L’espresso, n. 17 del 5 maggio 2005, pag. 165

I detective del DNA

Piergiorgio Odifreddi

Carl Djerassi, benemerito dell’umanità per l’invenzione della pillola anticoncezionale, ha da tempo intrapreso un’altrettanto benemerita attività divulgativa da lui definita “fantasia sulla scienza”, per distinguerla dalla fantascienza: un tipo di invenzione letteraria, cioè, costruita su una base scientifica veritiera e accurata. Il suo primo romanzo, “Il dilemma di Cantor”, affrontava il problema della frode scientifica, ispirandosi allo scandalo in cui fu trascinato qualche anno fa il premio Nobel per la medicina David Baltimore. Il secondo romanzo di Djerassi, “Operazione Bourbaki”, si ispira questa volta a una rivoluzionaria scoperta effettuata da Kary Mullis, che gli fruttò il premio Nobel per la chimica nel 1993: la tecnica della “reazione a catena della polimerasi” (Pcr), che ingigantendo frammenti anche minuscoli di Dna permette, ad esempio, di smascherare un assassino a partire da minuzie quali un capello o un mozzicone di sigaretta. Sia il metodo che le sue applicazioni sono ben spiegate in un paio di capitoli, che costituiscono il nucleo divulgativo del romanzo. Il titolo allude invece a un’omonima e semisegreta congrega di matematici francesi, che nella seconda metà del Novecento pubblicò sotto lo pseudonimo di Nicolas Bourbaki una monumentale opera che cambiò il volto della matematica moderna. Nella storia quattro scienziati ormai in età pensionistica decidono di continuare la loro ricerca in maniera analogamente collettiva e anonima, fino a quando la scoperta della Pcr dà sfogo a quella competitività individuale che costituisce il vero motore della scienza, nonostante i fittizi proclami degli scienziati sulla “ricerca della verità”.
In un sol colpo, Djerassi riesce così a raccontare la storia di una delle scoperte più utili e affascinanti della moderna biologia, a familiarizzare il lettore con una delle associazioni più feconde e bizzarre della matematica contemporanea, e a mostrare dal di dentro il ruolo della vecchiaia nell’istituzione accademica.