La Gazzetta del Sud, 15 febbraio 2005

Psicanalisi, addio ad Aldo Carotenuto

L'illustre studioso di scuola junghiana è morto a 72 anni

Ernesto Dellicolli

ROMA - È morto avantieri notte al Policlinico Gemelli di Roma lo psicanalista di formazione junghiana Aldo Carotenuto.
Docente di Psicologia della personalità all'Università di Roma, Carotenuto aveva 72 anni ed era nato a Napoli.
Il noto psicanalista aveva studiato a Roma e Torino e vissuto a lungo negli Stati Uniti, dove aveva frequentato la scuola di Psicologia sperimentale presso la New School for Social Research di New York. Era membro della American Psychological Association e presidente della Associazione di Psicologia e letteratura.
Proprio ieri, in occasione della festa di San Valentino, è apparso il suo ultimo articolo dedicato all'amore sul quotidiano "Il Mattino". Grande professionista e ottimo comunicatore, ma forse anche vittima dell'esempio del suo stesso maestro Carl Gustav Jung. Così Marcello Pignatelli, psicanalista junghiano ed ex presidente dell'Associazione italiana di psicologia analitica (Aipa), e Antonio Vitolo, analista didatta dell'Associazione internazionale di psicologia analitica, ricordano l'amico e collega Aldo Carotenuto. "Aldo Carotenuto” - spiega Vitolo – “ha fatto parte della prima generazione italiana di psicoanalisti junghiani, formatisi presso Ernest Bernhard, fondatore dell'Associazione italiana di psicologia analitica.
La sua scoperta più importante è stata senz'altro quella della relazione tra Jung e Sabina Spielrein, sua paziente allieva, su cui la comunità psicanalitica aveva per molti anni steso un velo di omertà. Con la scoperta del loro carteggio, che ha anche ispirato il film del 2003 di Roberto Faenza "Prendimi l'anima", Carotenuto ha aperto alla storia la psicologia analitica e la psicoanalisi.
Per lui era fondamentale la creatività e il primato della soggettività e dell'emotività". E proprio l'arte e la letteratura sono state oggetto di numerosi lavori di Carotenuto, come dimostrano i ritratti che ha tracciato di alcuni artisti, osservati alla luce della loro vita interiore e delle loro opere, tra cui Pasolini, Kafka, Dostoevskij, Bousquet e Shakespeare.
”La sua tesi”, chiarisce Marcello Pignatelli, "era che la sofferenza psicologica non bastava a spiegare l'opera d'arte, ma generava un destino che della ricerca artistica fa la sua ragion d'essere.
L'arte, al pari della psicoanalisi, è un percorso di liberazione delle energie creative individuali imprigionate e bloccate da un'educazione rigida e errata o da gravi blocchi nevrotici.
I complessi non sarebbero testimonianza solo del blocco delle energie creative, ma anche delle strade che la psiche persegue per liberarsi, per trasformare il dolore in strumento di riscatto e di creatività". Un altro dei principali meriti di Carotenuto "è stato quello - continua Pignatelli - di aver saputo diffondere la cultura junghiana in Italia e all'estero, con una vastissima produzione scientifica di articoli e libri.
Era un ottimo divulgatore e diffusore di cultura, oltre che un grande erudito, come dimostra la sua vastissima biblioteca, dove era possibile trovare anche pezzi del primo Novecento". Ma proprio su uno dei punti oggetto del suo lavoro, quello cioè dell'amore di transfert e dei rapporti tra analista e paziente, Carotenuto ha ricevuto le maggiori contestazioni. "Egli stesso, proprio come Jung - racconta Vitolo - non riuscì a mantenere la giusta distanza dalle emozioni delle pazienti, tanto da arrivare a teorizzare che il rapporto tra analista e paziente non potesse non essere come quello tra Jung e Spielrein. Affermazioni e metodi che suscitarono parecchie contestazioni e polemiche da parte di molti esponenti della comunità scientifica, come Bettelheim, e che lo spinsero nel 1992 a uscire dall'Aipa e ad andare avanti in solitaria". "Ho appreso con profonda tristezza della scomparsa improvvisa di Aldo Carotenuto.
È una grave perdita per tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo.
La sua attività professionale, condotta con estrema dedizione e passione, rappresentava un tutt'uno con la sua vita e la sua esistenza". Così il presidente della Regione Antonio Bassolino, in un messaggio di cordoglio che ha inviato ai familiari di Aldo Carotenuto. "Ho letto con grande commozione l'ultimo articolo pubblicato sul "Mattino" dedicato alla forza dell'amore nella nostra vita quotidiana - conclude il governatore -. Per molti aspetti, credo che quell'articolo rappresenti un testamento culturale; l'ennesima "lezione" che Carotenuto, con quello stile sobrio ed essenziale che gli era proprio, ha voluto consegnare a tutti noi".