Delos, n. 72, luglio 2002

I boppers e l'elisir: intervista con Rudy Rucker

Luigi Pachì

Abbiamo intervistato l'autore americano Rudy Rucker alla luce della recente uscita in Italia del suo romanzo Freeware, E' stata anche l'occasione per fare il punto sulla sua produzione e su come la letteratura speculativa per eccellenza possa per l'autore non legare bene nel rappresentare una tragedia reale come quella dell'11 settembre scorso.
Rudy, nelle scorse settimane Mondadori ha pubblicato nella collana Urania il tuo romanzo Freeware. Questa volta dobbiamo vedercela con un virus che distrugge i Boppers, gli esseri artificiali che rivaleggiano con gli esseri umani. Ci vuoi raccontare un po' di più di questa storia?

Freeware racconta di robot fatti di vene artificiali con tanto di muffa e funghi come uno stagionato Gorgonzola. Nella mia lingua li ho soprannominati "moldies". Il "Freeware" del titolo rappresenta l'informazione nelle menti o nelle anime di alieni che viaggiano come onde energetiche, tipo le onde radio o le esplosioni di raggi X provenienti dal cosmo. Le onde trasportano l'informazione che è, di fatto, la personalità dell'alieno. Per manifestarsi, ognuno di questi stridii cosmici necessita di un ricevitore. E la ricca carne dei "moldies", così accade nella storia, è l'elemento migliore in qualità di ricettore.

E' vero che i Boppers sono anche il nome di uno dei prodotti CAD con cui hai lavorato in passato assieme a John Walzer, incontrato alla conferenza degli Hackers nel 1987?
Sì, è stata una mia scelta intenzionale quella di dare il nome di questo grezzo programma artificiale ai robot fantascientifici che ho sognato assai più evoluti. Il programma boppers.exe era parte del mio libro Artificial Life Lab, pubblicato a suo tempo dalla Waite Group Press. Il programma e il libro sono disponibili gratuitamente nella mia home page.

In Freeware uno dei personaggi principali si chiama Randy Tucker ed è innamorato di un essere artificiale. Il suo nome ricorda molto il tuo. Si tratta di un caso o esiste una ragione speciale per averlo scelto?
Ho inventato il nome di Randy Karl Tucker come alias un giorno che il ranger del parco mi chiese come mi chiamavo, mentre pedalavo in bicletta in una zona vietata. E' stata una cosa spontanea, sebbene ovviamente assomigli molto al mio vero nome. In inglese "Randy" significa anche "aver voglia di fare sesso", il ché è molto appropriato per questo personaggio. Utilizzando l'intero nome, anche con il middle name, è qualcosa che lo fa sembrare del sud, il classico nome che potresti leggere sul giornale riferito a un serial killer. Nota che Randy Karl proviene da Louisville, come il sottoscritto. Ma ci tengo anche molto a far notare che lui è parecchio diverso da me!

Cosa ti piace di più in Freeware?
Penso che sia molto visivo e surreale. Un libro dal respiro cosmico e legato al tema del "viaggio", ma infarcito di tante altre cose. Lo paragono un po' a un affresco di Bosch o di Bruegel.

Nel 1982 hai vinto la prima edizione del Premio P.K. Dick con il romanzo Software. La critica sottolineò il tuo ruolo da "testa di ponte" tra gli innovatori di un genere e i più recenti sperimentatori. Sei d'accordo con questa descrizione e credi che Freeware appartenga a questo processo di crescita continua? Oppure, al contrario, ti descrivi oggigiorno in maniera molto diversa?

Oh, sicuramente, la mia scrittura è assolutamente al limite di ciò che è possible fare con la fantascienza. E non è come con molti giovani scrittori che mi seguono scrivendo cose analoghe. Io sono sempre alla ricerca di nuove tracce. La gran parte della fantascienza è ragionevolmente non-immaginativa, si muove su binari sicuri e spesso è illetterata. Ciò che vedo accadere è che un certo numero di scrittori non di genere, stanno cominciando a utilizzare la fantascienza nei loro libri e quindi in questo modo si avvicinano a quello che faccio io. Ma un autore, non di genere, che arriva fuori dal mondo della SF tradizionale, qualche volta non è in grado di rendere sufficientemente valida la parte scientifica del libro. Parlando di premi, voglio anche ricordare che quest'anno sono stato a Rimini dove ho ottenuto la medaglia del senato italiano per la mia attività di scrittore fantascientifico. Si è trattato della conferenza sponsorizzata dal centro Pio Manzù. Sono stato paragonato a Lewis Carroll, il che rappresenta un modo diverso di pensare ai miei lavori.

A proposito dei tuoi romanzi, so che Software è stato opzionato per dieci anni dalla Phoenix Picture. Recentemente ho visto il film The Sixth Day e mi è parso che l'idea centrale di registrare i pensieri via software e di caricarli nella testa di qualcun altro fosse molto simile al tuo libro Wetware. Sei stato in qualche modo coinvolto in questo film di Schwarzenegger?
No, non sono stato consultato. Ho visto Schwarzenegger una volta negli uffici della Phoenix Pictures a Hollywood che cercava di mantenere viva l'opzione su Software. Ma la Phoenix uccise l'opzione e produsse The Sixth Day. Certamente mi sento come derubato di alcune idee. Quello che mi ha fatto veramente arrabbiare è che sono veramente andati oltre anche con il nome del furfante del film. Lo hanno chiamto Drucker, capite? Dr. + Rucker. Suppongo dovrei citarli, ma al pensiero di citare qualcuno mi sento stanco in partenza, così continuo a rinviare.

La SF può essere spesso lo specchio della realtà. Dopo l'ultimo disastro aereo di New York accaduto nel Queens, come pensi l'intera comunità fantascientifica e gli stessi scrittori reagiranno a quanto sta accadendo nel mondo?
Certamente ti fa pensare. Capisci, io preferisco scrivere di futuri soleggiati, e non mi piace neppure pensare al mondo avviluppato al terrorismo per il resto dei nostri giorni, o allo schifo di una guerra biologica. Non è il futuro che voglio vedere e non è il futuro di cui voglio scrivere. Penso, comunque, che vedremo presto un'ondata di libri imperniati sul futuro nelle mani del terrorismo. Per me, invece, ci sono molte altre cose sulle quali soffermarsi a pensare. Resisto agli attacchi dei media che dettano su cosa pensare e su cosa no. Ho solo una vita a disposizione per scrivere e perché mai dovrei avere i miei soggetti allineati alla propaganda politica? Chi mai si interesserà dei Talebani tra cinquant'anni? Fino ad allora avremo combattuto molte altre guerre. Abbiamo sempre combattuto guerre. La guerra non è un soggetto che mi interessa personalmente. Preferisco scrivere di amore, scienza, idee, arte, programmazione creativa, tutte cose che rendono la vita più semplice e più vivibile, lasciandosi alle spalle i combattimenti.

Che visione ti sei fatto dell'attacco terroristico dell'11 settembre scorso, avvenuto stranamente in coincidenza con la recessione economica? Magari un grande matematico e scrittore di SF, quale tu sei, ha una sua personale teoria al riguardo.

La mia impressione è che la causa del terrorismo ha a che fare con il trend demografico. Teorici e fanatici religiosi in tutto il mondo scoraggiano il controllo delle nascite - questo lo si può vedere sia nella cristianità che nell'Islam. Secondo me, una delle ragioni di ciò è puramente economica: ogni religione vuole che i propri membri abbiano più figli possibili in modo da avere, potenzialmente, sempre più appartenenti a quella religione. Forse neppure i leader considerano questo ragionamento coscientemente. Ma chiaramente vi sono molti modi migliori di onorare la vita rispetto a proibire la contraccezione. In un paese come l'Italia, le donne hanno sufficiente potere economico per ignorare semplicemente i restringimenti dei preti e limitare così il loro tasso di riproduzione. Data una scelta, le donne tendenzialmente sono portate a non avere un enorme numero di figli. Ma in paesi meno abbienti, come le nazioni arabe, le donne hanno poco potere e nessun modo di aggirare le ingiunzioni religiose che spingono ad avere tanti bambini. Nelle nazioni arabe, circa metà della popolazione è sotto i vent'anni. Questo crea una sorgente naturale di persone scontente preparate a morire per il terrorismo. I giovani uomini tendono a non invecchiare quasi desiderando di gettere via la propria vita. In un paese dove esiste il controllo demografico e dove le donne hanno un po' di potere è un luogo dove riuscirà sempre arduo promuovere il terrorismo. Dati questi fatti piuttosto ovvi, è un po' difficile credere che, grazie al fondamentalismo cristiano di destra, gli Stati Uniti fanno così poco per promuovere il controllo delle nascite a livello mondiale.

Torniamo alla tua produzione. Hai un'idea di quando Realware apparirà in Italia? Ho letto che dovrebbe trattarsi dell'ultima parte della serie di "Ware". Ce lo puoi confermare?
Non so con esattezza quando uscirà in Italia, andrebbe chiesto al mio agente italiano. Recentemente ho venduto molti libri nel vostro paese, così credo le possibilità siano abbastanza buone. Sì, al momento l'ultimo capitolo della serie "Ware" è proprio Realware. E' un po' la quadratura del cerchio. Per quel che riguarda la mia carriera di scrittore non ritengo una buona idea pubblicare libri della stessa serie; è molto meglio creare nuove e fresche storie. Se però vivrò sufficientemente a lungo, un giorno o l'altro, probabilmente, scriverò un altro romanzo basato sulla serie di "Ware". Amo profondamente quell'universo e i suoi personaggi. A proposito delle edizioni italiane, vorrei qui ricordare un mio piccolo libro intitolato Filosopho cyberpunk (Di Renzo Editore, 2000). Questo testo - non di narrativa - esiste solo nella sua versione italiana ed ha la copertina dipinta dal sottoscritto.

Rudy, ci puoi raccontare qualcosa a proposito di Spaceland, il romanzo che dovrebbe uscire in America quest'anno?
Uscirà a giugno del 2002, pubblicato dalla Tor. E' possibile leggere un estratto dello stesso online all'indirizzo Infinitematrix. Spaceland parla di un manager della a Silicon Valley che viaggia nella quarta dimensione. In qualche modo è quasi comico. Il titolo del libro riflette il romanzo classico di Edwin Abbott, Flatland. Oltre a questo libro uscirà per la Tor Books, in autunno di quest'anno, As Above So Below: A Novel of Peter Bruegel, un romanzo non di fantascientifico, mentre il mio libro di testo Software Engineering and Computer Games verrà pubblicato in estate dalla Pearson Educational.

Stai già lavorando al nuovo romanzo? Ci puoi anticipare qualcosa?
Sì, sto scrivendo un romanzo ambientato nell'anno 3000 intitolato Frek and the Elixir. Tratta di un mondo rovinato dalle biotecnologie e della ricerca da parte di un giovane ragazzo dell'elisir per restaurare "Gaia".

Pensi che in qualche modo la guerra ai telebani si rifletterà speculativamente in qualche modo nella tua narrativa fantascientifica?
Credo davvero che rincorrere le news sia un modo stupido di scrivere fantascienza. E, come ho già accennato prima, preferisco realmente non amplificare questo tipo di eventi scrivendoci sopra. Se dovessi mai un giorno scrivere a proposito dei talebani, non scriverei nulla di militaristico alla maniera di Sylvester Stallone. Quando vedi le foto dell' Afghanistan, il cuore si riempe di pieta e partecipazione. Sarebbe ragionevole includere il punto di vista di qualcuno che sta dalla parte "cattiva", tipo la lettura degli eventi da parte di un giovane talebano arruolato.
Dall'altra parte, ho visitato lo scorso mese Ground Zero a New York, ed essendo stato là il senso di tristezza che mi ha avvolto è stato molto maggiore di quello causato guardando le foto del disastro. Le vittime sono appartenenti al mio popolo e posso facilmente immaginarli vivi. Diciamo che la storia che potrei scrivere dovrebbe includere almeno il punto di vista di una vittima del terrorismo. Forse per rendere il tutto fantascientifico si potrebbe tentare di fondere le menti di terroristi e vittime. Ma questo è troppo semplice, troppo a buon mercato. L'intera situazione è così inespressamente triste...
Un altro modo di gestire il tutto potrebbe essere il trasferimento verso un mondo alieno. Qualche volta vi sono cose che riguardano il nostro mondo che noi non ci sforziamo a non voler vedere, ma che diventano visibili appena le introduciamo in un contesto alieno romanzato. Ma anche questo tentativo sarebbe troppo a buon mercato. E' tutto così strano che persino l'utilizzo della fantascienza appare inadeguato in questo contesto. Del resto la fantascienza non dovrebbe essere letteratura di fuga? Forse chiedere alla fantascienza di rappresentare una tragedia reale è come chiedere a una farfalla di tirare un carro funebre. Non ho nessuna fretta di provarci.

Infine, ci puoi dire quali autori di SF, della nuova generazione, dovremmo tenere d'occhio? Qualche titolo in particolare?
Gli scrittori - almeno quelli come me - non sono le persone migliori a cui chiedere pareri sui lavori altrui. Siamo troppo autoconcentrati e troppo invidiosi del successo degli altri. Non posso pensare di dare una risposta disinteressata a domande come questa. E francamente, non leggo molta altra fantascienza, poiché non mi sembra mai misurabile con gli alti standard coi quali paragono la mia! Tra gli autori più giovani, in ogni caso, mi piacciono molto i lavori di Marc Laidlaw.