Secolo d’Italia, mercoledì 8 ottobre 2003, pag. 16, Un libro al giorno

L’esempio normanno, un modello d’identità europea

Antonio Saccà

Il volumetto di Hubert Houben, docente di Storia medievale all’Università di Lecce, dedicato ai «Normanni tra Nord e Sud» (Di Renzo Editore) è assolutamente da leggere, sarebbe assolutamente da leggere, se esistesse curiosità culturale non alterata dalle grancasse della propaganda editoriale. In ogni caso, non ci facciamo sfuggire l’occasione.
I Normanni, gli uomini del Nord, furono un’espansione vichinga in terra francese, nel territorio che prenderà denominazione di Normandia. I vichinghi imperversarono in gran parte dell’Europa per tre secoli all’incirca, e furono decisivi per il futuro dell’Europa intera. Descritti come popolazione belluina, bestiale, ferina, tremenda in guerra, impossessatisi della Norvegia, ai vichinghi nulla resistette, per terra e per mare. Anzi, per mare si recarono addirittura in America, quantunque, non avendo mezzi e popolazione a sufficienza, non utilizzarono tale e tanta scoperta. In ogni caso si diffusero in Groenlandia, in Islanda, in Inghilterra, e specialmente in quella che sarà la Russia con l’Ucraina; ebbero anche contatti e contrasti con gli islamici. È il primo aspetto del volume di Houben, di estremo interesse. Perché l’espansione vichinga nei paesi del Nord impedì l’islamizzazione del Nord medesimo, il che sarebbe di certo accaduto. Non solo. Allorché i vichinghi si convertirono al cristianesimo si creò una potente fascia restia all’islamismo e che frenò l’islamismo. Non meno considerevoli gli effetti che l’espansione vichinga ebbe nel meridione o, meglio, ad Occidente, Danimarca, Inghilterra, Normandia, furono prese dai vichinghi, in tutto o in parte, e successivamente i Normanni si spinsero nel meridione d’Italia e all’estremo sud di essa, la Sicilia. E avviene l’ulteriore, straordinaria impresa dei vichinghi, sebbene divenuti normanni, cattolici e immersi più che inseriti in un meraviglioso intersecarsi di civiltà, la greco bizantina, la musulmana, l’ebraica. Da questo intersecarsi provenne non soltanto quell’esempio unico che è la civiltà che ebbe nascita e coltivazione a Palermo e proseguì fino a Federico di Svevia, erede dei Normanni e segnatamente di Ruggero II, molto somigliante all’insigne svevo. Inoltre, come nota ancora Houben, i normanni impedirono che la Sicilia diventasse musulmana o restasse musulmana, quantunque per un lungo periodo i rapporti tra normanni, svevi, arabi, ebrei, cattolici furono di totale comprensione. Come si comprende, l’apporto dei vichinghi, russi o normanni fu cruciale. Il cristianesimo non si sarebbe affermato e l’islamismo non si sarebbe fermato se i vichinghi, mescolati con popolazioni d’altre fonti, non avessero permesso uno scambio tra cultura greca, bizantina, cattolica, ebraica, musulmana, tuttavia impedendo a quest’ultima di predominare. È impensabile ipotizzare che mai sarebbe accaduto se i musulmani avessero conquistato il Nord e il Sud. Ciò che era non tanto possibile, piuttosto in atto: la Sicilia, ad esempio, era già musulmana. Ma lo scopo del testo di Houben non è quello di individuare la ipoteticità dell’espansione islamica.
Egli vuole evidenziare come si formano nuove civiltà, come le civiltà, oltre che confliggere, convivono. Conclude Houben che la vicenda dei normanni può costituire un «modello di identità europea aperta, che, pur mantenendo le basi latino-occidentali, è disponibile ad accogliere tutta la ricca e variegata eredità culturale del Mediterraneo, basato sulle tre religioni monoteistiche, l’ebraismo, il cristianesimo e l’Islam, che hanno dominato il passato, condizionano il presente e dalla cui pacifica convivenza e, perché no, collaborazione, dipende il nostro futuro». Proprio così.