L’Espresso, 31 agosto 2000, pag. 165, La Storia

Opposti revisionismi

Gianni Corbi

Un singolare e paradossale saggio dello storico Ernst Nolte intitolato “L’eredità del Nazionalsocialismo – È lecito un paragone tra Milosevic e Hitler?” (Di Renzo Editore) ha il merito di aprire una questione storiografica di non poca importanza: chi ha avuto il merito, o il grande demerito, di aver dato vita alla teoria del revisionismo, sulla radicale revisione di due centrali concezioni che dominavano il Novecento: il comunismo e il nazifascismo.
Per la nostra tipica emarginazione culturale e linguistica l’elaborazione di quella controversa teoria è stata attribuita fin dal primo dopoguerra agli storici tedeschi, e in particolare a Ernst Nolte e ai suoi non sempre commendevoli allievi. I suoi libri su “I tre volti del fascismo”, “Nazionalismo e bolscevismo”, “La guerra civile europea”, “Dopo il comunismo”, hanno molto contribuito a dissacrare il rapporto tra comunismo e fascismo: di Hitler, Lenin e Stalin sarebbero stati i precursori ideologici. Ora Nolte confessa che le sue teorie trovano molto meno credito in Germania, al punto che i suoi articoli sul “Frankfurter Allgemeine Zeitung” sono stati ripetutamente rifiutati. Una ostilità così radicale da aver indotto il filosofo tedesco a trovare una seconda esistenza in Italia, concedendo interviste e frequentando programmi televisivi. Una situazione esattamente opposta riguarda invece il nostro Renzo De Felice. I suoi fondamentali studi sul fascismo contengono quasi tutte le interpretazioni, non sempre condivisibili, che hanno dato luogo a polemiche ad alto livello in Italia, ma che hanno avuto invece scarsa risonanza all’estero, se non tra gli specialisti della materia. Per tre decenni Renzo De Felice ha diviso il campo degli storici in due fazioni accanitamente avverse: estimatori e critici a oltranza. Nessuno, però, potrà fare a meno della sua enorme documentazione raccolta.