Il prof. Di Renzo: "Nuove regole per le gravidanze plurime"

PERUGIA, 15 GENNAIO - «La maggior parte delle gravidanze multifetali è dovuta ad induzione dell'ovulazione o a tecniche di riproduzione assistita. Ogni accorgimento messo in atto per aumentare le possibilità di ottenere una gravidanza può determinare una maggiore incidenza di gravidanze multiple».
È quanto ha spiegato con una nota scientifica il prof. Giancarlo Di Renzo, dell'Istituto di medicina Perinatale dell'Università di Perugia, il medico che ha
operato la giovane mamma di Lampedusa, che ha dato alla luce 6 gemellini.
Di Renzo ha fornito dei dati sull'incremento delle gravidanze singole; «negli Usa nell'ultimo decennio - è detto nella nota - si è assistito ad un incremento del 17% delle gravidanze singole, del 33% delle gravidanze gemellari e del 10% delle trigemine e plirigemine. Nelle donne di età superiore ai 35 anni, che rappresentano il maggior numero delle pazienti sottoposte a programmi di
Fivet (fecondazione in vitro ed embrio-trasfert) e Gift (transfert dei gameti intratubarico), l'incidenza di gravidanza trigemina è triplicata. Gravidanze inizialmente plurime possono evolvere spontaneamente in gravidanze singole o in gravidanze con un più basso numero di feti. Tale fenomeno - sostiene Di Renzo - si verifica solitamente nelle prime settimane di gestazione e non
oltre la dodicesima. Nell'85% dei casi di gravidanza trigemina il parto avviene prematuramente ad un'età gestazionale media di 33 settimane. I neonati, partoriti prima del compimento della 32esima settimana presentano evidentemente un rischio più elevato di mortalità perinatale e di gravi esiti a
distanza».
«Il 25% delle gravidanze trigemine termina prima del compimento della 32esima settimana, mentre il 9% di esse termina prima delle 28esima settimana di gravidanza. Da quanto esposto risultano chiare le dimensioni del problema, in quanto nonostante la terapia atta a ridurre l'attività contrattile uterina e le tecniche ostetriche attualmente disponibili, il rischio di prematurità nelle gravidanze multifetali non si è sostanzialmente modificato nel corso degli ultimi
decenni. Inoltre accanto alla mortalità neonatale e alle sequele neurologiche di vario grado legate alla prematurità, le gravidanze multifetali sono gravate da una maggiore incidenza di complicanze materne, quali l'ipertensione gestazionale, l'anemia e l'atomia uterina del post-partum».
La spiegazione scientifica del Prof. Di Renzo si conclude con la precisazione quindi che «la limitazione delle gravidanze plurime è un problema di grande importanza e attualità che può essere affrontato sia in epoca proconcezionale regolamentando le tecniche di procreazione assistita, sia in epoca post-concezionale, mediante riduzione embrionale».

A cura di DI RENZO EDITORE