il Centro, sabato 4 maggio 2002, cultura e società

Giordano Bruno e la Clavis Magna, una nuova teoria

L'editore Di Renzo pubblica il lavoro di Claudio D'Antonio che sostiene l'autenticità dell'opera

M. T.

Tra le vittime celebri del potere religioso, Giordano Bruno è quello che pesa di più sulla coscienza della Chiesa, un filosofo martire le cui opere, miracolosamente salvate, rappresentano un patrimonio ineludibile dell'umanità. E' per questo motivo che riveste una certa importanza l'operazione della Di Renzo Editore di Roma che, in collaborazione con lo studioso Claudio D'Antonio, ha pubblicato i libri «Clavis Magna» del filosofo nolano. Pubblicazioni che non mancheranno di suscitare scalpore quelle della Di Renzo, visto che l'opinione di Claudio D'Antonio è che i libri della «Clavis Magna», un'opera che secondo alcuni studiosi Giordano Bruno non avrebbe mai scritto, sarebbero in realtà autentici, ribaltando così la tesi che era stata anche di Giovanni Gentile. «Il proposito della nostra introduzione», scrive il traduttore, «è quanto mai ambizioso: dimostrare che l'opera capitale di Bruno, la Clavis Magna, è stata scritta e si trova in nostre mani». Ma che cos'è la Clavis Magna? Secondo D'Antonio sarebbe un complesso manuale rinascimentale, realizzato appunto da Bruno, allo scopo di mostrare e descrivere un nuovo metodo di ragionamento e di studio, un metodo che una volta messo in atto condurrebbe a disporre di una memoria praticamente perfetta e di un ragionamento acuto ed efficace. «Possiamo dunque definire», afferma D'Antonio, «la Clavis Magna come il software del cervello umano che è ancora impiegato solo in una percentuale minima rispetto alle sue capacità reali».
Insomma un manuale per lo sviluppo delle capacità intellettive, secondo la maggior parte dei critici, quest'opera non sarebbe mai stata scritta o, al limite, sarebbe andata irrimediabilmente perduta. Due però sono gli appunti che il curatore delle traduzioni fa alla tesi tradizionale:"E' verosimile" si chiede D'Antonio nell'introduzione, facendo riferimento alle opinioni favorevoli che Bruno ha lasciato su questo trattato poi perduto"che qualcuno affidi la sua fama a un lavoro mai compiuto? E se quell'opera è tanto preziosa, è mai possibile che l'autore non si sia cautelato contro il rischio che andasse perduta?". Tra i volumi sulle Clavis attribuite a Giordano va ricordato senz'altro il primo curato da D'Antonio, intitolato appunto"Il primo libro della Clavis Magna" in vendita al prezzo di 16 e 53 euro, pari a 32mila lire, per 334 pagine, volume dove Giordano avrebbe presentato il suo metodo di conoscenza e pensiero, una specie di manuale di mnemotecnica, capace di strutturare spiega il traduttore, «le immagini, i simboli e le idee in maniera da creare qualsiasi invenzione, sviluppare qualsiasi teoria, ricordare qualsiasi quantità di dati». Interessante è anche il quarto libro della Clavis Magna, uscito di recente al prezzo di 14 euro per 224 pagine, libro con cui D'Antonio ha completato il suo lavoro di traduzione della Clavis Magna. «L'arte di inventare con trenta statue», questo il sottotitolo di quest'ultimo volume, dove si ritiene che Giordano Bruno abbia voluto descrivere un procedimento filosofico basato su trenta argomenti astratti organizzati in trenta categorie, dette statue, a loro volta divise in trenta punti o voci.