L’indice, gennaio 2004, pag. 22

Nell’intreccio fra scienza e vita

di A. F.

(Carl Djerassi, Il dilemma di Cantor, Di Renzo Editore, Roma 2003)
Un romanzo che parla di scienziati e premi Nobel: il primo riflesso comune è di noia. C’è da temere una pallosa descrizione sociologica oppure un’edificante (auto-)biografia sopra le righe. Forse maggiore attenzione riscuoterebbe una storia di fantascienza, ma cosa dire di una science-in-fiction, una scienza romanzata? È un genere relativamente nuovo, che vuol parlare della scienza e dei suoi problemi al vasto pubblico. Lo scopo esplicito è quello di coinvolgere emotivamente e intellettualmente il lettore, interessandolo al mestiere del ricercatore, per quello che è veramente oggi, fra luci e ombre, fra scoperte ed errori, fra rigore etico e umana debolezza, fra grandi risorse e vita modesta.
Il risultato è eccellente: il libro si legge in un fiato, ha una storia efficace e ben articolata, ma nello stesso tempo fa muovere i suoi personaggi di fantasia – ammesso che non si ispiri a storie e personaggi veri, come quelli del “caso Baltimore” – in un contesto totalmente credibile. Come ha scritto la “New York Times Book Review”. l’establishment scientifico è reso in modo così preciso che chiunque prenda in considerazione una carriera nelle scienze dovrebbe leggerlo. Il romanzo intreccia la storia di una scoperta importante, con tutti i tempi salienti della ricerca contemporanea: la pressione a pubblicare (il publish or perish), la competitività, le strategie di comunicazione, il peer review, il rapporto fra creatività scientifica individuale e il lavoro di gruppo, il ruolo delle donne nella scienza. E, sullo sfondo, si delinea con straordinaria nitidezza il metodo della scienza contemporanea che passa attraverso ipotesi e verifiche sperimentali, dove è essenziale che il dato sia verificabile e ripetibile.
L’enfasi del racconto sull’affidabilità del diario dei protocolli sperimentali, insieme alla fortissima tensione morale, sono la chiave ultima di lettura. Il dilemma del titolo è assieme di natura epistemologica ed etica. Ma il libro contiene anche storie di amori e di passioni per l’arte, di delusioni e di espiazioni. A leggere il mio commento, può nascere allora il dubbio che il libro di Carl Djerassi, infarcito di troppi temi eterogenei, assomigli drammaticamente a una soap opera... Ebbene, non è proprio questo il caso. La sapienza dell’autore ha saputo legare il tutto in modo mirabile, trasferendo nell’intreccio esperienze di vita dirette e permeanti. Di fatto, Carl Djerassi è insieme uno scienziato, un artista, un filosofo e un mensch (un “vero uomo”, secondo l’espressione yiddish), come scriveva Stephen Jay Gould, che di poliedricità creativa ben se ne intendeva!
Basta visitare il sito web di Djerassi per capirlo: un professore di chimica dell’Università di Stanford, padre della “pillola” anticoncezionale e di numerosi farmaci antistaminici, che è anche autore di numerosi saggi, romanzi e commedie, collezionista d’arte, fondatore di un villaggio per artisti. Siamo di fronte a un caso raro, ma non isolato, di vero scienziato, che come tale coltiva le scienze esatte, ma non trascura quelle umane, anzi, trae sostegno da queste per migliorare la sua ricerca e intensificare il dialogo fra scienza e società. Il suo esempio di science-in-theatre, An immacolate misconception, rappresentato per la prima volta al Festival di Edinburgo nel 1998 e poi in molti altri luoghi, rappresenta un ulteriore passo in tale direzione. I problemi della riproduzione assistita, che vi sono lumeggiati, costituiscono nei fatti una rivoluzione silenziosa ma potente della nostra società, che prosegue quella, di liberazione della sessualità, innescata proprio dalla “pillola” di Carl Djerassi.