Il Messaggero, domenica 26 gennaio 1997, pag. 17

Alfonso M. Di Nola: Wojtyla, mito esagerato

Di Filippo Di Giacomo

In altri tempi, le sue opinioni sarebbero state relegate negli ovattati salotti accademici. I controquaresimali di Alfonso Maria Di Nola, invece, sono spesso stati accolti negli organi d’informazione. E hanno sempre raccolto il consenso di coloro che sanno riconoscere, dietro le sue provocazioni, il grande rispetto che l’illustre antropologo ha sempre dichiarato nutrire sia per i fatti religiosi sia per coloro che ne erano coinvolti. In Attraverso la storia delle religioni, il libro che Di Nola ha appena pubblicato per le Edizioni Di Renzo, lo studioso sembra invece anche preoccupato di dimostrare ai lettori fin dove possa giungere la parola non sfumata: “Giovanni Paolo II è un papa mediocre, un trionfalista, tutto il contrario di Giovanni XXIII che fece cose, grandi per l’epoca in cui visse, con grande umiltà”.
Per l’antropologo, la “piazza” non garantisce alcuna verità, neanche quando si raduna per ricevere la benedizione Urbi et Orbi. “Il Papa polacco”, scrive infatti Di Nola, “ha bisogno delle folle e credo che questo affollarsi della gente costituisca un indice della diffusione e della sempre maggiore affermazione del credo cattolico. Ma noi sappiamo bene che se in una piazza si presentasse un pulcinella, la folla si farebbe ugualmente. L’affluire della gente non ha alcuna relazione con la realtà religiosa: Cristo è morto solo sul Calvario. All’attuale Papa piacciono le forme di trionfalismo e di esibizionismo “.
“Si ha inoltre l’impressione”, continua a scrivere l’autore di Attraverso la storia delle religioni, “che Wojtyla, troppo preso dalla frenesia scoutistica dello spostarsi e del viaggiare, dimentichi la realtà dei problemi dell’uomo. È da chiedersi quali siano i motivi del suo successo e perché le folle lo seguano. Non è certo un Papa capace di affrontare la gravità dei tempi perché passa da impensate aperture a chiusure ideologiche tipiche della teologia medievale”. A questo punto, non ci resta che sperare in una rapida controinformazione cattolica.