da Il Sole-24ore del 5 ottobre 2003

A Bologna va in scena «Ossigeno», scritta da un premio Nobel e dall’inventore della «pillola»

La sconfitta del flogisto

di Carl Djerassi e Roald Hoffmann

La scienza è di per sé spettacolare (o così la pensano gli scienziati) perché si occupa di fenomeni nuovi e inaspettati. Ne consegue che gli scienziati siano personaggi teatrali o la scienza adatta al palcoscenico? Alcuni spettatori potranno giudicarlo da sé venerdì prossimo, quando sarà rappresentata per la prima volta a Bologna Ossigeno, che abbiamo scritto insieme. L’azione si svolge su due piani temporali. nel 2001 la Fondazione Nobel decide di celebrare il proprio centenario con un “retro-Nobel” che premi grandi scoperte precedenti alla creazione del premio Nobel nel 1901. Non si prevedono difficoltà: il comitato incaricato di selezionarle potrà ritornare ai bei tempi andati della scienza disinteressata, delle scoperte semplici, dalla paternità certa, dell’assenza di controversie e battage pubblicitari...
Il primo retro-Nobel per la Chimica, su questo il comitato è concorde, spetta all’evento che alla fine del settecento ha rivoluzionato la disciplina: la scoperta dell’ossigeno, l’elemento sul quale Lavoisier avrebbe poi edificato in un insieme coerente le conoscenze sulla combustione, la respirazione, la ruggine dei metalli, tutti fenomeni dovuti a una combinazione con l’ossigeno presente nell’atmosfera. Nel nuovo quadro di riferimenti in cui si inserivano queste e altre reazioni fondamentali, erano necessari pesi e misure precise. La riformulazione della chimica quale scienza quantitativa non tolse nulla al suo antico ruolo di arte ultima della trasformazione, che è poi il legame tra chimica e alchimia. Al contrario, fu all’origine dell’analisi e poi della sintesi chimica.
Ma chi onorare per la scoperta dell’ossigeno? Una sera di ottobre del 1774 Antoine Lavoisier venne a sapere che l’inglese Joseph Priestley, pastore della chiesa unitaria, aveva creato un gas inedito. Quella stessa settimana, a quanto si crede, gli arrivò una lettera di Carl Wilhelm Scheele, un farmacista svedese. Essa spiegava come sintetizzare l’elemento cruciale per la teoria che il francese andava elaborando, l’ossigeno fonte di vita. Ma Scheele e Pristley facevano rientrare la propria scoperta in una teoria illogica e sbagliata, quella del flogisto che Lavoisier intendeva demolire.
Che cosa fece Lavoisier con le scoperte di Priestley e Scheele? Ne riconobbe pubblicamente il merito ai loro autori? E che cos’è una scoperta in fin dei conti? Occorre capire bene ciò che è stato trovato?
Per rispondere a queste domande, nel 1777 i tre protagonisti sono invitati a Stoccolma da re Gustavo III, insieme alle rispettive signore (l’invito, come il retro-Nobel è farina del nostro sacco), le quali si ritrovano nella sauna o in salotto a parlare della propria vita e quella dei mariti.
Nel 2001, intanto, il comitato retro-Nobel indaga sulle affermazioni dei tre scienziati e ne valuta la veridicità, e le discussioni tra i membri rivelano quanto la scienza sia cambiata, o no, nei secoli trascorsi. Una giovane storica che inizialmente dovrebbe soltanto prendere nota delle deliberazioni, fa a sua volta una scoperta che lascia gli altri esterrefatti... E qui interrompiamo il riassunto della trama, per non svelare altro. La natura ambigua di una scoperta scientifica, l’importanza di arrivarci per primi, i conflitti morali che ne derivano sono i temi di Ossigeno, insieme al paradosso incarnato da due personaggi e messo in risalto da un terzo che non potrebbe essere più diverso. Lavoisier, rivoluzionario in chimica, è conservatore in politica e verrà ghigliottinato sotto il Terrore. Priestley, l’estremista costretto a lasciare l’Inghilterra perché ha appoggiato la Rivoluzione francese, in chimica è un conservatore. mentre Scheele vuole soltanto gestire la farmacia della cittadina di Köping e fare esperimenti una volta chiusa la bottega. È stato lui a ottenere per la prima volta dell’ossigeno in laboratorio ed è stato lui ad aspettare più a lungo che gliene venisse riconosciuto il merito. Nella scienza come sulla scena – ma questa non è una nostra scoperta – contano le dramatis personae.

Di Renzo Editore