La Repubblica, 18 febbraio 1997, pag.38

Alfonso Di Nola, il laico che studiò stregoni e demoni

Marco Politi

Alfonso Di Nola ha incontrato la Nera Signora. Chiamava così la Morte, il celebre antropologo, richiamandosi all’immaginario più arcaico delle civiltà mediterranee. Ciò che lo aveva sempre affascinato non era il dopo – a cui lui non attribuiva nessuna importanza convinto che la fine biologica fosse la fine di tutto - ma la dimensione collettiva e culturale del lutto: il rito attraverso cui coloro che hanno subito la perdita, trovano le ragioni per continuare a vivere. Dunque, se potesse, Di Nola sarebbe ora curioso di vedere in che modo la comunità “elabora” la sua scomparsa.
Non sarà facile per tutti coloro – studiosi o no - che sono appassionati di antropologia e di storia delle religioni. Per molti decenni Di Nola è stato un attento esploratore del sostrato religioso e dell’attualità di cerimonie, credenze e superstizioni. Si trattasse dei serpari di Cocullo o del diavolo lo studioso si è sempre sforzato di far capire in che modo la memoria arcaica riuscisse a sopravvivere e ad essere significante nell’epoca contemporanea apparentemente così razionale e tecnicista.
Nello scenario italiano ciò a voluto dire illustrare con quanta forza una visione del mondo risalente a società contadine potesse continuare ad esercitare effetti in una civiltà urbana e televisiva. E in effetti demoni, stregonerie, riti propiziatori, angosce e antidoti –che tanti di noi credevano sepolti con l’avvento della civiltà industriale, sono riemersi come un fiume carsico con la diffusione straordinaria dei maghi e dell’occultismo proprio nel cuore delle metropoli occidentali. Se nelle città di Roma, la città del Papa, trecentomila persone si rivolgono regolarmente a maghi e fattucchiere –come notava recentemente il leader della comunità cattolica di Sant’Egidio, monsignor Vincenzo Paglia- significa che c’è una domanda inevasa di religiosità e di senso della vita, che ha bisogno di altri canali (più viscerali) per esprimersi.
Paolo VI si riferiva a Di Nola come ad uno di quei laici “che affrontano con grande onestà i problemi religiosi, pur essendo distante concretamente da ogni religione storica”. E in realtà Di Nola, senza cedere alla moda corrente di una frettolosa abiura di una razionalità illuminista, era un attentissimo osservatore del senso profondo dei riti religiosi e del messaggio che erano in grado di trasmettere anche ad un mondo sostanzialmente indifferente alle norme e ai precetti dell’istituzione ecclesiastica. Chi si chiedesse la ragione della crescente partecipazione, di cui tuttora godono i pellegrinaggi, non ha che da sfogliare le pagine del suo ultimo libro Attraverso la storia delle religioni (Di Renzo Editore).
Il pellegrinaggio, spiegava Di Nola in queste note sparse che rappresentano il suo ultimo messaggio, non è una festa. È piuttosto l’avventura attraverso cui il pellegrinaggio si pone in pericolo, soffre e fa penitenza, mettendo a nudo le proprie emozioni e guadagnandosi infine il ritorno alla normalità. Insomma, segno di un’esigenza di rinnovamento ciclico e del bisogno di “tornare più forti”, a cui le usanze della civiltà contemporanea non riescono ad offrire un efficace soddisfazione.
Fra i tanti libri da lui scritti, dagli Aspetti magico-religiosi di una cultura subalterna italiaan (del 1976) all’Arco di rovo (1983) al Diavolo (1987) spicca tra gli ultimi la Morte trionfata: grande affresco sul lutto rituale come mezzo escogitato dagli uomini per sfuggire all’angoscia della morte.
Non manca tra le sue note di questi anni un ritratto al vetriolo di Papa Wojtyla:”È bello, è forte, è un divo, smuove gli istinti di Eros e di Vita, libera la Chiesa da tetraggini”, eppure l’affollarsi della gente intorno a lui non è “indice della diffusione e della sempre maggiore affermazione del credo cattolico”.
Nato a Napoli nel 1926, docente di storia delle religioni alla terza università di Roma, Di Nola ha lavorato praticamente sino alla fine benché prostrato da malattia. La storia delle religioni, commentava, suscita sempre interesse “quando è insegnata in modo laico”. È un’esortazione e un lascito.