il Centro, venerdì 8 giugno 2001, Cultura e Società

L'emozione della Terra vista dall'alto

L'astronauta Umberto Guidoni racconta l'esperienza nello spazio

Paolo Di Vincenzo

Umberto Guidoni è il primo astronauta europeo che ha passato diversi giorni nella costruenda Iss, Stazione spaziale internazionale. Guidoni è rimasto in orbita dal 19 al 30 aprile per sovrintendere ai lavori di installazione del modulo spaziale - costruito in Italia - Raffaello. L'astronauta, che ha scritto un libro per Di Renzo Editore, «Il giro del mondo in 80 minuti», sulle sue precedenti esperienze nello spazio, è stato ospite nei giorni scorsi della casa editrice romana. In quell'occasione ha risposto alle domande del Centro.
Con Guidoni a bordo dell'Endeavour (alla 16ª missione, 104 il totale di tutti gli shuttle) il comandante Kent Rominger al suo quinto volo, il pilota Jeffery Ashby, gli specialisti di missione Chris Hadfield, John Phillips, Scott Parazynski, e il cosmonauta russo Yuri Lonchakov. Per agganciarsi alla Stazione, lo shuttle ha orbitato a una quota di 319 chilometri, inclinata di circa 51 gradi rispetto all'Equatore.
Umberto Guidoni è nato a Roma il 18 Agosto 1954. Sposato con Mariarita Bartolacci, ha un figlio, di nome Luca, nato a Houston il 21 Febbraio 1992.
Quali emozioni, sensazioni si vivono in orbita?
«Le sensazioni sono enormi e a volte anche difficili da raccontare. Il fatto è che per molto tempo, a Terra, ci si allena a un viaggio spaziale e quindi da molto si vive già nella nostra mente, diciamo in modo quasi virtuale, quello che ci accadrà in seguito. Certo, vedere la Terra dall'alto fa un certo effetto. Guardare la Terra dal di fuori dà un forte senso di estraniamento: sembra di non appartenere più a quel pianeta, quanto piuttosto al cosmo in generale. Anzi, è come vivere due vite: una parte di te è con la famiglia, con gli amici, con le cose terrene e l'altra la osserva dal di fuori. Quando ero bambino, una volta mi portarono al largo, nel mare e osservare la costa da lontano dava una certa sensazione di pace: i problemi di tutti i giorni sembravano svanire. Dall'alto la sensazione è la stessa: a volte non si capiscono tutti i problemi di relazione che preoccupano noi terrestri. La Terra è una grande cosa che rischiamo di rovinare, dovremmo amarla di più, è la nostra casa e quella dei nostri figli. A volte siamo presi dalla sensazione che ormai nulla si possa fare per arrestare la china assunta dal senso di degrado. Invece, credo proprio che non sia così. Non credo bisogna rassegnarsi e attendere che la Natura ci obblighi a dei cambiamenti».
Vorrei che parlasse del suo sogno, realizzato, di diventare un astronauta. Come le è venuto in mente, cosa ha dovuto fare, quanti sacrifici ha dovuto superare, per arrivare a realizzarlo.
«Se guardiamo al percorso di vita di ciascun individuo, sembra che tutto accada per caso. Credo che il caso c'entri veramente, ma a ciascuno capita un caso speciale, tutto dipende dal tipo di inclinazione, di preparazione, di cultura, di aspettative che ci caratterizza. La curiosità, il desiderio di andare dentro le cose, vedere come funzionano e perché funzionano in quel modo, hanno sempre rappresentato una molla formidabile che ha caratterizzato la mia intera vita, fin da bambino: se così non fosse stato forse non avrei scelto di frequentare facoltà scientifiche e avrei "impostato" la mia vita per seguire altre strade, anche se in ciascuna attività occorre comunque una certa dose di curiosità. Verso i dodici anni mi fu regalato un piccolo telescopio che puntai subito verso il cielo cercando di penetrare quel mondo immenso e sconosciuto. Uno spettacolo meraviglioso che ha forse contribuito a indirizzare i miei studi verso la fisica. Quello che accadeva allora era un gioco da ragazzi, ma poi si è rivelato un elemento che forse ha contribuito a rappresentare una svolta: chi avrebbe mai pensato che sarei diventato un astronauta!»
Com'è la vita in una navicella spaziale, i ritmi, come si lavora in assenza di gravità?
«Queste sono le domande piu ricorrenti, quelle che mi vengono poste sempre dopo, dopo che il clima, tra quelli che ascoltano e me che parlo, è diventato un po' più amichevole. Più precisamente, quando qualcuno mi pone domande riguardanti problemi fisiologici, noto che altri sorridono, un po' imbarazzati. Come se ci fosse una sorta di reticenza a chiedere come ci si comporta di fronte alle varie esigenze della natura. Allora rispondo sorridendo anch'io e completando la domanda che a volte rimane interrotta. Certo, una delle conseguenze più evidenti è l'assenza di peso e per questa ragione ogni oggetto deve essere assicurato alle pareti con il veltro, per evitare che vada in giro per la cabina».