Synthesis, n. 1, gennaio 2006, libri

Verso una nuova cosmologia

(Leonardo Chiatti, Le strutture archetipali del mondo fisico - verso una nuova cosmologia, Di Renzo Editore, Roma, 2005)

L’umanità ha vissuto per millenni organizzando la sua vita attorno alla convinzione che il mondo fisico visibile e quello psicologico conscio costituissero l’ultimo anello di una catena di processi “occulti”, identificati generalmente nelle attività degli dei e dei dèmoni costruttori della manifestazione. Questa idea è antichissima, in quanto sue testimonianze, registrate nel linguaggio da sempre scelto per comunicarla, quello mitologico-simbolico, sono rintracciabili già in epoca neolitica. Gli Egizi e i Mesopotamici avevano già espresso, agli inizi della storia propriamente intesa, sistemi cosmogonici che, sempre in forma mito-simbolica, descrivevano i complessi processi di emergenza della realtà visibile da un substrato inosservabile od “occulto”.
L’avvento del Cristianesimo non ha eliminato l’interesse per la cosmogonia, come le complesse angelologie dello pseudo-Dionigi o il magismo cabbalistico rinascimentale stanno a dimostrare.
Con l’avvento della rivoluzione scientifica nel ‘600 vengono operate due scelte epistemologiche che in qualche modo costituiscono una rottura con l’intero passato culturale della specie; rottura che segna l’inizio della modernità.
In primo luogo si procede ad una sistematica eliminazione dei processi occulti e delle qualità essenziali nella spiegazione dei fenomeni; questi vengono colti nella loro relazione fisico-causale o logico-descrittiva con altri fenomeni; ciò porta ad una riduzione della sfera cosmologica al solo dominio del divenire (cronos) ed alla eliminazione degli aspetti generativi sincronici (aion).
In secondo luogo si inizia a presumere che i fenomeni della sfera psicologica siano in qualche modo epifenomeni di una dinamica fisica soggiacente, identificata con la attività del sistema nervoso centrale dei singoli individui umani. Con ciò inizia la lunga ed infruttuosa ricerca tendente a ridurre la fenomenologia psichica a quella cerebrale, della quale sono aspetti recenti le vicende della Intelligenza Artificiale forte e delle reti neurali.
Una tale svolta, incontestabilmente innovativa e positiva, ha condotto ad una cosmologia scientifica che è del tutto agnostica riguardo l’esistenza di eventuali dimensioni sincroniche del mondo. Così la cosmologia moderna (da Einstein e Lemaitre in avanti) è una cosmologia esclusivamente diacronica che tratta la sola evoluzione temporale dei processi che studia.
L’autore di questo libro si pone un problema inconsueto, che forse susciterà interrogativi e perplessità. Egli si domanda innanzitutto se nella struttura della fisica teorica contemporanea esistano aspetti sincronici, espliciti o sottintesi. Attraverso una disamina delle ricerche correnti, che vanno dalle quantum networks alla pregeometria, egli perviene ad una conclusione affermativa. Nella restante esposizione, rivolta agli specialisti, egli cerca di dimostrare come una reintroduzione esplicita delle dimensioni sincroniche nel pensiero fisico attuale possa contribuire a risolvere in maniera assolutamente naturale numerosi problemi di ricerca attuale nei domini della meccanica quantistica, della cosmologia, della origine della coscienza e della psiche. Naturalmente, recuperare processi “occulti” e mantenere la trattazione su un piano scientifico, dunque sperimentale, che garantisca la falsificabilità degli enunciati è una impresa difficile; solo il lettore potrà giudicare la misura nella quale tale impresa può dirsi riuscita.
Nel tentativo di articolare la sua tesi, Chiatti prende in considerazione tutta una serie di modelli teorici già pubblicati ma poco conosciuti o considerati (la legge di Sreekantan-Ramanna, la Relatività Finale di Fantappié-Arcidiacono, i microuniversi di Caldirola e Recami, la cosmogenesi di Sternglass, la grafodinamica quantistica di Gudder e così via) cercando di abbozzare un quadro unitario della fisica fondamentale diverso da quello usuale. Trattandosi di un abbozzo, le grossolanità e la mancanza di prove dettagliate vanno messe in conto anticipatamente.
Sorvolando sulle diverse questioni tecniche toccate dal libro, ciò che interessa qui mettere in rilievo è lo sforzo di Chiatti nel tentare di mantenere una posizione indipendente rispetto al dibattito corrente sulla esistenza di principi organizzatori immateriali all’opera nel mondo fisico, e soprattutto biologico. Dibattito che troppo spesso ha subito vistose derive verso contrapposizioni ideologiche e posizioni teiste avvitate su se stesse, come nel caso recente dell’intelligent design. In una nota dell’ ultimo capitolo, dove affronta direttamente tali questioni, egli scrive: “se si segue rigorosamente la linea esposta in questa tesi, non c’è modo di reintrodurre un legislatore esterno che organizza il mondo secondo piani cosmici”.
Nell’insieme, Chiatti non fornisce una definizione precisa di archetipo speculare alla nozione junghiana in ambito psicologico, preferendo parlare di strutture archetipali coinvolte nella espressione degli eventi elementari. Il libro si chiude con la critica a recenti tentativi (tipo “campi morfogenetici”) di introdurre tramiti immateriali nella trattazione dell’ordine biologico.
Per il soggetto che tratta, il libro è rivolto ad un lettore abbastanza esperto interessato ad approfondire il dibattito odierno da un punto di vista inconsueto.