Corriere della Sera, 22 agosto 2006
Sezione: varie - Pagina: 037

PERCORSI Le concordanze tra le memorie dello scrittore e il saggio del filosofo Daniel Dennett

Dalla mente all'anima, elogio della chiarezza

Uno scienziato individua in La Capria una chiave per capire i sentimenti

Edoardo Boncinelli

Vedere e far vedere chiaro è una grande dote. La chiarezza è un piacere di per sé e un potente strumento di penetrazione della realtà. «La grande chiarezza» dice Friedrich Nietzsche «è come la trasparenza dell'acqua nel mare: il fondo sembra molto più vicino». E se il fondo è quello dell'anima, non possiamo che restarne affascinati, sia che lo si osservi con gli occhi della meditazione e del desiderio di conoscenza, sia che lo si rappresenti in tutti gli ossimori di una palpitante quotidianità. La chiarezza è l'elemento che accomuna due svelti libretti, per altro molto diversi tra di loro, che hanno visto la luce di recente. In Dove nascono le idee (Di Renzo Editore) Daniel Dennett racconta in prima persona la sua vita e il suo percorso filosofico alla ricerca dei meccanismi di base della mente umana, visti alla luce della filosofia moderna ma senza disdegnare il contributo delle neuroscienze e della cosiddetta intelligenza artificiale. Sotto forma di tre lettere immaginarie ad altrettanti personaggi della sua vita, lo scrittore Raffaele La Capria nel libro L'amorosa inchiesta (Mondadori, pagine 126, 16,50) parla di sé, dei suoi tic e del suo modo di vivere le proprie vicende personali da attore non protagonista. Investite in entrambi i casi dalla luce della chiarezza, si dipanano così sotto i nostri occhi le due maniere di essere vivi dei due personaggi, discretamente ironici, compiaciuti di sé quanto basta, ma non paghi ancora della loro vicenda terrena. In attesa in entrambi i casi di un'illuminazione; un' illuminazione che può venire dall' autobiografia, se c'è sufficiente onestà e una quasi metafisica presa di distanza dalle proprie gesta, che non sono poi che le proprie azioni quotidiane rese paradigmatiche. L'autobiografia, come genere e come categoria dello spirito, è l'altro elemento che accomuna le due opere, chiare nel senso della chiarezza, ma anche della «chiarità» alla quale «tendono» secondo Eugenio Montale «le cose oscure». E difficilmente si può immaginare qualcosa di più oscuro del fondo del nostro animo e della nostra mente, tanto oscuro, mosso e limaccioso da scoraggiare per secoli la sua esplorazione, che non può essere né senza comprensione né senza commozione. Al fondo del fondo c'è poi la domanda delle domande: Chi è che ci guarda essere? Cos' è e dov' è l'Io dell' io? Una domanda che figura esplicitamente nel libro di Dennett, ma implicitamente anche in quello di La Capria. A parte gli elementi in comune è bene chiarire che si tratta di due opere piuttosto diverse, quanto può essere diversa un' esplorazione filosofica rispetto a un romanzo. La collana Dialoghi dell' editore Di Renzo è costituita infatti da una serie di ritrattini autobiografici di gente famosa nel campo scientifico come in quello delle scienze umane. La formula autobiografica ci presenta personaggi per così dire «in maniche di camicia», che parlano di se stessi e della loro opera, offrendo un affascinante panorama del lato umano di «color che sanno». E Dennett non fa eccezione. Filosofo quasi per caso, allievo, quasi per caso, dei migliori pensatori della sua epoca, Daniel Dennett è andato conquistando un posto di rilievo nella pubblicistica filosofica mondiale con libri che vanno dalla teoria dell' intenzionalità alla coscienza, dai fondamenti dell' evoluzionismo al libero arbitrio e alla base naturale della religiosità. Non disdegna, come si vede, nessun tema, mostrandosi in questo erede della grande tradizione filosofica, più di molti altri filosofi paludati. Certo, è un filosofo sui generis, più curioso delle ultime novità sulle menti artificiali che delle grandi dispute filosofiche del presente. Il risultato è che molte delle sue idee sono entrate di forza nella cultura contemporanea e sono oggetto, nemmeno tanto paradossalmente, di nuove dispute filosofiche. Nei suoi libri, compreso questo, non pecca certo di accondiscendenza né di reticenza. Parte anzi, lancia in resta, contro molti miti culturali del nostro tempo, fra i quali spiccano la coscienza e l'Io dell'io. In questo libretto tocca un po' tutti questi temi, ne svela l'origine e si compiace di descrivere le reazioni che hanno suscitato le sue posizioni. Non tutti saranno d' accordo con lui e soprattutto con alcune sue affermazioni un po' sopra le righe, ma vale certamente la pena di fare la conoscenza di un personaggio così cospicuo e «corposo», anche fisicamente, che non arretra davanti alle argomentazioni di nessun «mostro sacro». Se proprio non si è d' accordo, si può sempre concludere con Nietzsche che «un buon libro rende più intelligenti anche i suoi avversari». E più intelligenti ci rende anche l'ennesima fatica di Raffaele La Capria, certamente un classico dei nostri tempi, che sa narrare come pochi, con un linguaggio diretto e scarno, pacato e allusivo, dove il non detto pesa a volte come un macigno. Ci rende più intelligenti nel senso etimologico del verbo intelligere, comprendere, cogliere. Dopo la lettura ci sentiamo di aver vissuto più intensamente e di «sapere» da sempre le cose che lui ci ha detto. Tre lettere immaginarie, dicevamo: una al primo amore, Elène, una alla prima figlia e una al padre, un padre a cui confessa «Caro babbo, lo sai che per me tu eri l' esempio vivente di tutte le perfezioni?». Chi, padre e figlio o solo figlio che sia, non sentirà vibrare qualcosa dentro di sé davanti ad un' affermazione come questa? Non è ingenuo, è scaltro il nostro, e sa che «L'artista ha bisogno di una memoria infedele», per dirla sempre con Nietzsche. Sa sempre come dire le cose per farsi ascoltare senza presentare mirabolanti avventure o personaggi giganteschi. Gigantesco certamente non è il padre del romanzo, ma piuttosto un eroe del quotidiano, sempre impegnato a nascondersi dalla vita, ma sempre tributario dell' affermazione montaliana secondo la quale «Essere vivi e basta non è impresa da poco». Sarà perché mi sento il cuore giovane, ma la parte che personalmente mi ha più colpito è stata la breve lettera che l'autore indirizza al primo amore di cui ricorda con affetto (rimpianto?) «l'azzurra dignità» dello sguardo. Si tratta di un amore adolescenziale, immerso in quella temperie sentimentale ancora confusa in cui non si sa se volere e cosa volere, né chi si è veramente. L'autore da giovane è un campione di questa incertezza di sé, che finisce per portare all'esasperazione la ragazzina, molto più matura e certamente più volitiva di lui. Il primo bacio che lei gli rapisce fra gli scaffali affollati di libri della libreria Guida ha lo struggimento e la solennità di tutti i più famosi «primi incontri» della nostra letteratura.

«Dove nascono le idee» è il titolo di un libretto del filosofo Daniel Dennett appena pubblicato da Di Renzo Editore (pagine 58, 9)

L'ultima fatica di Raffaele La Capria è un testo autobiografico: «L'amorosa inchiesta» (Mondadori, pagine 126, 16,50)