Italia Sera, mercoledì 27 febbraio 2002, Cultura, p. 9

Divengono un libro le esperienze spaziali dell'astronauta Umberto Guidoni

Storia di un sogno dentro e fuori dalla terra

Giovanna La Vecchia

"Avevo quindici anni quando Armostrong mise piede sul suolo lunare, me lo ricordo ancora come se fosse ieri: ero studente al Ginnasio romano Gaio Lucillo, alle prese col greco e il latino; quell'evento storico fece nascere in me la convinzione che da grande avrei studiato il cosmo". Così è stato. Umberto Guidoni, laureato in fisica, ricercatore presso la Divisione Energia Solare dell'Enea e successivamente presso l'Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario (IFSI). Nominato responsabile scientifico di RETE, uno degli esperimenti a bordo del TSS, organizza i test di integrazione con il satellite a filo e si interessa alla pianificazione delle operazioni in volo. Nel 1990 viene selezionato dall'Agenzia Spaziale Italiana come uno dei due esperti scientifici per la prima missione del satellite Tethèred e si trasferisce presso il Centro Astronauti del Jonhason Space Center di Houston dove viene nominato membro dell'equipaggio della missione STS-75. Il 22 febbraio 1996 Guidoni corona il sogno di bambino: effettua il suo primo lancio sullo Space Shuttle Columbia completando 252 orbite, percorrendo 6,5 milioni di miglia in 377 ore e 40 minuti.
"Ricordo ancora con grande emozione la prima volta che ho puntato verso il cielo un piccolo telescopio giocattolo che mi fu regalato all'età di dodici anni" - scrive Guidoni - "La vista degli anelli di Saturno mi appassionò a tal punto che comincia ad appassionarmi all'Astronomia, facendone il territorio di tutti i miei sogni, non immaginando che un giorno si sarebbero realizzati e che avrei toccato con mano quello che allora era solo un'immagine lontana: lo spazio". Guidoni è stato il primo italiano ed europeo a raggiungere, a bordo dello Shuttle Endeavour, la Stazione Spaziale Internazionale, dove è stato portato il braccio meccanico Canadarm e il modulo Raffaello, fondamentali per il proseguimento dei lavori della Stazione stessa. Nei giorni scorsi è stato ospite dell'Istituto Scientifico Primo Levi di Roma dove ha raccontato la sua straordinaria storia, rispondendo alle domande curiose e minuziose dei ragazzi, entusiasmati dalle splendide immagini del filmato della Nasa che ha documentato l'ultima missione del 19 aprile 2001.
L'astronauta, che ha raccolto la sua storia nelle pagine del libro "Il giro del mondo in 80 minuti" (Di Renzo Editore, 60 pagine), sta per pubblicare il suo secondo racconto(sarà licenziato da Di Renzo Editore, la nuova sfida spaziale, un nuovo sogno che forse troverà ilo suo coronamento nel 2005, quando, completata la International Space Station, Guidoni potrebbe essere chiamato ad un soggiorno di circa tre mesi. La costruzione della Stazione Spaziale è un programma planetario, in cui sono impegnati più di venti paesi, che prevede la costruzione di una base permanente abitata, in orbita a circa 400 km l di sopra della superficie della terra.
Si tratta dell'oggetto più grande mai messo in orbita: 108 metri per 88, grande quanto un campo di calcio.- Guidoni, quali sono le motivazioni di questa nuova missione in cui è coinvolta anche l'Italia?
"Si tratta di un osservatorio privilegiato dove gli astronauti potranno studiare con la necessaria continuità le risorse del nostro paese e i suoi cambiamenti climatici, complessi ed inquietanti. L'orbita su cui si trova la TSS permette di tenere sotto controllo gran parte delle terre abitate ed in particolare le devastazioni provocate dall'uso sconsiderato delle risorse naturali , gli effetti degli incendi che affliggono quasi tutte le zone tropicali e l'avanzare dei processi di deforestazioni selvagge. La piattaforma sarà anche luogo ideale dove effettuare esperimenti in assenza di peso e trampolino di lancio per il lungo viaggio verso Marte. Inoltre, è la prima volta che tutto il pianeta è coinvolto per la realizzazione di un obbiettivo, non v'è competizione, l'umanità si muove all'unisono, superando divisioni culturali che rappresentavano un freno alla ricerca scientifica".
Durante un viaggio nello spazio, quali sono le sensazioni fisiche più forti?
"Prima sensazione è quella di essere schiacciati. L'accelerazione provoca un senso di fatica, difficoltà nel respirare, nell'alzare un braccio, nel fare un movimento minimo. È una sensazione che dura poco più di cinque minuti. Poi quando si spengono i motori si inizia a galleggiare, vivendo una esperienza molto simile a quella dell'acqua, privi però della sua resistenza. Ci si inizia a muovere con estrema facilità e si finisce per andare sempre oltre, superando la distanza che si voleva percorrere. Quando si impara, è tempo di ritornare sulla terra, e iniziano le nuove difficoltà di adattamento. Dopo soli 14 giorni di assenza non si riesce ad alzare neppure una bottiglia, si tende a camminare con le gambe larghe per evitare di cadere, non ci si sente nemmeno sicuri sulla normale posizione in verticale, i sensori dell'equilibrio sono saturi da altre informazioni ed impiegano qualche giorno per tornare a recepire le normali informazioni. Si ha bisogno di tempo per cercare di capire, per assorbire i punti di riferimento.
Quali le emozioni di un viaggio simile?
"Si ha voglia di guardare intorno, in direzione della terra, alla ricerca dei suoi colori e di quel che è familiare, di ciò che ci appartiene più di qualsiasi altra cosa, più della stessa voglia di conoscere, di esplorare, di trovare risposte alle mille domande di una mente scientifica".
Il subire una mutazione strutturata da cicli multipli di notti e di giorni non differenziati, crea un forte sfasamento?
"Per orientarci utilizziamo un tempo artificiale, quello di Houston, nostro legame con la realtà. Il fatto che ci sia un continuo alternarsi di 45 minuti di notte e 45 minuti di giorno provoca uno squilibrio psicologico e una certa fatica, una grossa tensione, che inevitabilmente si riflette sul nostro stato d'animo e sensazioni. Sulla terra la notte significa la fine della giornata e l'inizio di una fase di riposo, in orbita tutto ciò non ha alcun valore".
Conosce la paura?
"È qualcosa con cui abbiamo imparato a convivere. Conosciamo i rischi; sappiamo di essere seduti su 2 milioni di litri di combustibile, sappiamo dei pericoli, non li temiamo.
L'addestramento dura più di un anno, durante le simulazioni viviamo situazioni drammatiche che poi in realtà, per fortuna, non si verificano. Tranne brevi problemi di natura tecnica, la missione va bene; questo rafforza la nostra convinzione di essere preparati ad ogni tipo di complicazione, anche la più imprevedibile e la più rischiosa.. La paura non fa parte di questo mestiere".
Cosa occorre per diventare un astronauta?
"L'inglese è fondamentale, meglio ancora la conoscenza di più lingue. Nello spazio occore personale preparato in tutte le discipline scientifiche,: piloti, scienziati, fisici, medici, ingegneri, biologi. Ciò che conta è raggiungere un livello i preparazione tale per cui si riesce a fare qualcosa che gli altri non saprebbero realizzare. In altri termini, dare un contributo individuale fondamentale alla ricerca".
Ogni partenza ha in sé un enorme entusiasmo. I suoi rientri sulla terra da cosa sono caratterizzati?
"Si conclude una meravigliosa avventura ai confini del mondo, dove c'è ancora l'ultima frontiera da valicare. Rientrare nella normalità non è semplice. Ho trascorso giorni intensi sull'avamposto più remoto abitato dall'uomo dove si sta costruendo forse il futuro del genere umano".
Tutto sembra più pesante, ma è solo colpa della forza di gravità?
"Si tratta di un amore altro. Se ho scelto di fare l'astronauta è stato per una rinnovata forza e forma di passione per il mio pianeta, per la mia terra, dove vivo bene, dove vivono i miei cari, dove ritrovo le cose più preziose. In ogni rientro porto nella mente la vista del nostro paese che brilla come una gemma azzurra immersa nel buio cosmico. È una immagine di incanto puro che fa riflettere sulla estrema fragilità di questa piccola oasi abitata, circondata dallo spazio freddo ed inospitale. Vista dallo spazio la Terra è veramente un'enorme astronave su cui è imbarcata tutta l'umanità e la sopravvivenza del suo equipaggio - miliardi di uomini e donne - dipenderà dalla cura con cui sapremo mantenerla in piena efficienza".