Il Tempo, 25 ottobre 2001, Cronaca di Roma, pag. 35

Marzo 1938: Ettore Majorana scompare

[…]
QUATTRO IPOTESI PER UN GIALLO – suicidio, ritiro in convento, fuga in Argentina o rapimento
[…]La fuga in Argentina. È sostenuta dal professor Erasmo Recami, docente di Fisica all’Università di Bergamo (Il caso Majorana, Di Renzo Editore, Roma 2000). La presenza di Ettore Majorana a Napoli, successiva al viaggio per Palermo, è testimoniata da alcune persone: il Superiore della Chiesa del Gesù Nuovo, secondo cui un giovane era venuto a chiedere di essere ammesso fra loro; un religioso del convento di S. Pasquale di Portici, che disse la stessa cosa; la sua infermiera. La quale affermò di averlo visto ai primi di aprile mentre veniva su da Santa Lucia. L’avvio alla ricerca da parte di Recami fu dato dalla pubblicazione su Oggi (n.41, 14 ottobre ’78) di un articolo di Gino Gullace. Vi si leggeva che il fisico cileno Carlos Rivera, ospite a Buenos Aires nella pensione della signora FrancesTalbert, aveva scoperto che il figlio Tullio Magliotti era amico di «un famoso fisico italiano», Ettore Majorana. «Majorana ha detto a mio figlio che se ne andato dall’Italia perché non gli piaceva Enrico Fermi. Anzi, ha detto di più: che di Fermi non voleva sentire neppure il nome». L’indomani Rivera parte. Quattro anni dopo torna a Buenos Aires, ma madre e figlio sono scomparsi, forse per ragioni di opposizione e Peròn. Lo stesso Rivera, nel 1960, apprenderà da un cameriere dell’Hotel Continentale della capitale argentina che il fisico Majorana si recava lì di tanto in tanto e che anche lui scriveva formule sui tovaglioli di carta.[…]

LE TESTIMONIANZE – Qualcuno lo vide in giro per Buenos Aires
Erasmo Recami ne «Il caso Majorana» pubblica documenti attestanti9 la presenza di Majorana in Argentina, anni dopo la sua scomparsa dall’Italia. Ecco la dichiarazione ricavata da «Oggi» di Carlos Rivera, direttore dell’Istituto di Fisica dell’Università Cattolica di Santiago: «Nel 1950 andai a Buenos Aires con mia moglie e presi alloggio presso la pensione di una signora, Frances Talbert. Questa signora aveva un figlio laureato in ingegneria elettrica Tullio Magliotti. Il giorno precedente alla mia partenza per la Germania stavo nella mia camera e scrivevo. Mi occupavo delle leggi statistiche di Majorana, il cui nome era scritto a grossi caratteri su uno dei miei fogli. La signora Talbert vedendo quel nome, esclamò: “Majorana? Ma questo è il nome di un famoso fisico italiano che è molto amico di mio figlio! Infatti si vedono spesso…”. La conversazione fu interrotta da una telefonata del figlio. Forse non gli piacque che la madre avesse parlato con me di Majorana, e che io volessi incontrarlo. La signora Talbert infatti non ritornò da me per riprendere la conversazione e poiché l’indomani io dovevo imbarcarmi per la Germania non potei incontrare suo figlio né riprendere il discorso con lei».
Taormina, estate del 1974. La signora Blanca de Mora, vedova dello scrittore guatemalteco Asturias premio Nobel per la Letteratura, nel corso di una conversazione dice: «Ma come mai vi ponete dei problemi su Majorana? A Buenos Aires lo conoscevamo in tanti: fino a che vi ho vissuto, lo incontravo a volte in casa delle sorelle Manzoni, discendenti del grande romanziere».
Recami annota: «La signora Blanca Asturias era stata a Buenos Aires fino agli inizi degli anni Sessanta. Le sorelle Eleonora (matematica) e Lilò (letterata), forse discendenti di Alessandro Manzoni, vi tenevano un salotto culturale: Ettore era un amico di Eleonora, la matematica».
[…]