Galileo, venerdì 10 ottobre 2003, scaffale

Un romanzo racconta la scienza

Mauro Capocci

(Carl Djerassi, Il dilemma di Cantor, pp. 238, Di Renzo Editore, 2003)

Raramente abbiamo trattato opere di narrativa su queste pagine. Abbandoniamo la consuetudine perché in questo caso è comunque la scienza la protagonista vera del romanzo. La scienza vista da dentro. I personaggi sono tutti, tranne una rilevante eccezione, interni al mondo scientifico. D’altra parte, Djerassi non è un autore qualunque: ormai molti anni fa – correva l’anno 1951 – come chimico alle dipendenze dell’azienda Syntex riuscì a produrre il noretidrone, il componente fondamentale per la pillola anticoncezionale. Da allora la sua carriera ha esplorato in lungo e in largo la comunità scientifica. Al suo romanzo, quindi, non manca la verosimiglianza, anche se al lettore non esperto sembreranno forse incredibili le vicende dei protagonisti. Infatti, l’immagine pubblica della scienza difficilmente comprende le emozioni e i sentimenti dei ricercatori, nella normale gamma delle sfumature. Ma soprattutto la comunità scientifica tende a tenere accuratamente nascosti, soprattutto all’opinione pubblica, i propri errori, nonché le proprie deviazioni (in particolare il “publish or perish”, pubblica o perisci, che è la molla che ha fatto scattare molte truffe accademiche).
La trama è invece proprio composta di questo delicato filo: lo scienziato affermato ma non celebre, Isidore Cantor, ha un’idea grandiosa e affida al suo migliore studente, Jeremiah Stafford, l’esecuzione dell’esperimento cruciale. L’esperimento riesce, ma i risultati non riescono a essere replicati in un altro laboratorio. Semplice sciatteria nel descrivere l’esperimento, o una vera e propria frode? In bilico tra i due corni del dilemma si muove il professor Cantor, che insieme al suo studente verrà preso nel vortice dei riconoscimenti scientifici per il brillante risultato, ma sempre roso da un atroce dubbio. Solo un secondo esperimento riuscirà a dirimere la questione. Nel frattempo, uno squallido personaggio, ricercatore famoso a caccia del Nobel, ne approfitta per ricattare – invidioso – Cantor. A contorno, due storie d’amore che rendono bene i problemi affrontati oggi dai giovani scienziati: precarietà non solo economica ma anche geografica, con compromessi sempre più pesanti affrontare.
Nel leggere il libro, a molti sovverrà il ricordo del caso Baltimore, premio Nobel accusato di frode scientifica anche a causa dell’incuria di una sua ricercatrice nel tenere i diari di laboratorio. Questo episodio, che ha guadagnato le prime pagine di molti giornali americani, è pressoché contemporaneo all’uscita del libro di Djerassi, pubblicato nel 1989. La somiglianza dimostra ulteriormente che “Il Dilemma di Cantor” non è solamente un ottimo romanzo, scritto bene e intrigante, ma anche una sorta di docu-fiction capace di mostrare aspetti poco noti del pianeta ricerca. Come scrive lo stesso Djerassi nella postfazione, non si tratta di “sciencefiction” (fantascienza) ma di “science-in-fiction” una narrazione basata sulla scienza. Il realismo è accentuato poi dai frequenti richiami a linee di ricerca e personaggi esistenti, ogni volta descritti e discussi con chiarezza. Questo volume rappresenta dunque una felicissima unione di letteratura e scienza, e al contempo è un saggio ben scritto di antropologia della scienza: speriamo che la sua diffusione sia utile per svecchiare l’immagine clericale e asettica che rappresenta il cliché della ricerca scientifica fatta e finita.