la Repubblica, sabato 16 aprile 2005, pag. 48

Segreti da scienziati

Franco Marcoaldi

Perché gli scienziati assurgono così di rado a protagonisti della scena letteraria e cinematografica? Secondo Carl Djerassi, professore di chimica all’Università di Stanford e prima ancora padre della pillola anticoncezionale, la ragione principale va addebitata al comportamento degli scienziati stessi, “riluttanti all’idea di rivelare i propri segreti tribali”.
L’intento di Djerassi è proprio di svelare quei segreti e di farlo in forma giust’appunto romanzesca. Da qui il progetto di una tetralogia di cui è da poco uscito il secondo volume, Operazione Bourbaki (Di Renzo Editore).
Si tratta di un romanzo godibilissimo – così come il precedente Dilemma di Cantor – dove, alla scontata competenza scientifica dell’autore, si accompagna un tutt’altro che scontato talento letterario, che in questo frangente conduce il lettore a confrontarsi con un tema quanto mai affascinante: quello della paternità delle scoperte.
Un gruppo di quattro scienziati di peso, messi ai margini dalle rispettive università a causa della loro età avanzata, decide di vendicarsi di tale, ingiusto allontanamento, inventandosi una figura fittizia capace di mettere a soqquadro il mondo scientifico: Diana Skordylis. La scommessa è semplice: tutti e quattro hanno speso la loro vita per costruirsi una reputazione.
Saranno disposti, ora a investire le loro energie senza avere alcuni personale tornaconto, nascosti dietro un nom de Plume?
L’avventura è troppo attraente, il desiderio di farsi beffa di un mondo accademico ossessionato dalla gioventù, altrettanto; sicché nessuno si tira indietro. Ma quando la scoperta messa a punto dal gruppo si rivela di straordinario interesse e cominciano a fioccare i primi riconoscimenti, ecco riaffacciarsi l’egocentrismo di tutti e di ciascuno.