il Centro, luglio 1998

Dalle arringhe in aula al romanzo giallo

Una avvocatessa pescarese appende la toga al chiodo e diventa scrittrice

Silvana Ferrante

Pescara – Dall’esperienza maturata nelle aule di Palazzo di Giustizia l’ispirazione per un romanzo: transita per questa strada la metamorfosi professionale di una giovane avvocatessa pescarese che è passata dalla scrittura delle memorie difensive a quella, certamente non meno impegnativa, di un “legal-thriller”. L’avvocatessa è Angela Capobianchi, già componente del consiglio dell’Ordine degli avvocati pescaresi e specializzata in diritto civile, che, stanca della professione che inevitabilmente toglie spazio alla famiglia, ha trovato tempo e modo di scrivere un romanzo.
«Le ragioni del lupo» è il titolo del libro pubblicato dall’editore romano Di Renzo, che sarà presentato sabato prossimo nel giardino di una villa pescarese; il protagonista del racconto è un serial-killer che, nemmeno a farlo apposta, uccide una serie di avvocati, in modo molto cruento.
Lo scenario nel quale si muovono i personaggi è quello di un piccolo tribunale di provincia, che certamente potrebbe far pensare a Pescare: «Certo, potrebbe essere, ma non è detto che sia così… - ammicca l’autrice – Quel che è certo è che abbiamo messo molta cura nella ricostruzione della vicenda: ci siamo documentati, ed abbiamo anche letto testi specialistici come le statistiche di San Quintino sulla pedofilia, abbiamo psichiatri criminologi e ispettori di polizia». Perché dice «abbiamo» messo molta cura? Qualcuno ha collaborato attivamente? «I miei colleghi, che poi sono soprattutto amici, mi hanno aiutata leggendo quello che scrivevo e magari aggiungendo qualche suggerimento…»
«Ma non ce n’è era bisogno – interviene il presidente Lucio Stenio De Benedictis – il romanzo è accattivante, tanto è vero che l’ho letto integralmente…».
«Placet» del presidente degli avvocati, dunque, che ha fatto parte di questo «pool» di legali-scrittori che hanno deciso di cimentarsi in questa singolare impresa davanti ad una gustosa pizza, dopo aver visto un giallo al cinema di scarsa qualità. «Ma perché non lo scriviamo noi un giallo “serio”? Chi potrebbe essere, l’assassino degli avvocati?».
Da queste domande, lo spunto per una sfida, raccolta dalla Capobianchi che, dopo aver appeso la toga al chiodo soprattutto per amore del figlio Antonio, sta già pensando ad un nuovo romanzo, per il momento ancora top-secret ma già sottoposto, e con successo, all’approvazione della sua amica-consigliera: l’avvocato Roberta Nardinocchi.