Il Sole-24ore, domenica 3 gennaio 1999, pag. 27

Se l’ignoranza è in tante materie

Marco Carminati

Giudizi su arte, musica, letteratura e sulla «moda» dell’interdisciplinarita
Con gli intervistatori, Federico Zeri dimostrava pazientemente ai suoi impegni, il grande storico dell’arte era sempre disponibile. Una volta, necessitando il nostro giornale di una sua intervista per la fine di dicembre, cercai con lui un appuntamento agli inizi del mese, ma a causa dei suoi numerosi impengi il professore rinvio più volte il nostro incontro. Attorno al 20 dicembre, un po’ preoccupato per l’esito dell’intervista, richiamai Zeri e gli rinnovai la richiesta, stavolta con particolare insistenza. Lui, pur di non deludermi, cercò una soluzione: «Va bene, mi faccia dare un’occhiata all’agenda: sono libero il giorno 25. Può venire il 25?». Feci notare che il 25 dicembre era il giorno di Natale. «Embè, io sono libero solo il giorno di Natale» disse stizzito, lasciandomi senza parole. Lo scherzo durò poco. «Pronto, Carminati: che è svenuto! Non si spaventi: venga pure il 23, ma la avverto, ci saranno altre persona con lei, dovrà mettersi in fila».
Quelle intrusioni di giornalisti a Mentana sotto sotto dovevano fargli piacere, perché Zeri amava parlare di sé, dei suoi interessi, dei suoi incontri e delle sue indignazioni. All’amico Marco Bona Castelletti rilasciò una prima lunga intervista autobiografia che diventò un libro (oggi rarissimo) dal titolo Conversazioni con Federico Zeri (1998, Guanda). Più recentemente, dettò a Patrick Mauriès le sue memorie autobiografiche, uscite prima il Francia nel 1994 e poi in Italia, da Longanesi, col titolo Confesso che ho sbagliato (1995).
Il giorno della sua morte (il 5 ottobre 1998) sulla scrivania di Zeri sono state ritrovate le bozze, da lui riviste e corrette, di un terzo profilo autobiografico tracciato con l’auto dell’editore Di Renzo. Questo libro (intitolato Caro Professore, Di Renzo Editore, Roma 1998, pagg.70) è ora disponibile in libreria con una breve e gustosa prefazione di Lidia Storoni Mazzolani, la quale racconta il primo incontro con Zeri a Mentana davanti a un orrido cibo che il professore assicurava essere quello preferito dall’imperatore Adriano.
A ricordo del grande studioso scomparso e in omaggio alla sua libertà di giudizio e al suo acume critico, pubblichiamo il capitolo della sua ultima autobiografia dedicato, tra l’altro, alla «moda» dell’interdisciplinarità.
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