Corriere della Sera, 7 Maggio 2000

L'inutile paura del cibo

Alimenti transgenici: la garanzia è nel controllo

Edoardo Boncinelli ha scritto sul Corriere della sera (7 maggio 2000) un pezzo ragionato per criticare l’approccio irragionevole alla questione degli alimenti transgenici che rischia di influenzare negativamente l’opinione pubblica e le politiche su una materia così importante.

Di poche cose si è parlato così spesso e così confusamente come dei cibi transgenici. I cibi transgenici sono alimenti derivati da piante transgeniche, vale a dire piante nelle quali è stato inserito un gene che non avevano o alle quali ne è stato modificato uno che già avevano. Questa limitatissima modificazione del patrimonio genetico di una pianta la fa apparire agli occhi di qualcuno come una creatura nuova, innaturale e pericolosa. Come se ciò non fosse mai accaduto prima. Ma l'uomo ha modificato da sempre piante ed animali per perseguire il proprio interesse! In natura non esistono né il grano né il pomodoro, né la patata né la pesca. Tutti questi vegetali sono stati prodotti dall'uomo quando, più o meno una diecina di migliaia di anni fa, alcune popolazioni hanno deciso che erano stanche di vagare per le praterie o le foreste a caccia di piccole o grandi prede animali e allo stesso tempo alla ricerca di tuberi e di bacche che crescevano spontaneamente.

Alcuni uomini sono così diventati agricoltori, da cacciatori e raccoglitori che erano, e hanno pazientemente scelto e selezionato alcune piante, oltre ad addomesticare alcuni animali che li aiutassero in questa loro opera. In diverse regioni del mondo, e primariamente nella famosa "mezzaluna fertile" che si estende intorno ai fiumi Tigri ed Eufrate, i nostri antenati hanno scelto alcuni cereali, alcuni tuberi, alcune verdure fogliacee e qualche frutto e se li sono coltivati per secoli, apportando ogni tanto qualche miglioramento. In parti diverse del mondo ci si è dedicati a piante e ad animali diversi. Prima della scoperta delle Americhe, gli europei non conoscevano né il caffè, né le patate, né il pomodoro, anche se fa un certo effetto pensare ai napoletani prima del caffè e del pomodoro e ai tedeschi prima della patata. Insomma l'uomo non si è accontentato mai di "quello che passava il convento" e ha cercato in continuazione di aumentare le proprie probabilità di sopravvivenza e di accrescere le proprie comodità. E lo ha fatto incrociando fra di loro, un poco alla cieca, piante e animali per vedere che cosa riusciva a ottenere. Il frumento ad esempio è stato ottenuto mettendo insieme, in un'incredibile serie di tentativi più o meno ben riusciti, tre diversi tipi di graminacee che crescevano spontaneamente nelle pianure irrigue e soleggiate. Nessuno aveva a quell'epoca la minima idea di che cosa fossero i geni e non sapeva di conseguenza che questi tentativi selvaggi altro non erano che un rimescolamento di geni diversi per produrre, quando si riusciva, un tipo diverso di organismi.

Oggi sappiamo che esistono i geni. Di molti di loro sappiamo come operano e che effetti hanno. E li sappiamo maneggiare. Fino al punto di inserire un gene che ci interessa nel patrimonio genetico di una certa specie. Con un gene opportuno introdotto nel loro genoma, i pomodori possono resistere alle gelate invernali, il lino resistere alle infezioni di certi parassiti e i chicchi di riso contenere una vitamina, la vitamina A, che non hanno mai contenuto. Esistono grandi consorzi umani che vivevano quasi esclusivamente di riso o di mais. All'inizio del XX secolo si è imparato che le gravi malattie da malnutrizione che coglievano a volte queste popolazioni erano dovute alla mancanza di specifiche vitamine. Queste ultime portano questo nome proprio perché si riconobbe allora che erano essenziali per la vita. Oggi si è prodotta una varietà di riso che contiene la vitamina A, un domani lo si potrà produrre arricchito di altri tipi di vitamine. Tutte queste piante sono dette transgeniche perché hanno un gene estraneo nel loro genoma. Le piante transgeniche hanno insomma un gene in più, e talvolta un gene in meno, nel loro genoma, fatto di 100 mila geni e più.

Qualcuno dice che il cibo prodotto da queste piante potrebbe essere dannoso per la salute di chi lo mangia. Ma perché un gene fra centomila dovrebbe essere dannoso e perché non si è mai ritenuto dannoso il prodotto del- l'incrocio di due piante quando il numero dei geni implicati in quest'operazione era molto superiore? Misteri della mente umana! Il futuro, è vero, fa sempre un po' paura ma il cervello ci è stato dato per discriminare fra paure reali e paure immaginarie. Quella dei cibi transgenici è al momento una paura immaginaria. Ma poiché è comunque una paura, vale la pena di analizzarne alcuni aspetti, telegraficamente perché tanto ci dovremo ritornare.

1) Un gene è un pezzo di DNA e come tale non può fare male a nessuno. Ne mangiamo milioni e milioni ogni giorno.

2) Il suo prodotto, una proteina, potrebbe fare male. Certo, ma basta controllare che quello che ci viene proposto non contenga un prodotto che fa male, anche se non riesco a immaginare a chi potrebbe giovare mettere in un alimento un prodotto che fa male.

3) Questo prodotto potrebbe fare male anche se oggi non si sa. Anche se è un'ipotesi piuttosto remota, l'unica cosa da fare è controllare che ciò non avvenga, né più né meno di quanto si dovrebbe fare per ogni alimento - naturale, quasi naturale, biologico, convenzionale o transgenico o per ogni nuovo farmaco.

4) Il prodotto del gene aggiunto potrebbe produrre delle allergie in qualche individuo. E' vero, ma questo può accadere per qualsiasi alimento, in qualsiasi momento e senza preavviso.

5) Il prodotto del gene aggiunto potrebbe conferire a chi lo mangia la resistenza a un antibiotico. Quello che questa frase significa è in realtà che il gene in questione potrebbe passare da chi lo mangia ad alcuni batteri che lui o lei ospita e questi divenire resistenti a quell'antibiotico. A parte il fatto che questo processo è estremamente improbabile, non conosciamo oggi un solo antibiotico ma molti e un gene può conferire la resistenza a uno specifico antibiotico, non a tutti gli antibiotici contemporaneamente.

6) Il gene aggiunto potrebbe "fuggire" dalla specie nella quale è stato introdotto e diffondersi in altre piante. Non è mai successo e la probabilità che questo succeda è quasi nulla. E poi dove va?

In conclusione, oggi i cibi transgenici non comportano alcun rischio. Se qualcuno mi chiede se questo sarà vero anche fra 15 o 20 anni, onestamente non lo so dire. Non so immaginare come, ma potrebbe crearsi una situazione del genere. Non posso escluderlo a priori. Possediamo però tutti gli strumenti scientifici e tecnologici per accorgercene in tempo e provvedere. A patto ovviamente che lo si voglia e che ci si organizzi in maniera efficiente in questa direzione. La maggior parte dei problemi che sono presentati oggi come scientifici, sono in realtà problemi sociali e politici. E' la società che deve vigilare su se stessa e sul proprio sviluppo con lucidità e discernimento, senza isterismi e senza faciloneria. A noi tocca, a tutti noi, fare una società civile e prospera utilizzando i migliori strumenti che ci siano stati dati, cioè le mani e la testa. Che poi un frutto che abbia un gene in più o in meno abbia perso sapore o profumo è una cosa della quale è anche passato il tempo di ridere.

A cura di Di Renzo Editore