La Sicilia, martedì 23 novembre 2004

Le ultime lezioni di Majorana

Ritrovati gli appunti di studio del grande fisico catanese misteriosamente scomparso nel 1938

Erasmo Recami

(Erasmo Recami, Il caso Majorana, Di Renzo Editore, Roma)

La scoperta riguarda gli appunti di Ettore per le sue lezioni dei primi mesi del 1938 (prima della sua scomparsa) agli studenti di Istituzioni di fisica teorica della regia università di Napoli: Ettore li redigeva per poterli poi generosamente imprestare ai suoi studenti. Erano noti gli appunti di dieci lezioni che furono pubblicati in Napoli nel 1987, suscitando l’ammirazione di numerosi fisici stranieri e italiani. Ne mancavano sei…
Tra le molte glorie di Catania si possono annoverare nomi come Vincenzo Bellini, Giovanni Verga, Ettore Majorana. Vale la pena ricordare oggi il Majorana perché sono stati di recente scoperti, circa la sua opera, nuovi documenti di cui stiamo per dire. Ma anche perché occorrerebbe già pensare alle celebrazioni che agli inizi del 2006, centenario della sua nascita dovrebbero essergli dedicate dalla sua Città: in particolare dal Comune di Catania (al quale chi scrive, e i suoi collaboratori, hanno già offerto la propria collaborazione), e dall’Università.
Per i lettori più giovani ricordiamo che Ettore fu paragonato a geni quali Galileo e Newton. A formulare questo paragone fu niente meno che Enrico Fermi uno dei maggiori fisici della nostra epoca (per quello che ha fatto nel 1942 a Chicago, con la costruzione della prima “pila atomica”, il suo nome verrà forse leggendario come quello di Prometeo); eppure Fermi riconosceva la superiorità di Ettore per quanto riguardava la fisica teorica. E, dopo la scomparsa di Ettore, non si periterà di raccomandare al primo ministro (oggi si direbbe al premier), Mussolini, ogni possibile ricerca dello scomparso perché, «fra tutti gli studiosi italiani e stranieri che ho avuto occasione di avvicinare – scrisse, e Fermi aveva conosciuto tutti – il Majorana è quello che per profondità di ingegno mi ha maggiormente colpito».
Ricordiamo pure che, in occasione del concorso a cattedre del 1937, il Ministro dell’Educazione Nazionale, Bottai, comunicò al Majorana l’attribuzione di un posto di professore ordinario di fisica teorica presso l’Università di Napoli, al di fuori del concorso, «per l’alta fama di singolare perizia cui Ella è pervenuta nel campo degli studi riguardanti la detta disciplina, con la decorrenza del 16 novembre 1937» (ogni citazione è tratta dalla quarta edizione, Di Renzo Editore, Roma, 2002, del mio libro sul caso Majorana).
Il mito della “scomparsa” ha contribuito a dare a Majorana, quindi, null’altro che la notorietà che gli spetta. Perfino i suoi appunti di studio (noti come i “volumetti”) sono a tutt’oggi un modello di originalità: tanto che lo scorso anno abbiamo potuto pubblicarli, in traduzione inglese per i tipi della casa editrice olandese Kluwer (512 pagine!). E molti dei suoi manoscritti scientifici inediti restano ancora da pubblicare. Gli stessi (pochi) articoli da lui a suo tempo pubblicati costituiscono tuttora una miniera non del tutto esplorata.
Aggiungiamo una nuova informazione, che abbisogna di una premessa.
Nel giugno del 1927 il senatore siciliano Orso Mario Corbino (già docente presso le Università di Messina, e di Catania), dopo essere riuscito a dare una cattedra in Roma al giovane Fermi, si adoperò a procurargli anche allievi, invitando a passare a Fisica i migliori tra coloro che, come Majorana, stavano studiando Ingegneria a Roma. Prima di prendere la propria decisione, Majorana volle esaminare Fermi, e lo incontrò. Il professore gli espose il proprio modello dell’atomo (detto di Thomas-Fermi), l’equazione a cui conduceva, e le soluzioni che in una settimana di duro lavoro aveva ottenuto numericamente: cioè usando il regolo calcolatore, di cui Fermi era insuperabile maestro.
Majorana non si fidò troppo di quelle soluzioni. In una notte, con la sua incredibile abilità matematica, trasformò quella equazione in un’altra - di “tipo Abel”, come si è visto un paio di anni fa, rinvenendo gli appunti di quella notte presso la Domus Galileana di Pisa - che si poteva risolvere analiticamente senza approssimazioni numeriche; e quindi, per controllo, la trasformò in un’altra ancora, inventando un metodo matematico fino ad oggi sconosciuto.
La mattina seguente chiese a Fermi di controllare i di lui risultati: scoprendoli, non senza meraviglia, praticamente coincidenti coi propri, valutò positivamente l’esame fatto a Fermi, e passò a fisica. Bene: il rifare quanto pensato e scritto da Majorana in una notte, durante la quale avrà forse anche dormito, ha richiesto alcuni mesi di studio serrato di un esperto fisico teorico odierno! Fermi non aveva esagerato nel paragonare Majorana a geni come Newton e Galileo… La recentissima scoperta alla quale si accennava riguarda invece gli appunti di Ettore per le lezioni da lui amministrate nei primi mesi del 1938 (prima della sua scomparsa) agli studenti di Istituzioni di fisica teorica della regia università di Napoli: Ettore li redigeva per poterli poi generosamente imprestare ai suoi studenti. Erano noti gli appunti di dieci lezioni, che furono pubblicati in Napoli nel 1987, suscitando l’ammirazione di numerosi colleghi stranieri (in particolare inglesi) e italiani. Ne mancavano sei: che sono state ricercate e, appunto, rinvenute dal nostro ottimo collaboratore napoletano, il fisico Salvatore Esposito. In queste lezioni, tra l’altro, Ettore espone con la sua abituale profondità, chiarezza e sinteticità anche la teoria della relatività speciale, materia che allora non era solita rientrare nei programmi di Istituzioni. La scomparsa e ricomparsa, in due riprese, di tali appunti si inserisce in un episodio significativo della vita personale del Majorana. Come rilevato per primo da Bruno Russo, e poi confermatoci dalla stessa interessata, il giorno prima di sparire Majorana chiamò dal corridoio la più bella e vivace della sue studentesse (Gilda Senatore, che in seguito divenne docente di fisica), senza entrare nella sala di studio ed invitandola quindi a raggiungerlo nel corridoio. Qui le consegnò una carpetta di manoscritti, tra i quali gli appunti delle sue lezioni: compresa quella che avrebbe dovuto amministrare il dì seguente. “Tenga queste carte --le disse--, poi ne parleremo”; e si allontanò ripetendo “poi ne parleremo”: senza che nessuno dei due avesse il coraggio di aggiungere altro. Questa cartelletta, sequestrata d’autorità dal direttore della Fisica di Napoli è andata purtroppo perduta: abbiamo molte ragioni per credere che essa contenesse importantissimi risultati scientifici dal Nostro non ancora, e mai più, pubblicati. Solo gli appunti di lezione passarono tra le mani di Edoardo Amaldi, Giovanni Gentile jr. e di Gilberto Bernardini: ed arrivarono a noi incomplete. Per lo meno la serie dei suoi appunti è ancora completa: non si tratta, certo delle carte più importanti per la scienza di oggi, ma essi sono, ciononostante, del massimo interesse.
Il nome di Ettore è spesso associato a quello di Sciascia, che su Majorana scrisse un bel saggio, dall’autore stesso dichiarato però un “misto di storia e d’invenzione”, e che diede origine anche a una violenta polemica tra Leonardo Sciascia ed Edoardo Amaldi, alla quale partecipammo noi pure.
Vogliamo dedicare queste ultime righe a ricordare il grande scrittore agrigentino, della cui dipartita, avvenuta il 20 di novembre del 1989, cade in questi giorni il quindicesimo anniversario.
Della penna di Leonardo Sciascia molti sentono oggi la mancanza, anche tra coloro che con lui polemizzarono. Ma la stampa nazionale, a parte degli Italiani, sembrano avere quasi dimenticato questo grande rappresentante della cultura siciliana e coloro che si prodigano per mantenerne viva la memoria.