Gazzetta di Parma, 18 aprile 1999

Facciamo filosofia?

Viviana Coruzzi

Ermanno Bencivenga, filosofo italiano emigrato in America, professore ordinario di filosofia all'Università di California, da vent'anni in bilico tra due culture, "Per gioco e per passione" (Di Renzo Editore), si interroga e ci interroga sul senso della filosofia nell'attuale società. Filosofia: ricerca e amore per la saggezza, gioco liberato e liberatorio, scoperta e senso della meraviglia. Chi è il filosofo e quale è la sua identità? "Uno che ha solo storie da offrire, senza la garanzia che siano sensate", ma anche uno che serenamente accetta il suo ruolo di cantastorie senza tempo perché lo sa prezioso, "come ogni altro ma non più dì ogni altro".
L'ideale di filosofia dell'autore è quello di una filosofia pubblica: un gioco appassionato e appassionante, di ricerca e di domande, aperto a tutti e al quale tutti possono partecipare per imparare. Una filosofia-gioco e un gioco-filosofia che si alimenta degli aspetti più diversi, a volte opposti e proprio perché tali, generatori di una confusione solo apparente, ma in verità assemblati gli uni agli altri in un equilibrio di rara armonia, Un equilibrio dì tante passioni, al cui interno nessuna è però più forte dell'altra perché tutte insieme costruiscono l'unità della persona, la sua identità antropologica, quel senso di appartenenza che sostanzia il sé attraverso tutte le circostanze che il sé ha vissuto e fatto sue.
La filosofia viene ad essere, così, possibilità infinita di inventare e reinventare, scoprire e riscoprire, pensare e ripensare.
Possibilità dì rivoluzione, rinnovamento, libertà, immaginazione cosmica, progettualità intellettuale, originalità e suggestione del pensiero, apertura al rinnovamento, spirito di confronto, proposta di novità, capacità di aprire brecce, gusto per le differenze, scoperta delle antinomie che si negano e si cercano a un tempo. Una filosofia da praticare per gioco e con passione, in spirito di libertà, in direzione della ricerca, come esercizio creativo e come comunicazione affascinante. L'epilogo non può alla fine non collegarsi al punto di partenza: nell'universo eterogeneo degli studenti del professore Bencivenga emerge la diversità come valore e risorsa, occasione e opportunità di crescita, inesauribile fonte di meraviglie e stupore biunivoci. E in questa relazione di reciprocità permanente si gioca il processo di insegnamento-apprendimento che acquista i contorni di una circolarità universale e infinita e presenta l'atto dell'insegnare come capacità di esporsi in toto, di mettersi in gioco, senza dare nulla per scontato, senza "accettare nessuna fonte autorevole come depositaria della verità, senza ritenersi mai abilitati a vita all'esercizio di una qualsiasi professione".