Tam Tam, n.3, ottobre 2003, pag. 23

Osservando la Sfinge

Franco Vivona

(Ignazio Licata, Osservando la Sfinge – La realtà virtuale della fisica quantistica, Di Renzo Editore)

Un libro denso ed interessante, scritto per gli addetti ai lavori, ma anche per i comuni lettori, purché interessati alla scienza ed alla sua evoluzione; la fisica quantistica ha infatti avuto un singolare destino, tra tutte le teorie scientifiche: pur essendo di importanza fondamentale per la comprensione della natura, spesso i suoi sottili problemi concettuali hanno scoraggiato sia l’umanistica (che preferisce leggerne versioni poco corrette dalla dubbia serietà), sia lo scienziato, che nella maggior parte dei casi si limita ad usarne l’efficiente apparato matematico nella soluzione di problemi specifici, accettando le “stranezze quantistiche” come un dato di fatto al quale opporre un atteggiamento pragmatico. In questo libro, versione completamente rinnovata rispetto alla prima edizione risalente al 1992, viene proposta in modo unitario ed esauriente una visione della meccanica quantistica affascinante, anche se poco conosciuta anche tra i fisici, e cioè quella offerta e presentata dalle interpretazioni realistiche, nate dalle critiche formulate dal grande Einstein alla Scuola di Copenhagen, e poi sviluppatesi con i lavori di David Bohm e di J. P. Vigier.
Ignazio Licata, che è stato primo allievo e poi collaboratore degli stessi Bohm e Vigier e di G. Arcidiacono, offre un panorama, che si può definire esauriente, delle possibilità offerte da queste interpretazioni, mostrando come leggere diversamente la meccanica quantistica non sia un vezzo filosofico, ma pone nuove domande ed apre nuove prospettive in campi di frontiera, quali la gravità quantistica e le teorie unitarie, come le supercorde e la M-Theory. Una particolare attenzione viene data al ruolo della non-località nella teoria quantistica dei campi, in particolare nello studio degli stati coerenti, che suggerisce una nuova stagione della teoria quantistica, ed un suo ruolo centrale, non soltanto per la costruzione di una “Teoria del Tutto”, ma anche della costruzione delle future “Teorie dell’Organizzazione”.