Poligamia scienza mia

di Flavia Foradini per L'Espresso

La ricerca non ha limiti etici perché ne risponde solo chi la utilizza. Parla l'inventore della pillola anticoncezionale. E fiero teorico della promiscuita intellettuale. Colloquio con Carl Djerassi


Carl Djerassi ha 85 anni, ma possiede l'energia e il piglio di un trentenne, una personalita piu che versatile e un eloquio spumeggiante: in questa intervista, tra le altre considerazioni raccomanda la promiscuita, la poligamia intellettuale e la curiosita, come strumenti per scoprire mondi nuovi e come modi di vita vincenti.

Chimico di mestiere, e passato alla storia come l'inventore della pillola anticoncezionale. Oggi e uno dei grandi vecchi che hanno da insegnare questioni di etica ma anche di estetica e che hanno uno sguardo sull'Europa da americano e sull'America da europeo. Insomma, un signore da sentire e da cui imparare. Djerassi non si nega agli allievi di ogni tipo. Sfreccia tra Europa e America tenendo conferenze, inaugurando mostre e presentando i propri libri, con cui cerca di divulgare i temi portanti della scienza. Ma non e solo uno scienziato.

E anche scrittore: per l'editore Di Renzo e appena uscita in Italia l'ultima parte della sua tetralogia narrativa, 'Il seme di Menachem', iniziata negli anni Ottanta con 'Il dilemma di Cantor'. E in inglese e tedesco e di qualche settimana fa la presentazione della sua ultima commedia, 'Quattro ebrei sul Parnaso'. La sua passione per le lettere risale agli anni Novanta, quella per l'arte invece agli anni Sessanta. Djerassi e infatti uno dei maggiori collezionisti di Paul Klee. I quadri di altri artisti che possedeva li ha invece venduti per avviare, alla fine degli anni Settanta, il Djerassi Resident Artist Program, con cui nella sua citta di adozione, San Francisco, accoglie e sostiene artisti, musicisti e scrittori.

La sua patria natia e l'Austria, da dove fuggi nel 1938 dopo l'annessione del Paese da parte di Hitler, verso il porto sicuro degli Stati Uniti. Oggi e professore emerito di chimica organica dell'Universita di Stanford e alle sue spalle ha decenni di insegnamento, tre matrimoni, una ventina di lauree ad honorem. L'ultima sua impresa: la donazione al Museo Albertina di Vienna di meta della sua collezione di opere di Klee, in mostra fino al 10 agosto col titolo 'Giochi di Forme'.

Professor Djerassi, cominciamo dalla sua carriera di scienziato. Nel mondo lei e conosciuto come il padre della pillola.
"Semmai sono la madre della pillola. I chimici sono la madre, i biologi il padre. La scienza e un fatto d'équipe. Non mi piace che si dica che sono l'inventore della pillola. Io sono stato uno degli inventori".

A distanza di quasi mezzo secolo dalla sua introduzione sul mercato (la Food and Drug Administration ne ha autorizzato la commercializzazione nel 1960) qual e il piu importante aspetto della pillola anticoncezionale?
"Ovvio: ha separato la sessualita dalla riproduzione. Ha dato alla donna la possibilita di scegliere quando diventare madre senza nemmeno dirlo al proprio partner. Ma c'e anche un aspetto negativo".

Qual e?

"Che e comoda. Cento milioni di donne nel mondo si sono assunte la responsabilita della contraccezione, e questo a me non piace. Sarebbe meglio se la prevenzione venisse fatta assieme dalla coppia. Pero la pillola per l'uomo non c'e e quindi bisogna usare i mezzi a disposizione".

E la pillola del giorno dopo?

"E ideale per chi si e dimenticato di fare contraccezione. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanita, il 50 per cento dei concepimenti e inaspettato e il 15 per cento delle nascite indesiderate. Nel mondo avvengono ogni giorno decine di migliaia di aborti illegali, soprattutto nei paesi cattolici. Bisognerebbe riflettere su questo fatto".

La sessualita 'nell'epoca della riproducibilita tecnica', per parafrasare un celebre saggio del filosofo Walter Benjamin nonché il titolo di una sua commedia, come sta per diventare?

"Se la pillola ha reso possibile la sessualita senza riproduzione, l'inseminazione artificiale permette la riproduzione senza sessualita. Quest'ultima variante per ora e usata in caso di problemi di fertilita, ma credo che in futuro se ne avra un uso piu ampio. Una donna dopo i 35 anni ha ancora un utero ben funzionante, ma le ovaie gia lavorano meno bene. Si potranno congelare ovuli giovani e poi ce li si fara impiantare se si vorranno figli dopo quell'eta. E un'opzione importante".

Sta dicendo che scomparira il sesso, come lo conosciamo oggi, come passione, come riproduzione?
"Il fatto importante e che stanno cambiando i rapporti di forza. Benché l'uomo in realta abbia da sempre un ruolo molto piccolo nella riproduzione, un tempo era lui a decidere se cominciare un rapporto, se e come portarlo avanti, se e come demolirlo. Oggi le donne possono scegliere chi sara il padre dei loro figli".

Quali sono i limiti della contraccezione?

"Non ce ne sono".

E la pillola per l'uomo?

"Un problema fondamentale nell'affidare la contraccezione solo all'uomo e che una donna penserebbe sempre: 'Ma avra preso la pillola?'. Perché e lei che resta incinta. Ucciderebbe il sesso".

Uno scienziato, o semplicemente una persona credente, risponderebbe a tutto quello che lei finora ha detto: ma Djerassi ha mai preso in considerazione l'etica?

"L'etica non e né eterna né universale. L'etica e una cosa relativa, cambia col tempo e a seconda dei luoghi. E nella scienza la ricerca non deve niente all'etica, perché non si sa cosa si va a scoprire".

Sta dicendo che la scienza e separata dalla morale? Lo dice lei vittima del nazismo?

"No. L'etica e fondamentale. Ma solo nella applicazione della scienza. In quel campo e necessaria una coscienza vigile".

Non e un'affermazione che sposta la responsabilita dagli scienziati a valle, ai militari, o alle case farmaceutiche, per esempio, che sono tra i primi beneficiari dello sviluppo dei prodotti della scienza?

"I militari usano solo una piccola parte delle scoperte scientifiche e le case farmaceutiche sono teoricamente la cosa migliore che esista. Non bisogna focalizzarsi sugli abusi. Il motivo del profitto c'e ovunque, viviamo in un sistema di capitalismo che comprende tutto, il latte, la carta igienica, le scarpe. Non e giusto prendersela solo con le case farmaceutiche. Anche le religioni dicono da sempre che non bisogna uccidere, ma nei secoli le guerre piu sanguinose sono state mosse per religione e glorificando la morte".

Il cortisone ci ha liberati (in parte) dalla sofferenza; la pillola dalla sessualita solo riproduttiva. Erano invenzioni legate a una visione di progresso. Oggi, invece, quando si pensa al futuro si prefigurano catastrofi indotte dalla scienza. E una mancanza di fiducia giustificata?

"Per la guerra in Iraq, per la questione jugoslava, per i problemi tra sciiti e sunniti, per la salvaguardia della democrazia, la scienza non puo fare niente. E come per la riproduzione, che e da decenni il mio maggiore ambito di azione. C'e un 'hardware', che sono i metodi di contraccezione, e c'e un 'software', che sono le condizioni culturali, psicologiche, antropologiche, politiche. Se l'hardware e buono, ma il software e pessimo, c'e un problema, e viceversa. La scienza funziona nero su bianco, le altre componenti del 'software' sono piu complicate. Prendiamo l'obesita: la scienza dice che e uno dei maggiori problemi del mondo di oggi. Pero siamo in democrazia e non si puo proibire a nessuno di essere sovrappeso".

Vuol dire che la democrazia puo essere un ostacolo per la scienza?

"No, vuol dire che anche la democrazia e un software complicato".

E i grandi sogni dell'umanita sono impulsi importanti per la scienza?

"Teoricamente si, ma la verita e che solo la curiosita personale muove la scienza. Quella dei ricercatori e una curiosita quasi libidinosa, scoprire qualcosa e come un orgasmo, breve anche come un orgasmo, pero fantastico".

Cosa raccomanda alle nuove generazioni?

"La poligamia e la promiscuita intellettuale. Klee era un poligamo dal punto di vista intellettuale ed e questo che mi piace di lui, per questo colleziono le sue opere. La nostra formazione universitaria invece e monogama. Si scava sempre piu in profondita in segmenti sempre piu piccoli. Si vede l'albero, ma non il bosco".

Sta auspicando un ritorno all'umanesimo?

"Si, ma non e piu possibile l'umanesimo di una volta. Oggi il sapere e immenso. Nella chimica sono successe piu cose negli ultimi 20 anni che in tutta la storia precedente. Uno studioso deve leggere cosi tanto per tenersi aggiornato, da non avere tempo di leggere nient'altro. Negli Stati Uniti in tutte le maggiori universita non sei nessuno se non passi tutte le tue sere e tutti i tuoi fine settimana in laboratorio. Per questo le donne sono poche nella ricerca, perché loro non vogliono rinunciare a tutto il resto. E raccomando anche la promiscuita dal punto di vista umano, sposarsi solo quando si e provato e confrontato. Perché questo permette la monogamia".

Una domanda personale: si e riconciliato con Vienna e con la sua storia?
"Non completamente. Quando uno lascia un Paese non perché vuole, ma perché lo buttano fuori, non puo dimenticare. Per 50 anni non ho parlato tedesco. Adesso pero c'e un'altra generazione. E poi le racconto un fatto personale, che ha una valenza etica, estetica, politica. Ero a Vienna nel 2003 quando il museo Albertina venne riaperto dopo il restauro. Ebbi un'ottima impressione del direttore Klaus Albrecht Schröder. L'Albertina non aveva opere di Klee, cosi pensai di fornire un mio contributo alla collezione. Un anno prima avevo messo in mostra la mia raccolta vicino a Vienna e il cancelliere Wolfgang Schüssel aveva tenuto un discorso che mi aveva fatto capire che sapeva davvero chi era Klee. A quel punto ho pensato: non sono sicuro che George Bush saprebbe nemmeno pronunciare il nome Klee. Vede, la mia disillusione rispetto al presidente americano e tale che quando vado in giro in Europa uso il passaporto austriaco. Nel 2005 gli austriaci mi hanno dedicato un francobollo".

Ha ritrovato la patria?
"No, le ferite restano. Ho dei luoghi dove abito, molto importanti, come San Francisco, la citta in cui ho vissuto a lungo, tanto che ho donato l'altra meta della collezione di Klee allo SfoMa il San Francisco Museum of Modern Art. O come Londra. Pero continuo a parlare sia il tedesco che l'inglese con un accento straniero, la qual cosa ha un vantaggio: ti evita sentimentalismi".