"Il Centro", venerdì 9 febbraio 2001, Cultura e Società

Caso Majorana, enigma senza soluzione

La scomparsa dell'allievo di Fermi ritorna in un libro di Recami

Marco Tabellione

Fra i tanti misteri non risolti che tormentano il mondo della scienza e della cultura il caso Majorana forse è fra i più affascinanti, per la componente umana e psicologica messe in gioco dalla scomparsa del grande fisico catanese, allievo di Enrico Fermi, ma anche per il significato di rifiuto di tutta una civiltà che l'atto dello scienziato potrebbe recare in sé. Così, nonostante i 63 anni trascorsi dalla uscita di scena di Ettore Majorana, scomparso a 33 anni nel 1938, la sua vicenda continua a destare curiosità, almeno quanto quella dell'economista pescarese Federico Caffè, sparito nel nulla a Roma nell'aprile del 1987.
Per soddisfare le curiosità e per cercare di offrire qualche risposta all'enigma, Erasmo Recami ha ricostruito l'intera vicenda, dopo anni di ricerche trascorse a raccogliere testimonianze e prove, ora raccontate nel volume «Il caso Majorana: epistolario, documenti, testimonianze», edito da Di Renzo Editore (273 pagine). Fondamentali, per ricostruire gli avvenimenti che hanno portato Majorana ad eclissarsi - nel marzo 1938 su una nave della Tirrenia che lo riportava da Napoli in Sicilia - sono le lettere, che Recami ha attentamente riordinato nel tentativo di svelare attraverso di esse il mistero dello scienziato. Importante, da questo punto di vista, sono le ultime lettere mandate da Majorana, come la missiva indirizzata ad Antonio Carrelli, direttore dell'Istituto di fisica della Regia Università di Napoli, in cui Majorana afferma: «Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti».
Accurata poi è stata la raccolta da parte dell'autore delle testimonianze dell'epoca, da quelle di chi ha visto il fisico l'ultima volta a bordo di un piroscafo della Tirrenia, a quella di chi all'epoca consigliò il fratello di Majorana, Luciano, di cercare lo scienziato in qualche convento, anche se le prove di cui i detective di allora disponevano sembrano scartare l'ipotesi di un simile rifugio. Uno dei meriti del libro di Recami, poi, è quello di ricostruire il ritratto umano di Majorana, come si rivela ad esempio dalle lettere inviate all'amico ingegnere Gastone Piqué, da cui si ricava anche «il temperamento gioviale», così spiega lo stesso Piqué «e caustico di Ettore, che molti in seguito gli hanno negato». Fra le tante testimonianze che arricchiscono il volume, non si può tacere quella di Enrico Fermi, maestro di Majorana nell'istituto di fisica di via Panisperna a Roma, che ebbe la possibilità di lavorare al suo fianco e apprezzarne le doti, paragonandolo a Galileo e a Newton. «Invero», si legge in una dichiarazione di Fermi sul fisico scomparso riportata sul libro, «nei pochi anni in cui si è svolta fino ad ora la sua attività, egli ha saputo imporsi all'attenzione degli studiosi di tutto il mondo, che hanno riconosciuto in lui uno dei più forti ingegni del nostro tempo». Resta il mistero sulle ragioni che spinsero Ettore Majorana ad eclissarsi e a rinunciare al mondo pubblico e scientifico. «I motivi di quell'abbandono», scrive Recami, «non erano impulsive, ma meditate e purificate».