Il Sole-24 ore - 3 dicembre 2000, pag.36

Rudy Rucker e il transrealismo cyberpunk

Umberto Bottazzini

È un curioso personaggio, Rudy Rucker. Matematico e logico di formazione, cresciuto ammirando Gödel, gli scrittori di fantascienza e i "beatnik". Con il sogno di diventare a sua volta uno scrittore, coltivato fin dai tempi della tesi di dottorato sulla teoria degli insiemi. Ne La mente e l’infinito (Muzzio 1991), il suo primo libro tradotto in italiano, Rucker racconta tra l’altro dei suoi incontri con Gödel, nell’ufficio del grande logico a Princeton come «Aladino nella grotta del tesoro». In questo libretto ricorda che Gödel pensava che i robot «potessero essere a tutti gli effetti come le persone». È una testimonianza che smentisce la convinzione diffusa secondo cui Gödel era invece «fautore della superiorità intellettiva dell’uomo sulla macchina». Superiorità che, secondo il filosofo Lucas era una conseguenza appunto del celebre teorema di incompletezza di Gödel. Ma la sua argomentazione «è fallace» osserva a ragione Rucker, e tuttavia «per qualche donchisciottesca ragione il fisico Roger Penrose ha fatto rivivere la teoria di Lucas negli anni Novanta e ha scritto due libri per difendere questa tesi». Rucker si confessa da sempre «attratto dal misticismo e dalla possibilità di vedere il mondo in una maniera differente». Eccitato dall’idea di potersi sollevare in una dimensione più alta e poter «guardare il mondo dall’esterno», come ha cercato di mostrare ne La quarta dimensione (Adelphi, 1994).
Più che un filosofo Rucker è uno scrittore "cyberpunk" (Filosofoso cyberpunk, Di Renzo Editore). «La narrativa cyberpunk — afferma Rucker — è centrata sulla fusione di uomini e macchine», e per questo «il cyberpunk è una forma di letteratura di consumo in questo periodo storico». Infatti, quella che stiamo vivendo è «un’epoca in cui i computer stanno "assumendo" molte incombenze umane, e gli uomini stanno "ricevendo" molte più informazioni elaborate dalle macchine». Insomma, dice Rucker, «è in atto una massiccia simbiosi uomo/macchina», un processo che si sta sviluppando in un modo molto più rapido di quanto si potesse immaginare. Così, conclude Rucker, «invece di pensare al futuro in maniera realistica, possiamo farlo in maniera fantascientifica, e il cyberpunk è la realtà del prossimo futuro».
Rucker difende un modo di scrivere fantascienza che egli ha chiamato transrealismo. «Non è tanto un tipo di fantascienza — afferma Rucker — quanto un tipo di letteratura d’avanguardia». Lo scrittore transrealista descrive le sue percezioni in maniera fantastica. Luce bianca (Bompiani 1998) è un romanzo transrealista ispirato da «una memorabile esperienza con l’Lsd che ebbi nel 1969», ci dice Rucker. Il sottotitolo di quel libro era preso a prestito da un celebre articolo di Gödel, «Che cos’è l’ipotesi del continuo?». Scrivere di fantascienza partendo da un’idea scientifica e, al tempo stesso, parlare della propria vita. È l’idea alla base di Luce bianca e di altri libri di Rucker, e anche di questo libretto dove, insieme a una sommaria autobiografia, ci presenta anche la propria "filosofia di vita".