Farmacia News, aprile 2001, cultura, pag. 38

Dagli antidotari alle moderne farmacopee

Sergio Soriano

(Enrico Cingolani - Leonardo Colapinto, Di Renzo Editore, Roma, 2000)

Il processo di unificazione europea comporta il sacrificio di molte tradizioni nazionali e locali. Una in particolare concerne il mondo farmaceutico italiano. Con la pubblicazione nel 1998 della X Farmacopea Ufficiale Italiana, di fatto una mera traduzione delle prescrizioni europee, svaniscono quei caratteri che avevano conferito alla farmacopea italiana una fisionomia del tutto peculiare. In particolare viene meno un caratteristica essenziale della Farmacopea ufficiale Italiana, quell'essere anche «codice farmaceutico per il farmacista». La razionalizzazione europea comporta quindi la fine di una storia "gloriosa" e importante. Non è allora senza commozione che i professori Enrico Cingolani e Leonardo Colapinto, i quali tra le molte competenze contano anche quella di storici delle Scienze farmaceutiche, hanno intrapreso una ricerca tesa a ripercorrere la vicenda della farmacopea italiana. Il risultato è questo volume capace di offrire in poco più i duecento pagine una sintesi documentata e rigorosa "dell'evoluzione storica e funzionale della farmacopea in Italia". L'arco temporale si estende dalla antichità ai giorni nostri, come a dire dal tal tempo degli "Antidotari", i repertori redatti dai singoli medici, alle Farmacopee "progredite" del Novecento. Dentro questo arco temporale si svolge una vicenda complessa, perché non limitata al solo settore farmaceutico e medico, ma, al contrario, intrinseca agli eventi politici e sociali. Anzi, la Farmacopea nasce proprio dall'incontro fra la dimensione scientifica e quella politica: «Successivamente le stesse Autorità ordinarono che nei territori soggetti alla loro giurisdizione si compilassero Ricettari il contenuto dei quali veniva reso obbligatorio e quindi vincolante per i medici che le prescrivevano e soprattutto per gli speziali che li preparavano. Ebbero così origine la Farmacopee ufficiali divenute tali perché sanzionate e approvate da un'Autorità». Il circolo virtuoso tra Autorità e Scienza viene seguito dagli Autori del volume attraverso una caratterizzazione approfondita del Ricettario Fiorentino (fine del XV secolo), delle Farmacopee italiane dei secoli XVI, XVII, XVIII, di quelle preunitarie, delle Farmacopee Sabaude e del Regno d'Italia, per arrivare all'analisi delle Farmacopee Ufficiali della Repubblica. In questa disamina non mancano approfondimenti relativi ad aspetti specifici. Uno concerne l'omeopatia cui un insospettabile, l'antropologo criminale Cesare Lombroso, all'alba del Novecento, preconizzava un futuro radioso: «L'omeopatia è una cosa seria e sarà la medicina dell'avvenire soprattutto nelle malattie croniche».