Noi ci siamo - n° 1 di Aprile 2005

Una specie di mondo in miniatura

Simone Caroli - 3 B

Noi ragazzi della III B stiamo leggendo un libro di narrativa molto speciale, “I ragazzi delle Carine” (Di Renzo Editore) che racconta di un’avventura che ha coinvolto la Scuola Media Mazzini di Roma. Ciò che rende singolare questa scuola, situata non lontano dal Colosseo, è la sua multietnicità.
All’inizio dell’anno scolastico abbiamo incontrato l’autrice del libro in questione, Lia Di Renzo, ex preside della scuola Mazzini. Veramente ci aspettavamo qualcosa di noioso, invece si è trattato di un colloquio vivace e interessante, e la stessa scrittrice ci è apparsa una persona molto schietta, che in modo semplice simpatico, ma anche carico di umanità, ci ha presentato il libro per aiutarci a capire meglio la trama. Ha cominciato illustrandoci alcune vicende accadute prima dei fatti raccontati nel libro. La scuola si è aperta sistematicamente agli stranieri intorno al 1990. In quegli anni gli immigrati non erano ancora accettati nella scuola italiana come un fatto normale, come accade oggi. In quegli anni, inoltre, c’era una grande affluenza di cinesi nel nostro paese, per cui la scrittrice Di Renzo pensò bene di fare della scuola Mazzini di Via delle Carine (ecco spiegato il titolo del libro), una scuola “internazionale” che potesse accogliere questi immigrati. Cercò di accordarsi con l’ambasciata cinese per poter dar vita al suo difficile progetto. Inizialmente l’Ambasciatore si dimostrò restio, e forse diffidente, ma la preside insistette molto, offrendo persino diversi regali che furono presi, ma mai aperti in sua presenza. La direttrice interpretò questo come un rifiuto, un atto maleducato, ma in seguito le fu spiegato che, nelle usanze cinesi, per una forma di cortesia, i regali vengono aperti soltanto in privato. Passò, quindi del tempo ma poi i Cinesi si convinsero. I professori, naturalmente poco preparato a tutto ciò, seguirono dei corsi di aggiornamento relativamente alla cultura cinese, oltre che russa ed araba. Dovevano essere pronti a tutto. Il giorno dell’apertura della scuola si presentarono circa 30 cinesi , tutti con una lattina di Coca cola, un gesto, questo, che poteva giustificare il loro desiderio di essere considerati come occidentali. Tutti, comunque, sia insegnanti che allievi, all’inizio, erano impauriti e preoccupati. Il maggiore problema che si presentò fu la difficoltà di comunicazione, ma gli alunni ed i docenti i, ci ha riferito la scrittrice, lo superarono ben presto trovando in modo estremamente naturale, la soluzione più internazionale di tutte: comunicarono con il sorriso. Questo ci è sembrato molto bello, perché un sorriso è la prova migliore della volontà di un’unione pacifica , amichevole tra popoli diversi. Non mancarono certo difficoltà tecniche, pratiche e legate alla diversa esperienza scolastica precedentemente acquisita; ad esempio durante le lezioni, i cinesi erano abituati solo a rispondere a domande precise e avevano grosse difficoltà ad illustrare un argomento, impostando un discorso. Per fortuna questi problemi,con la buona volontà di entrambe le parti, ma anche con tanto amore, sono ormai superati ed attualmente la scuola Mazzini è un luogo di pace in cui convivono alunni di 74 nazioni diverse. Molti alunni che l’hanno frequentata la ricordano come “ un posto magico e unico, una specie di mondo in miniatura”. Sentendo parlare Lia di Renzo ci siamo resi conto che lei ha fortemente voluto questo progetto perché è convinta che il confronto tra culture diverse porta i giovani ad essere più aperti, a pensare la diversità in senso positivo, e,di conseguenza, a migliorare. La scrittrice poi ci ha raccontato dei suoi viaggi in Cina, organizzati dall’ambasciata cinese proprio per gli insegnanti della scuola, in cui ha potuto approfondire la conoscenza degli usi e dei costumi del popolo cinese. Ad esempio lo sapevate che in Cina toccare qualcuno, come spesso noi facciamo, parlando, vuol dire non farlo crescere? Siamo rimasti poi sorpresi nell’apprendere che le classi, nelle scuole cinesi, raggiungono anche il numero di 60 alunni. E poi… un’usanza che ha lasciato tutti a bocca aperta : i bagni nei luoghi pubblici, e quindi anche nelle scuole, sono a vista … la scrittrice ci ha riferito che lei stessa, purtroppo, ha dovuto, per necessità di forza maggiore, servirsene. L’incontro ha talmente entusiasmato noi ragazzi, che, alla fine, abbiamo chiesto, e ottenuto, dalla Di Renzo,il suo autografo, con dedica personalizzata, su ognuno dei nostri libri. Solo dopo l’abbiamo salutata, con viva simpatia, perché l’incontro con lei ci ha portato a riflettere ancora meglio sul problema delle diversità culturali: è veramente impressionante pensare alle differenze che esistono tra noi e gli altri popoli e per questo è importante confrontarsi con altre culture per conoscerle in un clima pacifico. E’ proprio questo lo spirito che ha creato quell’angolo di pace e unità tra i popoli nella Scuola Mazzini di Roma.