Supereva.it, venerdì 4 gennaio 2002, fisica applicata

A caccia di geni

Claudio Lanzieri

(Edoardo Boncinelli, A caccia di geni, Di Renzo Editore, Roma)

Può un libro di divulgazione scientifica risultare avvincente come un romanzo breve? Nel caso in cui l’Autore sia Edoardo Boncinelli questo è senz’altro vero [1]. La possibilità di ripercorrere alcune delle tappe più significative dello sviluppo della biologia molecolare nel loro intrecciarsi con le vicende umane e scientifiche dell’Autore assicura una lettura tanto coinvolgente da far leggere il libro “tutto d’un fiato”.
Questo perché Boncinelli ha in dote naturale un’arguta intelligenza che gli consente di trattare con sufficiente autoironia e distacco le proprie ed altrui vicende; riconoscendo così le ragioni del proprio successo nella forte volontà di ottenere risposte a quesiti fondamentali ma anche alla capacità di cogliere rapidamente opportunità fortuite che il caso, benignamente, ha offerto lungo il cammino della vita. Il tutto è servito con un linguaggio scorrevole e familiare ai più, che, pur evitando ogni ricorso a termini tecnici e sottigliezze specialistiche ridondanti, è in grado di fornire un quadro assai definito delle questioni scientifiche trattate senza che queste perdano in rigore e precisione. Ma questo approccio è del tutto naturale per chi ritiene che un buon libro divulgativo è utile a tutti e in alcuni casi può contribuire a cambiare radicalmente la vita di un giovane.
Il vero scienziato, secondo Boncinelli, ha dunque il dovere di rendere comprensibili a tutti gli obiettivi della propria ricerca e i risultati conseguiti. Sono convinto che una scoperta scientifica che non possa essere raccontata in modo comprensibile ad un giovane o all’uomo della strada non è una scoperta scientifica, è un bizantinismo fine a se stesso.
Utilizzando lo schema peculiare della collana I dialoghi, in cui domande non riportate poste dall’intervistatore contribuiscono a delineare approfondite discussioni, vengono ripercorse diverse fasi della vita dell’Autore: dagli anni della sua formazione prima umanistica e poi scientifica, con il conseguimento della laurea in fisica, al suo passaggio, quasi fortuito, alla biologia per poi approdare ad una piena maturità intellettuale e scientifica che renderà possibile un’invidiabile serie di scoperte scientifiche. Queste vicende sono collocate in una prospettiva scientifica che partendo da una prima fase pionieristica nella quale non era ancora possibile isolare i vari elementi del nostro patrimonio genetico giunge, attraverso alterne vicende, alla decifrazione del programma generativo che trasforma un uovo fecondato in un essere umano.
In questo straordinario progetto, scientifico ma certamente anche culturale, vengono infine poste in particolare risalto le recenti scoperte, dove rimarchevole è il contribuito dell’Autore, sulla genesi e sulla strutturazione della corteccia cerebrale, l’organo che più di ogni altro ci caratterizza come esseri umani.
Il “sogno” che sembra dunque aver mosso Boncinelli nella sua maturazione scientifica e umana è in sintesi la capacità di studiare l’uomo nella sua essenza più intima, in prospettiva di giungere alla ricomposizione di un “puzzle” costituito da tasselli di chimica ma anche di esperienza e rielaborazione.
La ricerca scientifica ci ha condotto fino alle soglie del cervello, l’organo di gran lunga più complesso e sofisticato del nostro corpo. La nostra personalità, la nostra esperienza, il nostro stesso Io risiedono per la gran parte nel nostro cervello e, in particolare, negli emisferi cerebrali, sedi della corteccia cerebrale.
I risultati scientifici che via via vengono consolidandosi nello studio della funzionalità del cervello sembrano preludere alla possibilità di giungere ad una sua approfondita conoscenza. Assai significativa è a tale proposito la posizione di Boncinelli:
Riusciremo a capire tutto? Riusciremo a capire i meccanismi dell’acquisizione dei dati sensoriali, della memoria, dell’apprendimento e del pensiero? Riusciremo in particolare, a spiegarci la proprietà più nuova e sorprendente del nostro cervello, cioè la capacità di pervenire alla coscienza di sé? Nessuno può saperlo. Ma io sono convinto che se non capiremo tutto, potremo probabilmente arrivarci vicino quanto vogliamo. Questo è il massimo che la scienza possa offrire e non è poi tanto poco. E questa è anche una appassionante dichiarazione di amore per la razionalità umana e per la sua capacità di esprimersi nella scienza e nella cultura nel suo insieme.