Panorama del Tirreno, n.4/5 maggio 2002, pag. 9

Majorana uomo di scienza

Armando Ferraioli

[Erasmo Recami, Il caso Majorana, Di Renzo Editore, Roma]

La misteriosa scomparsa di Ettore Majorana, a distanza di oltre sessanta anni da quella tragica notte tra il 25 e 26 marzo 1938, non ha ancora smesso di suscitare ondate d’interesse da parte del pubblico. Questo libro, in cui rivive commosso il ricordo dell’eminente fisico catanese, intende ripercorrere la breve, e per questo tanto più eccezionale, storia privata e pubblica di uno dei più alti ingegni che la scienza del Novecento abbia avuto.
Sorretto da un estremo rigore di ricostruzione storica e da una facile comunicativa, il libro di Recami, già altre volte cimentatosi in questo vivo impegno di compiere opera di giustizia e doveroso omaggio alla memoria dell’uomo che è dietro la figura del cattedratico e dello scienziato, si snoda in due parti; la prima è dedicata, oltre alla controversa e spinosa questione della scomparsa, alla celebrità conseguita, al rapporto con la famiglia, al caldo ricordo degli amici, al ruolo determinante della sua attività, all’interesse storico che riveste l’epistolario; la seconda, che si sviluppa parallela alla prima, raccoglie invece un numero consistente di scritti di varia natura comprensivi di lettere, cartoline, appunti, documentazioni relative ai suoi illustri studi e soprattutto testimonianze dell’epoca che aiutano a ricostruire fonti più o meno attendibili sulla sua morte o sulla sua eventuale presenza in Argentina.
I lettori troveranno molti motivi d’interesse proprio nell’eccezionale carteggio che costituisce un avvenimento di grande spessore culturale attraverso il quale possiamo assistere alle varie tappe e all’evoluzione che hanno scandito la sua vita professionale e umana.
Un grande documento che rivela l’intensità e la profondità di una vita vissuta all’insegna della scienza nella cui fede il nostro, qualora si accetta la probabile pista del suicidio, non ha trovato più essere incrollabile e che, se non giustifica l’atto estremo, è tuttavia una grande lezione di civiltà e di “semplice buon senso”: una testimonianza coraggiosa e dilatata dell’interpretazione e del senso ultimo della scienza di cui il nostro è stato protagonista e “vittima”.