Secolo d’Italia, sabato 5 marzo 2005, Eterno Ritorno

Bruno e l'Oriente

Giancristiano Desiderio

Giordano Bruno un orientale? L'ipotesi è suggestiva. Il pensiero del Nolano sembra avere più di un punto in comune con il buddismo e il pensiero cinese. Ci sono, certo, rilevanti differenze, ma anche elementi di contatto. La relazione tra Bruno e il pensiero orientale fu già notata da Arthur Schopenhauer e da Paul de Lagarde (entrambi nutrivano interessi per l'Oriente). Ma non è stata mai approfondita in modo sistematico, né è stata presa seriamente in considerazione. Eppure, nessun altro filosofo è stato così variamente interpretato come Giordano Bruno, tanto che in lui si è visto di volta in volta l'anticipatore di Spinoza e di Hegel, vi si è visto un naturalista e "un darwiniano prima di Darwin", come scriveva sul finire nell'Ottocento Felice Tocco. Ma tra le tante interpretazioni del pensiero bruniano, da quella magica e ermetica a quella panteista e romantica e prescientifica fino a quella civile e risorgimentale, non c'è quella orientale. Almeno fino a ora. Sì, perché il libro di Guido Del Giudice, "La coincidenza degli opposti. Giordano Bruno tra Oriente e Occidente" (Di Renzo Editore), viene ora a riempire questa lacuna o ad avviare un filone di studi che, come sottolinea Michele Ciliberto nella presentazione del testo, merita di essere proseguito.
Guido Del Giudice è un medico e filosofo napoletano che, spinto dalla sua passione per il filosofo di Nola e dalla sua indubbia competenza della sua opera, nel 1998 ha creato il sito internet www.giordanobruno.info. In poco tempo il sito è diventato un punto di riferimento per appassionati e studiosi di tutto il mondo. Ma su cosa si basa il confronto che il bruniano Guido Del Giudice fa tra la filosofia di Bruno e il pensiero occidentale? Sullo scrittoio di Bruno non c'erano di certo né i testi buddistici né gli scritti di Lao tse. Le assonanze, però, tra i due mondi - nota lo stesso Ciliberto - ci sono e riguardano punti qualificanti del pensiero bruniano: il concetto del divino e "quel caposaldo teorico che è il concetto bruniano di materia". La "filosofia nolana" viene spiegata e dispiegata da Del Giudice attraverso la sentenza e visione del "Corpus Hermeticum" di Ermete Trimegisto: "Il divino è principio, è natura, attività, necessità, fine e rinnovamento". Nel pensiero di Bruno è all'opera il problema classico della filosofia greca e della filosofia tout-court: il rapporto tra l'uno e i molti. Se il Cusano portava a vanto della cristianità il fatto di onorare la pura verità assoluta, Bruno concordava con il suo maestro sulla ineffabilità dell'Uno ma vedeva nella molteplicità l'opera stessa di Dio e il modo in cui l'infinito si manifesta in modo infinito.
Al di là dei singoli casi e delle analogie e delle similitudini, il confronto del pensiero del Nolano con l'Oriente pone il problema delle strutture trascendentali del pensiero umano o, con parole più povere e più comprensibili, quell'orizzonte di senso in cui si imbriglia la mente umana quando tocca i concetti di essere, nulla e divenire. In Bruno, che non a caso è un filosofo importante tanto nella tradizione italiana che in quella più ampia dell'Europa, il tema di Parmenide, Eraclito, Platone, ma anche di Schelling, Hegel, Croce, Gentile, Heidegger, Severino è centrale. È il tema dell'essere e del non-essere che è presente anche nel pensiero orientale e cinese, per quanto in questa tradizione venga declinato in altro modo e, soprattutto, metta capo a una forma di vita diversa. Ma l'aspetto forse più interessante del libro di Guido Del Giudice è nel modo in cui maneggia il pensiero del Nolano: non si tratta, infatti, di uno studio da specialisti e per specialisti, bensì di un libro "per tutti e per nessuno". A conferma della grande ricchezza umana dell'opera di Bruno che alimenta, come poche altre, un pensiero vivo e per la vita, piuttosto che una bibliografia accademica.