il Messaggero, mercoledì 8 febbraio 2006, pag. 21

Djerassi: «Il sesso? Fatelo per piacere»

Federico Ungaro

DALLA pillola anticoncezionale al teatro il passo è tutt’altro che breve. Eppure, Carl Djerassi l’ha fatto. Diventato famoso nel 1951 per aver sintetizzato il primo ormone progestinico che poteva essere assunto per via orale, Djerassi ha avuto una vita accademica estremamente ricca. Poi, toccata la soglia dei 60 anni ha deciso di dedicarsi alla divulgazione scientifica. Con un certo successo visto che ha vinto il premio letterario Serono con Operazione Bourbaki (Di Renzo Editore, 2005) e ha prodotto opere teatrali di un certo rilievo. Ora è a Roma, per un incontro con Radio Tre Scienza in diretta, stamane alle 10,50 dal Teatro Palladium dell’Università Roma Tre.
Professor Djerassi, che cosa l’ha spinto a dedicarsi ai romanzi e alle opere teatrali?
«Fondamentalmente il fatto che il 99 per cento della gente è estremamente interessata alla scienza, ma gli scienziati non riescono a comunicare con loro, perché non sono abituati a parlare a chi non è scienziato come loro. Ecco allora che ho deciso di usare la narrativa per parlare di scienza, del suo impatto su problemi centrali nel mondo di oggi come la riproduzione assistita e per descrivere la vita quotidiana dei ricercatori».
E’ stato difficile il passaggio dal linguaggio scientifico a quello della letteratura?
«È stato un passaggio graduale, anche perché nei romanzi e soprattutto nelle opere teatrali bisogna basarsi sul dialogo, mentre un ricercatore tende a scrivere dei “soliloqui” con uno stile impersonale e standardizzato. Ammetto che l’aiuto della mia terza moglie, professoressa di letteratura inglese, è stato molto importante».
Il suo nome è rimasto legato alla pillola contraccettiva, eppure a 50 anni di distanza dalla sua commercializzazione non c’è ancora niente di nuovo in vista...
«È vero e questo dipende da almeno due fattori. Il primo è che le industrie farmaceutiche non investono su questo settore, per il semplice motivo che sono più interessate a trovare cure per le malattie che colpiscono gli anziani, che sono una parte consistente (e in crescita) della popolazione dei paesi occidentali. Il secondo è che le aziende temono di essere chiamate in giudizio, soprattutto negli Stati Uniti, per gli effetti collaterali di qualche contraccettivo e allora non lo vedono come un investimento sufficientemente appetibile».
Anche il famoso “pillolo”, la versione maschile della pillola, sembra essere in alto mare...
«Scientificamente basterebbero un paio di anni e sarebbe pronto. Ancora una volta i problemi sono dal punto di vista economico. Il maschio è fertile in qualsiasi fase della sua vita o quasi e bisognerebbe preparare sperimentazioni che durano decine di anni per capire quali sono gli effetti del pillolo nel lungo periodo. Del resto è molto più semplice farsi sterilizzare che assumere il pillolo».
Come?
«Senza rimanere scandalizzati, basta ricordarsi che in Cina i maschi del 50 per cento delle coppie sposate sono sterilizzati e negli Usa la percentuale è del 30 per cento. Credo che si vada verso una completa separazione tra sesso e riproduzione. Del resto presto le tecniche di fecondazione ci consentiranno di congelare sperma e ovuli e avere una gravidanza e quindi una nascita solo al momento desiderato. E allora il sesso diventerà solo piacere, esperienza e divertimento. Se ci pensa, è la stessa società a richiederlo: paternità e maternità vengono sempre più spostate in là nel tempo. E allora è meglio congelare gli ovuli e lo sperma da giovani per poi decidere con calma e coscienza quando avere un figlio».