La Stampa, 7 febbraio 2002

Morto lo scienziato che «capì» l’emoglobina

Perutz, il Nobel del sangue

Piero Bianucci

LA biologia molecolare ha perso il suo padre fondatore: è morto Max Ferdinand Perutz. Aveva 88 anni e ancora frequentava il mitico laboratorio di Cambridge che aveva creato nel 1946. Fu lui a scoprire la struttura tridimensionale dell´emoglobina, la molecola del sangue che scambiando l´ossigeno rende possibile la nostra vita. Impresa che gli guadagnò il premio Nobel per la chimica nel 1962, insieme con John C. Kendrew. Ma forse ancora più importante è il metodo sviluppato da Perutz per individuare la struttura delle molecole biologiche «fotografandole» con i raggi X: è così che Watson e Crick hanno potuto scoprire la forma a doppia elica del Dna, la molecola a cui è affidato il patrimonio genetico di tutte le forme viventi. E questa è solo una delle vittorie ottenute seguendo la strada di Perutz. Un´altra, molto importante, per esempio, la ottenne Sanger determinando la struttura dell´insulina, l´ormone che ci permette di utilizzare gli zuccheri, e quindi in ultima analisi di nutrirci. E tutta la biologia molecolare è comunque debitrice a Perutz per aver dimostrato il fondamentale nesso tra la funzione e la forma delle molecole biologiche. Naturalizzato inglese, Perutz era nato a Vienna il 5 maggio 1914, figlio di un industriale tessile ebreo. A Cambridge arrivò nel 1934: ufficialmente per svolgervi la tesi di laurea ma in realtà per sfuggire alla persecuzione nazista che ormai si profilava all´orizzonte. Incominciò a occuparsi dell´emoglobina sotto la guida di Bernal e del fisico Frankuchen al Cavendish Laboratory. La radiazione X ha una lunghezza d´onda paragonabile alla distanza tra gli atomi nelle molecole: irradiando le molecole con raggi X dalla lunghezza d´onda appropriata è quindi possibile ottenere immagini di diffrazione delle molecole dalle quali si riesce a identificare l´esatta posizione degli atomi che le compongono. Perutz sarebbe arrivato molto più presto alla sua scoperta se la persecuzione della sua famiglia in Cecoslovacchia non lo avesse costretto a interrompere il lavoro iniziato imponendogli un lungo soggiorno in Svizzera, dove non si occupò più di biologia ma dello studio dei ghiacciai (dimostrò come e perché la velocità di scorrimento dei ghiacciai sia maggiore in superficie rispetto alla parte vicina al suolo). Tornato nel 1940 in Inghilterra per conseguire il dottorato di ricerca, fu vittima di un provvedimento del governo inglese nei confronti di tutti gli immigrati «sospettabili» e venne mandato al campo di prigionia del Quebec, in Canada, dove era stato rinchiuso anche il fisico Herman Bondi. Riuscì a tornare a Londra nel 1941 per collaborare allo sforzo bellico degli alleati, ma gli fu affidato un progetto delirante: utilizzare gli iceberg del Mare Artico come portaerei naturali per facilitare i voli militari tra Inghilterra e Stati Uniti. Inutile dire che il progetto fallì. Solo nel 1945 Perutz poté tornare alla biochimica, e nel 1947, dopo dieci anni di lavoro su grossi cristalli di emoglobina di cavallo, fu in grado di puntare nuovamente al suo l´obiettivo. La soluzione venne nel 1953, quando pensò di marcare la molecola di emoglobina con un atomo pesante (di mercurio) per confrontarne la «foto» in raggi X con l´emoglobina non marcata. I primi calcolatori applicati alla biochimica fecero il resto, ma furono necessari ancora anni di ricerche e di successive approssimazioni. Solo nel 1960 la mappa della molecola che ci fa vivere (grazie a un atomo di ferro che lega e poi rilascia l´ossigeno) fu finalmente pubblicata sulla rivista Nature, mentre Kendrew nel frattempo aveva mappato la molecola di mioglobina, la proteina che trasporta l´ossigeno nei muscoli. Con il suo lavoro Perutz aveva dato la prima dimostrazione di come il cambiamento reversibile della struttura di una molecola possa svolgere una funzione essenziale per la vita. Appassionato divulgatore, Perutz lascia anche libri di piacevole lettura. Due sono tradotti in italiano: Spaccare l´atomo in quattro (Baldini & Castoldi) e l´autobiografia Le molecole dei viventi (Di Renzo Editore).