Corriere della Sera, domenica 5 aprile 1998, pag. 26

Giro del mondo in 80 minuti - Guidoni racconta il suo volo

G.Cap.

È una storia bella ma anche triste perché racconta di uno strano «palloncino» sfuggito di mano a un gruppo di astronauti che li trascinavano nel cosmo. Successe due anni fa e il «palloncino» era il satellite a filo italiano «Tethered» impegnato in esperimento di generazione di generazione di energia elettrica nello spazio. Mentre a sfera bianca si allontanava nel buio, sulla navetta Columbia c’era Umberto Guidoni, l’astronauta dell’Asi al suo battesimo del cosmo.
Ed è proprio lui a ricostruire la sfortunata storia del libro «Il giro del mondo in 80 minuti» (Di Renzo Editore) ricordando come l’improvvisa rottura del filo e il moncone di cavo bruciacchiato penzolante nel vuoto avessero ammutolito tutti i protagonisti dell’impresa, in orbita e a Terra. E noi che al centro di controllo di Houston cercavamo spiegazioni altro non ascoltavamo che vaghe parole e qualche imprecazione. Perché era la seconda volta che il satellite a filo falliva per «cause americane». Il libro però non si limita a questo avvenimento ( ricordando che comunque l’esperimento funzionò anche se per poco) e racconta l’intera, prima esperienza orbitale vissuta sull’astronave Columbia. Comprese le sensazioni, i pensieri che correvano forse più veloci della navetta, il lavoro svolto tra il cielo ero e il pianeta azzurro. È, dunque, una piacevole lettura che trasporta lassù insegnando in breve e con semplicità tante cose utili. E inoltre fa capire l’importanza del mestiere del futuro; quello dell’astronauta, appunto.