori, con indicazioni pratiche per prendere accordi con i responsabili scientifici che possono predisporre dimostrazioni o visite guidate. Oggi quasi tutti i musei universitari danno questa possibilità. Alcuni musei, come quello della Scienza e della Tecnica di Milano, hanno un programma mensile che si può ricevere iscrivendosi con una e-mail che fornisce tutto il programma delle attività didattiche quasi giorno per giorno.

Lei avrà visitato quasi tutti i musei citati nella Guida, ci può dire se i nostri musei sono tenuti bene o se hanno da invidiare qualcosa ad altre istituzioni, magari europee?

Siamo sulla buona strada. Fino a una decina d’anni fa, la situazione dei nostri musei scientifici, spesso anche dei più grandi, era abbastanza desolante. Negli ultimi anni c'è stato un cambiamento di direzione; forse i responsabili si sono accorti delle possibilità enormi che questo patrimonio mette a disposizione per la divulgazione scientifica e quindi c'è oggi un’attenzione particolare. Soprattutto i musei universitari, che una volta erano quasi tutti chiusi, mal tenuti, polverosi, oggi invece sono per la maggior parte aperti al pubblico, ben curati, con personale addestrato per visite guidate, ecc. Insomma la situazione sta cambiando notevolmente.

Però si potrebbe fare di più?

Certo, si può sempre fare di più. Il discorso fatto prima vale in senso medio, perché purtroppo vi sono ancora delle istituzioni o delle raccolte che hanno delle enormi potenzialità e che invece rimangono chiuse, a volte difficilmente visitabili anche su richiesta, e che potrebbero invece attirare molti visitatori e, specie nell'ambito territoriale, soprattutto quei giovani sui quali una visita di questo genere potrebbe influire su una scelta del loro futuro, una cosa particolarmente importante in un momento come quello odierno in cui tutti gli addetti ai lavori lamentano una crisi delle vocazioni scientifiche nelle iscrizioni universitarie.

Per finire, ricordiamo il libro, "I luoghi della scienza", Di Renzo Editore, Massimo Bozzo l'autore, che è stato al telefono con noi. Grazie molte e complimenti perché serviva proprio una Guida di questo tipo.