Libero, venerdì 26 gennaio 2001

Un genio della fisica in anticipo sui tempi

Nico Pitrelli

Ettore Majorana fu un fisico teorico. Uno di quegli scienziati fiduciosi di poter cogliere con l’uso della matematica e della pura creatività le leggi, le regole e le simmetrie che la natura ci nasconde dietro un disordine apparentemente irriducibile. Sfruttando, ma anche raffinando il potente e rivoluzionario strumento concettuale della meccanica quantistica, che in quegli anni stava trovando un assetto definitivo, Majorana si interessò a molti dei problemi che hanno stimolato e affascinato i fisici della sua epoca.
Si laureò con Enrico Fermi scrivendo una tesi sui nuclei radioattivi, su come e perché la materia in alcune situazioni emette radiazioni. Le sue prime pubblicazioni scientifiche riguardarono però il legame fra gli atomi. Da queste ricerche sviluppò le basi dalle quali nacque uno dei suoi maggiori contributi alla fisica, purtroppo non completamente comunicato. Si trattava di una teoria su come è fatto il nucleo atomico, sulle particelle che lo costruiscono, i protoni e i neutroni, e soprattutto sulle forze che li tengono assieme, le stesse forze che se in qualche modo vengono spezzate determinano lo sprigionarsi di energie tristemente famose per la loro potenza distruttiva. La teoria sul nucleo rimase in realtà per molto tempo nel cassetto perché Majorana considerava i suoi risultati incompleti.
Per anni Fermi cercò di convincere il fisico siciliano del contrario ma non ci riuscì. Fermi in realtà aveva visto giusto. Le intuizioni di Majorana sulle forze che tengono assieme protoni e neutroni furono infatti elaborate e ampliate in momenti diversi anche da Werner Heisenberg e Eugene Paul Wigner, entrambi premi Nobel per la fisica. A Majorana non piaceva forse parlare dei suoi lavori fino a quando non li riteneva perfetti. In ogni caso tutti coloro che hanno studiato le sue ricerche, molto spesso non pubblicate, sono sempre rimasti colpiti dalla sua capacità di essere in anticipo sui tempo. Negli stessi anni in cui Fermi cercava di convincere Majorana a dire qualcosa sui suoi studi sul nucleo, il fisico siciliano stava affrontando un problema di carattere generalissimo. Era opinione comune che le strutture matematiche che cercarono di legare il mondo della relatività di Einstein con quello dei quanti fossero applicabili solamente a particelle con determinate proprietà. Majorana riuscì a dimostrare che questo non era vero. Non solo infatti mise in evidenza che si potevano scrivere le equazioni per qualunque tipo di particelle ma “inscatolò” tutti i casi possibili in una sola formula.
Per molti anni, a partire dal 1932, Majorana no pubblicò quasi niente. Nel 1937 uscì il suo ultimo lavoro in cui, sulla scia degli studi sull’antimateria di Paul Dirac, lo scienziato italiano ipotizzò l’esistenza di particelle che poi presero il suo nome: i neutrini di Majorana. Anche questa ricerca sarebbe stata però apprezzata solo molti anni dopo, dando il via a varie linee di ricerche.