Napolipiù, domenica 20 febbraio, cultura

In libreria "La coincidenza degli opposti" di Guido del Giudice sul filosofo nolano

Giordano Bruno, profeta dell'infinito

Roberto Giovenco

[Guido del Giudice, La coincidenza degli opposti, Di Renzo Editore, Roma]

Ogni 17 febbraio un fremito scuote le coscienze di tutti gli uomini di libero pensiero: in questo giorno, nel 1600 ardeva sul rogo a Campo de' Fiori Giordano Bruno, uno dei più grandi pensatori dell'umanità, condannato come eretico dal Tribunale dell'Inquisizione, dopo otto anni di prigionia e un processo che segnò una delle pagine più oscure della Chiesa di Roma, ma anche uno dei momenti più alti della civiltà occidentale. Quest'anno, in occasione della ricorrenza, Guido del Giudice, medico napoletano, dedica al filosofo di Nola, un interessante ed originale saggio, dal titolo "La coincidenza degli opposti. Giordano Bruno tra Oriente ed Occidente". L'autore è uno dei più apprezzati esperti del filosofo, oltre ad aver creato sette anni fa il più completo e visitato sito internet sull'argomento: www.giordanobruno.info, che diede il titolo, nel 2000, ad un altro fortunato libro. In questo secondo saggio bruniano ancora una volta non smentisce la sua passione e profonda conoscenza dell'insigne pensatore del Rinascimento, evidenziandone un aspetto innovativo del pensiero, ricco di fascino e di fermenti filosofici ed intellettuali. Fondando la sua ricerca sulla natura iniziatica dei grandi profeti dell'umanità, della cui schiera Bruno a buon diritto fa parte, del Giudice rintraccia negli insegnamenti di Pitagora, Ermete ed Eraclito il tramite tra la Nolana filosofia e il grande pensiero orientale dell'Egitto, dell'India e della Cina. Le antiche dottrine ermetica, egizia, greca, contenevano già in embrione i principi generatori dell'intuizione sovvertitrice dell'infinità dell'universo e della concezione dell'unità degli opposti, che stanno alle radici sia della concezione orientale del mondo che di quella bruniana. Come osserva Michele Ciliberto, presidente dell'Istituto Studi sul Rinascimento, nella presentazione che dà ulteriore pregio al libro: "Nel suo lavoro Guido del Giudice ha precisamente questo doppio merito: aprire gli studi bruniani verso prospettive non ancora e non sempre considerate in modo adeguato; sollecitare il lettore a confrontarsi con delicati problemi teorici, che riguardano la struttura complessiva - universale, si potrebbe dire - del pensiero umano".
La filosofia nella sua massima espressione si concretizza, in Bruno, come nei mistici orientali, nella ricerca dell'Uno, nella contemplazione della Natura e nello sforzo di cogliere l'invisibile nel visibile, l'unità nella molteplicità.
"Sarebbe troppo facile dire - continua Ciliberto - che sullo scrittoio di Bruno non c'erano né testi buddistici né scritti di Lao tse. Resta il fatto che queste assonanze ci sono, e non solo sul punto della metasomatosi, che è il più ovvio. Esistono sintonie più profonde che riguardano anzitutto il concetto del divino e quel caposaldo teorico che è il concetto bruniano di materia".
In ogni caso, vengano da oriente o da occidente, si chiamino Bruno, Buddha o Gesù, il messaggio fondamentale che questi grandi iniziati ci hanno lasciato è lo stesso: lo spirito umano può evolversi, fino a raggiungere le più alte mete, solo con la tolleranza e non con l'imposizione del dogma. Fu questo lo spirito con cui nel settembre del 1599, messo alle strette dalle intimazioni del Santo Uffizio di abiurare i capisaldi della sua filosofia, Bruno prese la decisione di non cedere fino alle estreme conseguenze, affrontando il martirio. Un saggio, quello di Guido del Giudice, che merita una collocazione di rilievo nell'itinerario critico bruniano, un testo che fornisce, soprattutto ai giovani, un suggestivo stimolo alla conoscenza del filosofo Nolano, per la finezza dell'esposizione e la poliedricità dei contenuti.