Cavarzano.com, settembre 1999, recensioni

Antonella Tavassi La Greca - La pedina di vetro

[Di Renzo Editore, Roma]

È l’autobiografia, romanzata ma storicamente attinente alle fonti, di Giulia - l’unica figlia dell’imperatore Cesare Ottaviano Augusto, nata nel 39 a.C. dal suo matrimonio con Scribonia. Le vicende sfortunate di questa donna - bella e di raffinata cultura, così come ce l’hanno descritta Tacito, Svetonio, Cassio Dione, Plinio il Vecchio, Macrobio - ci vengono raccontate da lei stessa, filtrate attraverso la sua sensibilità. Giulia fu una donna di facili costumi.
Nel 2 a.C. fu processata per comportamento scandaloso ed esiliata,in base alla lex Julia de adulteriis del 18, prima a Pandataria (oggi Ventotene) e poi a Rhegium (Reggio Calabria). Il secondo esilio - un addolcimento del primo - le verrà concesso dopo la morte misteriosa dei Giovani Cesari, i suoi figli, adottati da Augusto e da lui designati alla Successione.
Augusto rimpiangerà amaramente nel suo testamento “il fatus atrox” che glieli aveva strappati.
Giulia dall’esilio non tornerà più: morirà a Rhegium nel 14 d.C., quattro mesi ed undici giorni dopo la morte di suo padre, il divino Augusto. La successione sarà assicurata a questo punto da un Claudio, Tiberio Nerone, ex marito tradito di Giulia e figlio primogenito di Livia, la terza moglie di Ottaviano Augusto. Nonostante la condanna per adulterio, gli storici concordano tutti nell’apprezzamento delle doti di Giulia. Macrobius riferisce che la plebe Romana chiese a gran voce ad Augusto il suo perdono, ”per la squisita educazione ed estrema dolcezza d’animo, che attiravano enorme simpatia a questa donna”.
Nella vicenda di Giulia non tutto è chiaro: già i contemporanei ebbero molti dubbi sulla valenza politica dell’esilio della figlia di Augusto, sulla morte precoce dei suoi figli (veleno?) e sugli intrighi della matrigna Livia.
Lasciamo che sia Giulia stessa a fornirci la sua versione dei fatti.